L’ospitalità negata: l’immigrazione
Tratto da: Adista Documenti n° 21 del 06/06/2026
Qui l'introduzione a questo testo.
Tra i pettegolezzi e le chiacchiere riportati dai mass media – e che quotidianamente allietano anime semplici ma anche immature – un particolare interesse dovrebbero suscitare quegli avvenimenti e quelle persone che sono vittime di soprusi, crudeltà, cattiveria di ogni genere e anche quelle che incolpevolmente hanno subito seri danni e anche irreparabili. Nella sequenza descrittiva degli avvenimenti difficilmente è riscontrabile una valutazione, positiva o negativa, sia di stampo laico che religioso, in grado di fornire un indispensabile orientamento al lettore o allo smanettone.
Il cimitero di Lampedusa è pieno di migranti che hanno tentato di raggiungere le coste della Sicilia, e quindi dell’Europa, nella speranza di trovare una normale e adeguata sistemazione di vita. Di recente la tumulazione di una neonata ha commosso chi aveva tentato di sottrarla alla morte come la soccorritrice del 118: «Una bambina stupenda, bellissima. Quando abbiamo confermato alla madre che era morta, ha avuto un crollo. Ci siamo occupati della piccola con amore, l’abbiamo pulita e poi portata alla camera mortuaria. È stato un inverno terribile, pieno di morti. Ormai partono in condizioni terribili pur di non beccare i controlli… La morte di questa piccola ci ha colpito profondamente». Il parroco di Lampedusa nell’affermare che quella morte «ci stravolge e ci interroga ancora una volta» ha ricordato il monito di Papa Francesco: «Che non si ripeta mai più», auspicando che «lo stesso farà certamente papa Leone… quando arriverà nel mese di luglio».
Il razzismo è un peccato!
In una dichiarazione del 2017, quando a Charlottesville uomini e donne bianchi manifestarono con slogan razzisti e antisemiti, il card Sean O’Malley dichiarò: «Il razzismo è il peccato originale del nostro Paese, una ferita che richiede cure continue. Non ci possono essere equivoci. Il razzismo è un peccato. La supremazia bianca è un peccato. Il neonazismo è un peccato».
Tra i tanti peccati, seri e inutili, quello del razzismo non è stato sufficientemente annoverato tra le mancanze contro la carità. Se lo si deve annoverare tra i peccati più abietti, la spiegazione della sua presenza ci deve indurre a considerarlo non come una disposizione acquisita, ma strutturale.
Un gruppo di eticisti, in una dichiarazione del 14 agosto 2017, ha manifestato il proposito di sottoporre «il meglio delle nostre tradizioni a un esame di coscienza ecclesiale e sociale dove la retorica e gli atti di odio contro particolari gruppi possano essere pubblicamente denunciati come peccati gravi e ingiustizie».
L’odio genera il razzismo.
In un prezioso saggio, Il gesto di Caino, lo psicoanalista Massimo Recalcati, nell’analizzare i motivi che indussero Caino a sopprimere il fratello Abele, afferma che nei rapporti umani l’amore è preceduto dall’odio. Nell’analizzare il testo biblico l’Autore scrive che la spinta indomita è proprio quella dell’odio. Bisogna distruggere l’Altro considerato sede della nostra alienazione. Il fratello è oggetto di odio e per questo bisogna eliminarlo. Con la soppressione di Abele scompare la presenza limitativa del proprio ego e in tal modo l’assenza dell’Altro mi pone in una situazione di supremazia.
La ripetizione del gesto di Caino ha avuto nella storia dell’umanità una continuità regolare e anche sistematica. I tentativi, in parte riusciti, di annullare con la violenza la pluralità delle lingue, delle razze, delle religioni e dei costumi, sono documentabili e il negarli è da ingenui oltre che da insipienti.
I sentimenti di ostilità, propri di soggetti incattiviti, sono seguiti quasi logicamente e istintivamente dal meccanismo del capro espiatorio. Quando si individua il nemico esterno, stimato foriero di tutti i mali, bisogna espellerlo perchè in tal modo verranno eliminati tutti i mali di cui soffre la società, sia di ordine economico che politico.
In tal modo è soprattutto assicurata la difesa della razza. Per l’espulsione ogni mezzo è lecito e se non è consentito ricorrere alla violenza si può raggiungere il fine manovrando la leva del potere tramite una idonea legislazione.
Guai a quelli che fanno decreti iniqui
Non sono mancate nel corso della nostra storia millenaria leggi fatte contro i poveri. Già il profeta Isaia, nell’ottavo secolo a. C. aveva denunciato, senza mezzi termini, le ingiuste leggi che il potere politico e giudiziario adottava e promuoveva: «Guai a coloro che fanno decreti iniqui e scrivono sentenze oppressive» (Is 10,1).
A distanza di secoli l’utilizzo di leggi ingiuste non ha cessato di esistere e non solo per quantità ma soprattutto per qualità.
Particolare attenzione il nostro legislatore, ma in negativo, ha avuto nei riguardi degli emigranti, sia quando stanno per toccare il “sacro suolo italico” che quando risiedono temporaneamente per una ulteriore emigrazione o in attesa del permesso di soggiorno. La normativa migratoria risulta, per i continui aggiustamenti mai definitivi, talmente caotica e contradditoria da far uscir di senno l’interessato indagatore che volesse aver una qualche minima cognizione in materia.
