Un coraggio da Leone
Cari amici,
l’altro luogo della Terra dove si rischiò una corruzione gravissima della convivenza umana, e che invece si risolse in un magnifico arricchimento dell’umanità nella sua avventura terrena, fu nella pianura del Sennaar, in Mesopotamia, quando quelli che vi si erano stabiliti, immigrati dall’Oriente, dissero: “facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco, servendoci del mattone come di pietra e del bitume come di malta, e costruiamoci una città e una torre la cui cima tocchi il cielo”. E man mano che la costruzione saliva, se un operaio cadeva dall’alto e moriva, nessuno se ne preoccupava, ma se si rompeva un mattone facendo ristagnare i lavori, tutti facevano un grande pianto per la perdita di ricchezza e si continuava a costruire con dolore. Allora il Signore scese a guardare la città e vide che questa non era una cosa buona, e confuse le lingue e sparse gli uomini su tutta la Terra, così che ne venne un grandissimo bene perché con le lingue si moltiplicarono le culture le tradizioni e le storie, e tutta la Terra fu colonizzata e abitata mostrando la sua varietà e magnificenza. E questo si chiamò Babele.
Molti millenni dopo, nella Silicon Valley, in California, quelli che vi si erano stabiliti, immigrati dall’Oriente europeo, dissero: “Perché ci dobbiamo contentare di ciò che l’intelligenza umana può fare ed è riuscita a fare sin qui, ruote e generatori di energia, grattacieli e cattedrali, ponti ed aeroplani, mosaici e sculture, libri e TV? Perché coartare l’arbitrio con la morale, condizionare la libertà con l’amore, indebolire il pensiero ammettendo che ne esista uno anche femminile, perché drenare soldi e ricchezze per fare ospedali e scuole invece che accumulare capitali sovrani e armi sempre più universalmente letali? Facciamoci dunque una intelligenza artificiale tutto cervello e niente cuore, tutta calcolo e niente dono, tutta maschile e niente più ingombro di fantasie femminili, tutta ricordi e niente fantasie, una intelligenza che pensi solo ciò che già è stato pensato, che scriva solo ciò che già è stato scritto, ma che in pochi secondi metta in mano a tutti tutto ciò che è nei magazzini, una intelligenza artificiale che dà per scontato il limite cui può giungere quella naturale, che capitalizzi tutto il pensiero e la scienza e l’arte che hanno abitato la Terra fin qui. Facciamo armi che nessuna coscienza umana debba più misurare e controllare e facciamone il primo esperimento a Gaza così che non ne resti pietra su pietra né un bimbo al seno delle madri, facciamo guerre che non sia più possibile disimparare, come voleva Isaia, lasciamo che salti il chiavistello che ferma le acque del mare, che sia inquinata l’atmosfera che modera i venti, rotto il termometro che misura il calore, sia sfruttata fino al midollo la Terra, tanto poi ci trasferiremo su Marte”.
Allora il Signore tornò a guardare la città e vide che c’erano milioni di uomini donne e giovani che ne prendevano le difese, che invadevano le piazze e solcavano i mari per dire no al genocidio, e vide che era cosa buona, e mandò un Papa per confermarli e incoraggiarli, mite e umile di cuore. E quel Papa che veniva dall’Occidente, dal Perù dove era stato disperso, aveva capito come si ricostruiscono con nuovi legami case strade e famiglie inghiottite dal fango, e disse nella sua stessa lingua al tiranno che devastava la Terra che lui non ne aveva paura, e che quello non poteva minacciare di far sparire civiltà intere e patrocinare genocidi, che la pace doveva essere disarmata e disarmante.
E sulla tecnologia disse che anch’essa deve essere disarmata: non ha respinto, non ha diffamato, non ha ripudiato la tecnica, ma l’ha rimessa dentro l’umano, ne ha fatto anzi la struttura portante di questa “magnifica humanitas”, a cui ha dedicato la sua prima enciclica, rivendicata come “leonina”, per allusione all’altro Leone, ma a patto che a gestirla sia una tecnologia non violenta.
E per dimostrare che questo è possibile, per scrivere la sua enciclica il Papa ha messo gli occhi sulla Silicon Valley, dove le industrie tecnologiche americane hanno costruito una “Torre digitale” per connettere il mondo, ma soprattutto per controllarlo e governarlo, considerandolo ormai perduto per la democrazia, e oggetto di un colpo di Stato permanente, come dicono gli analisti che ci mettono in guardia contro questo criptofascismo planetario digitale. Ma lì papa Leone nella Silicon Valley non ha visto solo la Palantir di Peter Thiel che era venuto a Roma poco prima di Pasqua per snidare “l’Anticristo”. La Palantir è l’azienda che ha fatto le sue prove a Gaza, a Minneapolis, e nel tracciamento degli immigrati che Trump vuole deportare dall’America. Papa Leone ha trovato invece l’“Anthropic” fondata dall’italiano Dario Omodei e da Christofer Olah, che aveva contratti miliardari con il Pentagono ma che, visto l’uso che il Pentagono ne faceva, ha rotto con esso dicendo di non volere che la sua Intelligenza Artificiale fosse usata per gestire le nuove armi e le operazioni militari, “dettando così, ha strillato Trump, come il nostro grande esercito deve combattere e vincere le guerre”. Ebbene, proprio Christofer Olah papa Leone ha invitato a partecipare alla presentazione dell’enciclica Magnifica Humanitas nell’Aula nuova del Sinodo, ieri in Vaticano, e gli ha chiesto di fare un discorso sulla sua esperienza dell’Intelligenza Artificiale, cosa che Olah ha fatto, come uno dei più autorevoli studiosi al mondo nel campo dell’interpretabilità dell’intelligenza artificiale, cioè del tentativo di comprendere davvero il funzionamento interno dei sistemi di Intelligenza Artificiale più avanzati. Il lavoro di Olah mira appunto a rendere “leggibili” le decisioni delle macchine, in un’epoca in cui gli algoritmi diventano sempre più potenti ma anche sempre più imprevedibili e tali da sfuggire al controllo, proprio come gli “anomoi”, i “senza legge” nei cui confronti ben in anticipo ci aveva messo in guardia san Paolo.
Come osserva Marco Baratto nel sito “gli Stati generali”, questa “non è soltanto una questione tecnica, è una questione etica, politica e persino antropologica. Capire come ragiona una macchina significa capire quanto controllo l’essere umano riesca ancora ad avere sulle tecnologie che produce”.
Ma ancora di più la questione è di riconoscere il coraggio di papa Leone XIV, che giunge fino a questo punto nella sua sfida a Trump, fino a dare visibilità, davanti al mondo intero, a un interprete non alienato delle nuove tecnologie, coinvolto in uno scontro con Trump che ne fa il simbolo di una radicale alternativa tra due mondi possibili.
Davvero si può dire, come altre volte abbiamo notato, che il caso, o la Provvidenza, hanno fatto sì che il primo Papa americano della storia si ergesse contro il primo Antipapa americano della storia.
Nel sito pubblichiamo l’articolo di Marco Baratto su Christofer Olah, un articolo di Raniero La Valle sul Fatto quotidiano di oggi, “Ormai Israele parla solo con il 'Dio della guerra'”, e l’enciclica di papa Leone XIV “Magnifica Humanitas” https://www.primaloro.com/2026/05/26/anthropic-e-papa-leone/.
Con i più cordiali saluti,
da “Prima Loro” (Raniero La Valle)
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