Nuove tecnologie di guerra: un appello per fermare l'IA nelle "catene di uccisione"
Il 15 giugno scorso, oltre 200 organizzazioni pacifiste e singole personalità hanno sottoscritto una “Dichiarazione congiunta sull’intelligenza artificiale nella guerra”, dichiarandosi «profondamente allarmati» dall’uso massiccio e crescente dell’IA nella kill chain (catena di uccisione) militare, sistemi e tecnologie che sollevano enormi perplessità sui rischi per la responsabilità nella violazione dei diritti umani in contesti di guerra.
I firmatari – laici e cristiani, tra i quali Amnesty International, Campaign Against Arms Trade, Campagna “Stop Killer Robots”, Pax Christi Irlanda, Rete Italiana Pace Disarmo, Soka Gakkai International, Women’s International League for Peace and Freedom, World Council of Churches – chiedono alle aziende dell’hi tech e agli Stati di fermare fornitura e impiego di sistemi di IA destinati all’uso nelle kill chain militari (supporto alle decisioni, generazione di obiettivi, sorveglianza biometrica, archiviazione e analisi dei dati).
Si legge nell’appello che, «secondo notizie di stampa e dichiarazioni ufficiali del Dipartimento della Difesa, la rapida generazione di obiettivi tramite strumenti di IA ha consentito un aumento della velocità, della portata, dell’intensità e della forza distruttiva degli attacchi statunitensi contro l’Iran. Nelle prime 48 ore di attacchi, Israele e gli Stati Uniti avrebbero colpito quasi 2.000 obiettivi in Iran. Sebbene molto resti poco chiaro sul ruolo preciso svolto dai sistemi di IA in questi attacchi, le incursioni hanno avuto un impatto devastante sui civili e sulle infrastrutture civili».
Anche Gaza, si legge ancora, è stata utilizzata da Israele come laboratorio per sperimentare nuove tecnologie di guerra. «Non è la prima volta che vediamo la Palestina usata come laboratorio per metodi di guerra sperimentali e disumanizzanti, anche attraverso partnership tecnologiche aziendali con le agenzie militari israeliane. Microsoft, Google, Palantir e altre aziende tecnologiche potrebbero aver contribuito o consentito l’accesso del governo israeliano a sistemi di archiviazione, elaborazione e analisi di dati di massa che stanno favorendo la distruzione e il genocidio in corso a Gaza, che finora ha causato l’uccisione di almeno 72.000 palestinesi».
«Non è troppo tardi per cambiare rotta», dichiara la Rete Italiana Pace e Disarmo (RiPD), «ma la comunità internazionale deve agire con rapidità e determinazione perché la tecnologia sia al servizio delle persone, non della loro distruzione». La questione riguarda «direttamente anche l’Italia e l’Europa, chiamate a una posizione chiara sulla regolamentazione dei sistemi d’arma autonomi e sull’impiego militare dell’Intelligenza Artificiale, in coerenza con i principi costituzionali e gli impegni internazionali».
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