Come se non bastassero i reali pericoli affrontati nell’attraversare un mare spesso insidioso, dove il numero dei naufragi non è quantificabile, la vita dell’emigrante diventa ancora più difficile a causa di una legislazione creata in oltre 26 anni e in gran parte finalizzata a ostacolare l’ingresso nel territorio italiano e quindi una regolare e pacifica sistemazione. Sono, come molti giuristi hanno notato, capestri normativi e pieni di adempimenti burocratici, tali che ottenere difficilmente quel che al profugo spetta come persona risulta quasi difficile se non, in certi casi, impossibile.
La riprova la si può desumere dal sistematico annullamento, da parte del potere giudiziario, di leggi pasticciate e incostituzionali varate in odium erga migrantes. Il nostro apparato governativo, insoddisfatto delle bocciature relative al trasferimento dell’emigrante in terra d’Albania, è tornato alla carica. È in cantiere un altro disegno di legge, quello approvato l’11 febbraio 2026 che, per lunghezza e complessità dovrebbe essere definito “codice dell’emigrante”.
La lettura di questo testo è da capogiro a causa degli innumerevoli rimandi a leggi e decreti non facilmente consultabili e che per oscurità sarà ancora una volta, se approvato, soggetto a difficoltà applicative e agli inevitabili abusi di potere da parte di coloro cui incombe l’obbligo di farne osservare le disposizioni.
Un primo giudizio, da condividere, è stato espresso da Serena Chiodo secondo cui quel disegno di legge non è altro che «… un impianto punitivo… in cui l’immigrazione è ancora considerata non un fenomeno da gestire, ma una minaccia alla sicurezza nazionale. Il tutto, si pone in contrasto con gli obblighi di diritto internazionale, come quelli sul soccorso in mare o sull’accesso a un esame individuale delle domande d’asilo».
Anche Amnesty International Italia lo ha criticato perché «mette insieme norme per il contrasto alla criminalità comune e “norme bandiera” che risultano, nel modo in cui attualmente scritte, di difficile attuazione ed efficacia, di dubbia costituzionalità, inclini a essere usate in modo arbitrario e comunque destinate, nelle intenzioni dei proponenti, a restringere ulteriormente gli spazi di libertà e di manifestazione».
Una norma vessatoria – al limite della costituzionalità – riguarda l’interdizione temporanea dell’attraversamento delle acque territoriali della frontiera marittima (è l’art 2 del citato disegno di legge). Per semplificare: a chi entra nelle acque territoriali italiane a bordo di imbarcazioni, l’attraversamento può essere interdetto, con delibera del Consiglio dei ministri – è un provvedimento amministrativo, quindi non meravigli se verrà utilizzato arbitrariamente –, o per minaccia grave concretandosi in atti di terrorismo o per pressione migratoria eccezionale e anche per emergenze sanitarie di rilevanza internazionale.
In questi casi i migranti possono essere condotti in Paesi terzi (nel nostro caso in Albania), e se la delibera non è stata osservata si applica al trasgressore una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000 e, nel caso di reiterazione, una sanzione amministrativa accessoria della confisca dell’imbarcazione e il conseguente sequestro cautelare. Ecco come il buon samaritano viene punito per aver prestato soccorso al bastonato pellegrino.
La voce di papa Francesco e di papa Leone
In Fratelli tutti, al n. 37, papa Francesco aveva denunciato come alcuni regimi politici populisti sostenevano di evitare a ogni costo l’arrivo di persone migranti non tenendo conto che molti sono costretti a fuggire a motivo della guerra, delle persecuzioni e delle catastrofi naturali. Nella stessa enciclica il papa auspicava la progressione verso un ordine sociale e politico la cui anima doveva essere la carità sociale.
All’udienza del 28 agosto 2024 non ebbe alcuna esitazione nell’affermare che «Del Mediterraneo ho parlato tante volte, perché sono vescovo di Roma e perché è emblematico: il mare nostrum, luogo di comunicazione fra popoli e civiltà, è diventato un cimitero. E la tragedia è che molti, la maggior parte di questi morti, potevano essere salvati. Bisogna dirlo con chiarezza: c’è chi opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti. E questo, quando è fatto con coscienza e responsabilità, è un peccato grave».
Anche papa Leone è più volte intervenuto denunciando gli abusi verso i migranti vulnerabili. Gli Stati, ha dichiarato, anche se hanno il dovere di proteggere i propri confini , non possono adottare misure disumane per trattare questi «indesiderabili» come se fossero spazzatura (discorso del 23 ottobre 2025).
Ma quali sono i confini da proteggere? Papa Francesco, in una intervista dell’agosto 2019, nel criticare populismo e sovranismo, riferendosi ai flussi migratori con chiarezza dichiarò: «Vanno seguiti dei criteri. Primo: ricevere, che è anche un compito cristiano, evangelico. Le porte vanno aperte non chiuse. Secondo: accompagnare. Terzo: promuovere».
*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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