Verso un'economia di pace e sostenibilità: 5 organizzazioni chiedono una tassa su armi e fossili
Un appello a «tassare i profitti delle aziende fossili e delle armi», come unica soluzione per «per prevenire la crisi economica, sociale ed ambientale», è stato inviato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, agli altri rappresentanti del governo, ai ministri e ai segretari dei principali partiti in Parlamento da un cartello di 5 organizzazioni pacifiste e ambientaliste, rappresentante da Chiara Campione (direttora esecutiva Greenpeace Italia ETS), Stefano Ciafani (presidente nazionale Legambiente), Alfio Nicotra (coordinatore dell’esecutivo di Rete italiana Pace Disarmo), Giulio Marcon (portavoce della campagna Sbilanciamoci!) e Alessandra Prampolini (direttrice generale WWF Italia).
Spiegano i firmatari della lettera che «il contesto globale è affetto da gravi crisi geopolitiche», ambientali e sociali che, da un lato uccidono e costringono alla fuga intere comunità, mentre dall’altro provocano ripercussioni sociali ed economiche con un forte impatto sui cittadini e sulle cittadine di tutto il mondo. Greenpeace Italia, Legambiente, Rete italiana Pace Disarmo, Sbilanciamoci e WWF Italia chiedono ai leader politici di «tassare i profitti derivanti dai settori responsabili della crisi climatica e che stanno facendo profitti sulla instabilità globale».
Mentre queste grandi società traggono profitti da capogiro da questa situazione di crisi, «non possiamo continuare ad ignorare la crisi climatica e a non investire in rinnovabili e adattamento». Il riscaldamento globale produce danni crescenti all’economia e alla salute umana (in Europa, circa 62.000 decessi nel 2024). «Il cambiamento climatico potrebbe causare oltre 2,3 milioni di decessi legati alle temperature in 854 città europee entro il 2099», lancia l’allarme l’appello, ma «il 70% di questi decessi potrebbe essere evitato se si agisse rapidamente per effettuare la transizione, ridurre le emissioni e intraprendere misure di adattamento».
Secondo i firmatari è arrivato il momento di ricostruire «un’economia di pace che punti su diritti e sostenibilità: servizi pubblici, decarbonizzazione, welfare e sanità, tutela degli ecosistemi, non sulla corsa al riarmo. Punto centrale è la sicurezza energetica reale e concreta, che passa solo attraverso le fonti rinnovabili, non dai combustibili fossili». La lettera chiede che a pagare questa transizione siano proprio quelli che da guerre e crisi traggono profitto: «In Italia una tassa sugli extra profitti del comparto fossile e delle armi garantirebbe un extra-gettito di circa 4,5 miliardi di euro all’anno che potrebbero finanziare la transizione, scoraggiando al contempo ulteriori nuovi investimenti nel settore dei fossili».
Nella loro lettera alla politica italiana, le organizzazioni chiedono in particolare: 1) «La realizzazione di un pacchetto solido a breve termine per proteggere i consumatori dagli aumenti dei prezzi guidati dalle aziende e dalla speculazione nei mercati dell'energia, del cibo e degli alloggi, che abbia al suo centro l'attenzione al costo della vita delle famiglie a basso reddito; ciò dovrebbe essere completato da interventi di politica climatica a lungo termine per proteggere le persone da futuri shock dei prezzi»; 2) «Una tassazione strutturale e permanente dei profitti delle compagnie di
combustibili fossili e l'utilizzo dei benefici per alleviare la povertà energetica, garantendo così che i finanziamenti privati si spostino verso le rinnovabili poiché i combustibili fossili rendono meno»; 3) «Una tassazione strutturale e permanente dei profitti dell’industria militare e l’utilizzo dei benefici per finanziare il Sistema Sanitario Nazionale, garantendo così che parte delle ingenti risorse pubbliche impiegate nelle armi possano essere investite per migliorare la vita delle persone»; 4) «Che questa tassazione non alimenti ulteriormente gli ingenti sussidi ambientalmente dannosi, ma sia realmente adoperata per finanziare la transizione energetica, il welfare, la sanità e per contrastare la povertà energetica».
* Foto di Jakub Żerdzicki su Unsplash
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