INTERVISTA A DON ANTONIO MAIONE. LIBERTÀ DAL POTERE, FEDELTÀ A GESÙ
Tratto da: Adista Notizie n° 39 del 14/11/2026
42771 NAPOLIADISTA. Compie 90 anni (il 16 novembre) don Antonio Maione, prete che una volta si sarebbe definito “di frontiera”, tra i protagonisti del rinnovamento conciliare in Campania. Nato a Campobasso nel 1936, ordinato prete nel 1962, Maione venne “incardinato” nel 1967 a Napoli per volontà del card. Corrado Ursi. Ma con Ursi, che lo stimava molto, il rapporto non fu sempre facile. Ma fu soprattutto dopo la successione ad Ursi, nel 1987, del card. Michele Giordano la vita nella diocesi di Napoli per don Antonio divenne sempre più difficile. Fino ad allora don Antonio aveva collaborato alle parrocchie di S. Giovanni in Porta, poi alla Cappella Giannini, in seguito era stato “ospitato” dalle suore parsioniste, quindi dalle suore dell'Istituto Nazareth fino al 1980, anno del terremoto in Campania. La Curia gli propose allora di tornare in parrocchia, presso S. Maria dell'Ascensione nella zona “bene” di Chiaia, dove don Antonio dal 1981 potè lavorare, senza incarichi ufficiali e con molti boicottaggi, perché dopo ersersi insediato il card. Giordano considerò don Antonio un “osservato speciale”, anche per i suoi modi anti convenzionali e la sua pastorale innovativa e di strada. Nel 1994, insieme ad un gruppo di volontari presso la "galleria Principe" di Napoli, don Antonio aveva cominciato a offrire il caffé e a parlare con la gente di passaggio. Una scelta che non piacque al cardinale, che a don Antonio inviò una lettera di richiamo all’ubbidienza, con il divieto assoluto di recarsi alla "galleria" per partecipare alla "pastorale della strada" e di svolgere qualunque attività sociale. In poche parole, don Maione veniva relegato a dire messa nella sua parrocchia e a fare il cappellano delle suore francescane. L’anno dopo, la rottura fu definitiva: don Antonio Maione nella comunità dell’Ascensione dava spazio, sia a messa che nella catechesi, al libero dibattito, contribuendo a creare quella che il card. Giordano definì in seguito la "Comunità selvaggia". Accadde questo: nel marzo ‘95, dopo molti richiami all'ordine della Curia e altrettante lettere senza risposta della Comunità alla Curia, don Maione decise di lasciare spontaneamente la parrocchia. Nel frattempo però esplodeva il caso di mons. Jacques Gaillot, allora vescovo di Evreux, in Francia, destituito del suo incarico e trasferito in una diocesi “Partenia”, nella regione di Sétif, sugli altipiani dell'attuale Algeria, una diocesi esistente solo sulla carta (perché estinta già dopo le invasioni dei vandali del V Sec. d.C.). La “colpa” di Gaillot era stata quella di aver accolto in cattedrale e sostenuto le instanze dei sans papier, gli immigrati senza permesso di soggiorno. Il caso Gaillot ebbe risonanza enorme in tutta Europa. In Italia, tra le tante realtà che sostenevano l’impegno di Gaillot, anche il gruppo parrocchiale dell’Ascensione che era stato per anni animato da don Antonio e che decise di chiamarsi "Partenia" in segno di solidarietà con tutti gli esclusi di cui Gaillot si era fatto portavoce. Una solidarietà tradottasi anche nell'adesione all'iniziativa europea di inviare in massa di cartoline al vescovo della diocesi di appartenenza, a Gaillot, e al Prefetto della Congregazione per i vescovi card. Bernardin Gantin, in cui scrivere di voler appartenere alla diocesi di Partenia riconoscendo come proprio vescovo Gaillot. In luglio poi il gruppo “Partenia” si costituì in arsociazione di volontariato, dichiarando nello statuto il proprio «schieramento dalla parte degli emarginati e delle "pietre scartate"», di pari passo con la critica di una «Chiesa gerarchica che assume sempre più le caratteristiche di una monarchia assoluta fino ad annullare quasi del tutto la collegialità dei vescovi». Ciononostante, si leggeva sempre nello statuto, «noi non intendiamo lasciare questa Chiesa perché ne riconosciamo l'origine apostolica, ma intendiamo, come dice il teologo Eugen Drewermann, migliorarla nel suo interno e mirare, come auspica l'altro grande teologo del Concilio Vaticano II, Bernard Haring, ad un'Eucaristia accessibile a tutti e all'avvento dello Spirito che soffia dove vuole e quando vuole». Fu la Chiesa che però lasciò, anzi cacciò, il gruppo “Partenia”. Il parroco dell’Ascensione, don Vincenzo Branno, chiese al gruppo di abbandonare la parrocchia perché troppo indisciplinato e incline all'"autogestione"; mons. Pignatiello, fiduciario del card. Giordano, ricevendo su loro richiesta il gruppo degli espulsi, li accusò di essere una comunità scismatica, avendo preso le distanze dalla Chiesa locale per aderire alla nuova diocesi di Gaillot (che peraltro non è mai stato scomunicato né sanzionato canonicamente e ha mantenuto la dignità episcopale per tutta la vita). Da allora la vita di don Maione (che è laureato anche in psicologia) e della sua comunità è proseguita fuori dalla Chiesa istituzionale, ma dentro una realtà ecclesiale viva e in fermento, che si incontra ancora oggi a Pratella, in provincia di Caserta, che è anche sede di una associazione erede di Partenia, che si chiama “La mano sulla roccia”, il primo Centro Benessere per lo Spirito creato in Campania. Ma nel corso degli anni don Antonio Maione ha continuato la sua animazione pastorale anche a Napoli e in altre località campane, non solo su temi biblici ed ecclesiali, ma anche sul rapporto tra fede e politica, sull’arte, sulla psicologia, sul rapporto con la natura e il lavoro della terra, sui temi sociali.
