Vetrine e verità in frantumi
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 38 del 29/10/2026
Spesso si sente dire che la globalizzione accorcia le distanze fra gli esseri umani e li rende tutti abitanti di un unico villaggio mondiale. In realtà, questa globaliz-zazione imposta, prevalentemente economica e finanziaria, invece che ridurre aumenta il divario tra gli esseri umani e tra i popoli, invece che distruggere confini e abbattere frontiere innalza barriere che non sono valicabili per la maggior parte delle persone, crea dei muri invisibili relegando negli angoli della terra, dentro spazi di vivibilità angusta, miliardi di esseri umani. La globaliz-zazione camuffa da vetrine questi invisibili muri: come quelle delle ricche strade di opulente città, vetri-ne dietro le quali scintillano beni che non sono per tutti, e non si trat-ta di soli generi di lusso, ma di beni indispensabili alla vita: acqua, cibo, medicine, istruzione, ambiente vivibile, pace. Infrangere queste vetrine, abbattere i muri invisibili che dis-criminano gli esseri umani, dovrebbe essere un dovere!
Nelle ultime settimane, in diversi Paesi europei compresa l’Italia, si sono svolte numerose e partecipate manifestazioni legate tutte, in qualche modo, all’au-mento del costo della vita che si ripercuote sull’esistenza di tanti, troppi: studenti, autotrasportato-ri, agricoltori, pescatori, operai. Purtroppo una esigua minoranza di giovanissimi manifestanti, hanno attirato quasi tutta l’atten-zione dei media saccheggiando negozi e scontrandosi con le forze dell’ordine: la violenza, purtroppo, non è una novità nelle mani-festazioni, spesso non solo da parte dei manifestanti.
Perciò, il presidente Sergio Mattarella, dopo aver espresso soli-darietà alle forze dell’ordine, con la solita lucidità, ha dichiarato che «occorre un’analisi intelligente e approfondita» per le violenze con protagonisti tanti «soggetti inediti». Mentre il Capo dello Stato chiede-va “un’analisi approfondita”, si è aperto il sipario sul solito teatrino della politica: chi pretende di dare mano libera agli agenti, chi chiede l’invio dell’esercito nelle strade, chi vuole l’immediato arresto dei minori e l’allargamento delle carce-ri già strapiene. E poi si sforna subi-to l’ennesimo decreto sicurezza del governo, si cerca disperatamente il capro espiatorio mettendo da parte il garantismo, ci si accapiglia vergo-gnosamente tra esponenti di destra e di sinistra. E come sempre, stra-parlando delle violenze “inedite” o “tradizionali”, sono state silenziate le richieste della maggioranza dei manifestanti e oscurate le proteste pacifiche di autotrasportatori, agri-coltori e pescatori, permettendo al governo di sguazzare in questa confusione. Che abisso tra le richieste sagge del Presidente della Repubblica e la risposta immatura della maggioranza della classe dirigente italiana!
Perciò ho ripensato alla riflessio-ne di un anonimo cittadino su un episodio di violenza accaduto a Mercogliano dove sono parroco; “un’analisi attenta e approfondita” che fa vergognare chi si sofferma a litigare sul dito e non guarda la luna. L’episodio violento è accadu-to la notte di Capodanno di due anni fa, quando dopo una lite che non lo vedeva coinvolto, un giova-ne è stato accoltellato per “sbaglio”. Si chiamava Roberto. È morto dopo undici giorni di ago-nia. Al funerale c’erano centinaia di ragazzi “inediti”, arrabbiati e vendicativi. Qualcuno ha lasciato un foglio sull’altare che diceva:
«Chiedo scusa ai genitori di Roberto se mi rivolgo ai ragazzi. Cari ragazzi noi adulti non abbiamo saputo spiegarvi quale sia il piacere di vivere senza eccessi. Non vi abbiamo spiegato che la vita si materializza nelle sue espres-sioni semplici come può essere un bacio, un abbraccio, una canzone. Noi adulti siamo tutti responsabili di tutto. Dove vanno i nostri gio-vani? Che idea hanno della festa e dello svago? E quale mondo si pre-para per loro? Una serie di interro-gativi che questa bara coperta dai fiori bianchi non deve rimandare nelle risposte. Una serie di interro-gativi che dovrebbe portare le isti-tuzioni, compresa la Chiesa, a un atto penitenziale perché la colpa non è vostra, giovani. Ma è nostra! Se non abbiamo saputo insegnarvi l’arte di vivere, toglieteci la pater-nità. Non abbiamo diritto di chia-marvi figli! Cari giovani, i social non sono un idolo: sono solo delle rappresentazioni con il fascino della violenza. Non svendete la vostra giovinezza al primo luci-gnolo. A Mercogliano si respira aria tesissima perché si temono controffensive. Sarebbe un modo per non onorare questa morte».
