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REFERENDUM: VINCE IL ‘NO'. E "AVVENIRE" E "SIR" "AGGIUSTANO" LA LINEA

Tratto da: Adista Notizie n° 51 del 08/07/2006

33470. ROMA-ADISTA. Dopo avere mantenuto una posizione quantomeno ambigua nel corso di tutta la campagna elettorale, ora che il No si è affermato nel referendum dello scorso 25 e 26 giugno con una schiacciante maggioranza, i maggiori organi di comunicazione del card. Ruini – l'genzia Sir e il quotidiano Avvenire – sembrano riscoprire il valore della Carta costituzionale e la pericolosità insita nella riforma proposta dal centrodestra (riforma verso cui c'era stato recentemente più di un ammiccamento, vedi Adista n. 47/06). Mai, fino ad ora, si erano lette parole così nette contro lo stravolgimento della Costituzione che sarebbe seguito ad un'eventuale vittoria del Sì.

Si legge nella nota settimanale del Sir: "Vince il ‘no', sopra il 60%. È un chiaro segnale, in sostanza unanime lungo lo stivale. Anche nell'Italia settentrionale, infatti, vince il ‘no', a sottolineare che al cosiddetto ‘malessere' del Nord è tempo di dare risposte di alto profilo nel merito. Più ampiamente emerge, comunque sia, ben chiaro il rifiuto di una riforma così estesa e controversa, in particolare sul tema cruciale della forma di governo, ben più che la cosiddetta ‘devolution' al cuore del progetto sottoposto a referendum. I cittadini hanno inequivocabilmente confermato che restiamo in una democrazia parlamentare, sia pure con un sistema elettorale maggioritario".

Dello stesso tenore l'editoriale di prima pagina di Avvenire (27/6), firmato da Marco Tarquinio. Scrive Tarquinio: "Gli italiani hanno detto ‘no'. Con assoluta chiarezza: al Nord, al Centro e al Sud. Rispondendo, oltre ogni previsione, alla chiamata alle urne per il referendum confermativo sulle modifiche della Costituzione. Sfidando canicola, stanchezza elettorale e astruserie. Decretando, ancora una volta, che i tentativi di piegare a logiche di fazione appuntamenti come questo finiscono per ritorcersi contro chi li compie (si pensi a certe uscite leghiste o all'impropria evocazione di una ‘spallata' al governo Prodi)". Aggiunge inoltre l'editorialista del quotidiano: "un verdetto popolare netto: quel progetto di ampia revisione costituzionale è stato giudicato inadeguato se non sbagliato". "L'esperienza - e forse anche il contagio portato da qualche tenace e trasversale predicazione di saggezza - dovrebbe aver reso ormai chiaro a tutti che per cambiare, e cambiare bene, le ‘regole comuni' (costituzionali o elettorali che siano) non bastano le visioni, e le presunzioni, di una parte sola".

Mons. Rino Fisichella, vescovo ausiliare di Roma e rettore dell'Università Lateranense, ha inoltre dichiarato in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera (27/6): "Si può immaginare che il nostro invito (a recarsi alle urne, ndr) abbia contribuito ad alzare il numero dei votanti e di ciò potremmo ritenerci soddisfatti". Per quanto concerne le prese di posizione delle varie realtà del mondo cattolico, prevalentemente orientate per il ‘no', mons. Fisichella ha commentato: "avevano il diritto di farlo, in forza della competenza laicale in materia sociale e politica e bene hanno fatto a farlo". Ha però aggiunto che "forse ci poteva essere una maggiore attenzione a non prendere posizioni di rottura all'interno della comunità, lo dico con riferimento ai pronunciamenti associativi. Una cautela a non accentuare il dissenso nei confronti di altre associazioni e anche a rispettare possibili voci diverse che si potevano levare all'interno di ognuna".

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