Gli abbiamo rivolto alcune domande
Qual è il tuo attuale impegno?
Mi muovo su tanti versanti... Figurati che adesso sto zappando, perché mi sto occupando di realizzare un carrubeto. Visto che ho solo 90 anni, ho deciso di impegnarmi in un progetto a lungo termine! Il carrubo è il cibo del futuro. È utile per sconfiggere la peronospera della vite, resiste bene alla siccità e l’aridità dei suoli, tollera bene le temperature elevate, all’acqua salmastra e alll’inquinamento. Cresce su terreni leggeri, anche sabbiosi o rocciosi e richiede poca acqua e poco dispendio di Co2. Ha virtù nutrizionali elevate, minerali, antiossidantie hanno, tra l’altro, proprietà antimicrobiche, gastroprotettive e di supporto al microcircolo o alla protezione della pelle...
Che impressione hai dei cambiamenti avvenuti nella Chiesa rispetto a quando oltre 60 anni fa sei diventato prete?
Una sessantina di anni fa cercavo di cambiare la struttura della Chiesa dall’interno. Soprattutto sostenevo che se un papa non è in grado di “spaparsi”, cioè di rinunciare ai suoi immensi privilegi e poteri, difficilmente riesce a testimoniare la vita che Gesù ha presentato nella sua semplicità. Perché Gesù sacrifica se stesso morendo per la vita altrui; la Chiesa pensa invece a salvaguardarsi per la propria sopravvivenza. Così ho presto capito che la Chiesa non cambia, che resta una struttura gerarchica che non intende democratizzarsi.
Quale futuro vedi per la Chiesa cattolica?
La Chiesa sopravviverà solo se recupera la dimensione antropologica del suo messaggio. Credo infatti non vi sarà in un futuro prorsimo nessuna necessità di ricorrere al sacro veicolato dalle religioni tradizionali. Per questo le religioni sopravviveranno se sapranno entrare in sintonia profonda con il modo in cui gli individui e le società vivono, interpretano e organizzano la propria esistenza.
Nel pontificato di Francesco e di Leone trovi elementi di scarto rispetto all’immobilità che hai evidenziato?
Francesco ha dato una grande testimonianza personale, ma non ha modificato nulla della struttura dogmatica, organizzativa e teologica della Chiesa. L’unico papa che in questo senso ha dato una scossa reale alla Chiesa istituzione è stato Giovanni XXIII, quando ha indetto il Concilio Vaticano II senza tener conto del lavoro del Concilio Vaticano I, che non si era ufficialmente concluso.
Leone è il frutto di una sorta di compromesso geopolitico tra le Chiese europee e americane, ma sembra – dopo alcuni mesi di prudenza – aver avuto il coraggio di compiere gesti di rottura, specie sui temi della pace e del disarmo, contrapponendosi anche con le logiche occidentali.
Che rapporto hai con l’attuale arcivescovo?
Un paio di anni fa ho dato al card. Battaglia tutta la mia disponibilità a collaborare in qualsiasi forma con la diocesi. Lui mi ha risposto che gli devo dare un po’ di tempo... Nel frattempo sono arrivato a 90 anni! Ultimamente mi ha inviato dal vescovo di AlifeCaiazzo, una circoscrizione ecclesiastica suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli sotto la cui giurisdizione ricade la località di Pratella, dove vivo (anche se io resto prete della diocesi di Napoli). Mi ha detto che fa l’esorcista... non ho capito se il card. Battaglia mi ha mandato da lui per farmi esorcizzare... battute a parte, ci siamo conosciuti e confrontati, ma per ora nessuno mi ha chiesto di fare nulla in nessuna diocesi.
Cosa resta di tutto ciò che hai fatto?
Spero la mia insistenza sulla fondamentale importanza della metamorfosi, che è elemento costitutivo della vita. In una struttura statica questo concetto dà enormemente fastidio. Ma Gesù stesso ha detto “io sono la via, la verità, la vita”. Non esiste vita senza trasformazione. Se la Chiesa resta nell’immobilismo chiunque tenti di fafre un cambiamento diventa nemico giurato. Ma è fondamentale impegnarsi per il cambiamento e la trasformazione, nonostante tutto.
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