Nessun articolo nel carrello

Tra complicità e impunità, in Libano come a Gaza: Israele devasta per annettere

Tra complicità e impunità, in Libano come a Gaza: Israele devasta per annettere

«La strategia israeliana in Libano è la stessa adottata a Gaza e degenerata in un genocidio, mentre il cessate il fuoco resta solo teorico. Dalla sua entrata in vigore (il 17 aprile) 600 persone sono state uccise, 10.000 case distrutte o danneggiate, e solo nei primi quattro giorni è stato violato 220 volte. Anche a Gaza dallo scorso 10 ottobre si contano almeno 850 vittime civili, che vanno ad aggiungersi alle oltre 72 mila causate dal 2023, tra cui oltre 20 mila bambini».

Un dossier appena pubblicato (maggio 2026) da Oxfam, dal titolo Gaza Playbook in Lebanon, denuncia come l'esercito israeliano stia applicando nel Libano meridionale e nella regione della Beqaa (definito da molti l’“orto del Libano”) la medesima strategia militare (playbook) già impiegata nella Striscia di Gaza. Al centro del rapporto la sistematica distruzione di infrastrutture civili vitali per la popolazione libanese, in aperta e impunita violazione del diritto internazionale e delle Convenzioni di Ginevra. Nel suo dossier, Oxfam documenta attacchi indiscriminati contro reti idriche (con decine di acquedotti, serbatoi e stazioni di pompaggio colpiti in pochi giorni), centrali elettriche e ponti: attacchi che privano intere comunità di acqua potabile, servizi igienici e cibo, e rendono inabitabili le regioni colpite. Le autorità libanesi denunciano che sono decine di migliaia le abitazioni rase al suolo e oltre un milione di sfollati. Oxfam lancia un forte allarme sul rischio di gravi epidemie e accusa la comunità internazionale di complicità a causa del silenzio e dell'impunità concessi a Israele, chiedendo un cessate il fuoco immediato e incondizionato.

Commenta Paolo Pezzati (portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia) che «in Libano, come a Gaza, civili innocenti continuano ad essere uccisi ogni giorno, mentre il costo stimato per la ricostruzione e la riparazione dei danni causati dal conflitto a partire dal 2023 ha già giù superato i 14 miliardi di dollari, senza contare l’impatto dell’ultima escalation. Facendosi scudo del diritto all’autodifesa e di un’accondiscendente complicità internazionale, Israele continua a commettere ogni tipo di violazione del diritto internazionale umanitario e degli accordi di tregua, privando la popolazione delle proprie case, dei servizi essenziali e dei mezzi di sussistenza».

Come dimostrano le immagini satellitari, la demolizione quotidiana e continua dei villaggi e lo sradicamento delle comunità alle quali non è consentito il ritorno – nonostante il cosiddetto “cessate il fuoco” in vigore da oltre un mese – fanno parte di una «strategia di annessione» ben precisa da parte di Israele, spiega il dossier: «L’occupazione brutale e sistematica di parti sempre più ampie di territorio libanese» è il «modus operandi “formalizzato” a Gaza con la definizione della cosiddetta “linea gialla” di demarcazione delle aree controllate direttamente da Israele. Un “confine” arbitrario che viene spostato di continuo e che ormai comprende il 64% della Striscia, impedendo a centinaia di migliaia di palestinesi di tornare alle proprie case o a ciò che ne resta».

La linea gialla libanese era identificata originariamente con il fiume Litani, spiega Oxfam, «con l’obiettivo di separare il sud dal nord del Paese, ma dopo il cessate il fuoco è stata dichiarata un’ulteriore zona cuscinetto, che ha spostato ulteriormente il confine di ingerenza».

Di questa strategia fa parte anche la devastazione duratura delle terre agricole, necessarie per la sussistenza delle comunità: «Se a Gaza sono stati distrutti o resi inaccessibili quasi tutti i terreni agricoli e abbattuti 1 milione di ulivi – si legge nella nota di Oxfam Italia – in Libano il Ministro dell’ambiente ha accusato Israele di aver lanciato attacchi che hanno causato ingenti danni ambientali e agricoli, anche alla luce delle ripetute segnalazioni di uso illegale di fosforo bianco, i cui livelli sono 400 volte superiori a quelli prebellici. Uso che in aree densamente popolate costituisce un crimine di guerra».

Conclude Paolo Pezzati: «È ormai dall’ottobre del 2023 che i vertici militari israeliani hanno espresso chiaramente la loro intenzione di replicare in Libano quanto fatto a Gaza: annettere territori nella più totale impunità e con la complicità di molti Stati. Lanciamo un appello urgente perché si arrivi ad una tregua permanente, che non sia solo di facciata. Israele deve essere chiamato al più presto a rispondere delle violazioni del diritto internazionale commesse, impedendo l’accaparramento di territori e il disprezzo dei diritti fondamentali di civili inermi».

Consulta il rapporto!

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.