Dopo il funerale non c’è stata nessuna vendetta, ma per la volontà e l’intelligenza dei genito-ri di Roberto, Cinzia e Gerry, molti di quei giovani “inediti” hanno costituito un’associazione che organizza eventi di beneficen-za in sua memoria.
Dopo gli scontri nelle manife-stazioni delle ultime settimane, molti politici si sono affrettati a pretendere una condanna senza “ma”, cioè senza chiedersi il per-ché delle violenze. Mi dispiace deluderli, ma io, dopo aver con-dannato le violenze, tutte le vio-lenze, rivendico il diritto al “ma”, senza per questo giustificare nes-suno! Come l’anonimo citato, voglio capire il perché di tanta violenza, il perché di tanti minori coinvolti e voglio anche cercare la mia parte di responsabilità. Per questo mi piacerebbe stare in questi gruppi, ovviamente non per condividerne i metodi, ma per comprendere e, se possibile, dire loro come la penso.
Tra la fine dello scorso millennio e l’inizio del nuovo, insieme ad alcuni confratelli – pochi per la verità! – riuscimmo a farci accetta-re nel movimento cosiddetto no global. Purtroppo i vertici della Chiesa cattolica di allora, dimo-strarono la loro ottusità ostacolan-doci in tutti i modi: non era ancora il tempo della “Chiesa in uscita” e dell’attenzione alle periferie fisiche ed esistenziali di papa Francesco! Ma era il tempo dei preti-profeti come don Andrea Gallo.
Oggi che potremmo esserci senza troppi problemi, inspiegabilmente non siamo presenti tra questi ragaz-zi. Mi rendo ben conto della diffe-renza tra i due movimenti, ma noi preti, soprattutto se giovani, siamo incarnati in questo scorcio di Storia. I giovani violenti e i molti non violenti appartengono ai terri-tori delle nostre parrocchie. Sono certo che molti tra noi già “escono” verso di loro nei quartieri del cen-tro come nelle periferie degradate,nelle carceri minorili come in quelle speciali, nei dormitori e nelle mense. Sarebbe auspicabile fare rete tra noi per scambiarci idee e espe-rienze, e per contribuire a fare “un’analisi intelligente e approfon-dita”, come ci chiede il presidente Mattarella. In questo modo potremmo anche dare una sonora lezione ai tanti politici del “senza ma”, su come si affrontano i pro-blemi per cercare di risolverli.
Potrebbe stimolarci quanto ha scritto papa Leone XIV nell’enci-clica Magnifica humanitas, ripor-tando un episodio poco citato della Bibbia: quello di Neemia, che non si limita a piangere sulle macerie di Gerusalemme, ma convoca le famiglie e affida a cia-scuna di esse un tratto di muro da ricostruire. Oggi invece il gover-no, vigliaccamente, tenta di scari-care sulle famiglie tutta la respon-sabilità delle scelte sbagliate dei giovani. Nessuno può risolvere da solo una crisi come questa, ma ciascuno ha il “suo” pezzo di muro da curare. Nell'enciclica il “metodo Neemia” rappresenta il modello d'azione proposto dal papa per affrontare le sfide dell'e-poca contemporanea e dell'intelligenza artificiale, in contrapposi-zione alla "sindrome di Babele". Per questo è importante raccogliere l’invito del papa a dar vita ad «alleanze educative» in cui anche i ragazzi hanno il loro pezzo di muro da accudire.
L’alternativa è il silenzio com-plice di fronte ai rigurgiti di auto-ritarismo, che sta contagiando molti cittadini. Rivendichiamo, invece, la via mediana tra l’ex generale Vannacci e la peggiore anarchia! Se ci preoccupa il futu-ro dobbiamo insieme cercarla questa via, partendo da una cer-tezza riassunta così da Tagore:
«Qualcuno rovesciò il calamaio sulla tela; ora si vanta: ho dipinto la notte!».
* parroco a Mercogliano (AV) e responsabile della mensa-dormitorio della Caritas diocesana di Avellino
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