In nome dell'unità, le pratiche "soavi" della Congregazione per i religiosi
Pubblichiamo in una nostra traduzione dal francese l'articolo comparso sul settimanale di informazione politico-religiosa Golias Hebdo n° 622 del 30 aprile-6 maggio 2020. L'autore è Christian Terras, direttore della rivista.
Nel numero 594 dell'ottobre 2019, Golias Hebdo aveva pubblicato un dossier su come la Congregazione per i religiosi (Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica) era impegnata ad espropriare dei loro beni le Congregazioni di monache ormai ridotte al lumicino, violando leggi della Repubblica. Abbiamo appena appreso con certezza da religiosi scandalizzati qual è la politica attualmente perseguita da questa Congregazione nei loro confronti.
Ma prima di parlarne, dobbiamo esaminare brevemente la personalità dell’ecclesiastico che la dirige. Il prefetto è il cardinale brasiliano João Braz de Aviz, 73 anni, tipo in apparenza piuttosto simpatico. Fu nominato a questo incarico da papa Benedetto XVI, la cui fallibilità di discernimento può essere valutata oggi.
Francesco gli ha confermato l’incarico. È infatti uno dei tanti seguaci della spiritualità tossica dei Focolari, uno dei movimenti religiosi che più si sono infiltrati in Vaticano. Un articolo dello scorso 20 marzo a firma di Filippo di Giacomo, sulla rivista Il Venerdì allegata al quotidiano Repubblica, intitolato «Una Spectre si aggira per il Vaticano», ha descritto il loro metodo per infiltrarsi tenendo un basso profilo. Attualmente stanno cercando ad ogni costo di consolidare la propria posizione promuovendo la beatificazione della loro fondatrice, Chiara Lubich (1920-2008), nonostante i suoi problemi psichiatrici e la sua dubbia spiritualità dell’unità “a tutti i costi”.
Lubich che tra l'altro scrisse in una lettera del 1950 - che i teologi non hanno mancato di notare, ma che la Congregazione per le cause dei santi, diretta da un altro cardinale amico dei Focolari, finge di non vedere - «L'Unità è Unità dunque e un'anima sola deve vivere: la mia, cioè quella di Gesù fra noi, che è in me». Un focolarino deve quindi vivere l'Unità attraverso la fondatrice del suo movimento, la famosa Chiara Lubich. Una formulazione perfetta in tema di derive settarie: il membro del movimento vive di e per il suo fondatore.
Non conosciamo tutte le filiere attraverso le quali la Chiesa sceglie vescovi e cardinali, ma è certo che molti di loro sono seguaci di questa spiritualità e la mettono in pratica. È una setta, attiva all'interno della Chiesa, della quale il Popolo di Dio non ha ancora preso coscienza. Devo dire che i focolarini non sono i soli. Ma questi sono così potenti che se ci fosse un conclave, dice Filippo Di Giacomo, il 36% dei votanti sarebbe costituito da cardinali amici dei Focolari.
Per comprendere meglio il pericolo che rappresentano è necessario confrontare la loro dottrina dell'unità con la nozione di armonia alla cinese. Sentiamo dire che la Cina, da millenni, ha compreso, nella sua sapienza, che non si può vivere senza armonia. E dunque che la grandezza del popolo cinese è sempre stata quella di saper manifestare, in ogni momento e in ogni luogo, questa armonia così benefica per l’uomo. Il problema però è che se uno non entra nei parametri di questa armonia, se è un rappresentante del popolo Uiguro per esempio, viene inviato direttamente in un campo di rieducazione per comprendere il valore insostituibile dell'armonia cinese. Senza contare gli innumerevoli oppositori dei benefici di tale armonia, del tutto terrena, che le nostre democrazie occidentali fingono di non vedere, come Joshua Wong a Hong Kong.
Tra i Focolarini o uno ha la stessa concezione di Unità della fondatrice, o capirà a poco a poco la gravità del suo errore.
Molti ex focolarini, espulsi dal movimento con il metodo sovietico dell’epurazione del partito, iniziano a parlare liberamente, ma subito vengono posti di fronte alla presentazione inossidabile dell’icona di Chiara Lubich, costruita dal movimento stesso e che sarà difesa come i Sikh difendono il Tempio d'oro di Arimtsar, in Punjab.
Una politica a due velocità
Dopo queste premesse, arriviamo al punto. Nel terribile stato in cui versa la vita religiosa nel mondo, sia femminile che maschile, molte religiose e molti religiosi sono dovuti uscire dai ranghi per continuare a vivere, perché le loro richieste, anche per ragioni di salute o per abusi subiti, non erano state prese in considerazione dai loro istituti. Basti pensare a ciò che è capitato alla suora indiana che ha denunciato gli stupri di un vescovo. Ma il suo caso è lungi dall’essere isolato. Lo stesso vale per gli uomini: molti religiosi hanno dovuto lasciare il convento semplicemente per non farsi schiacciare da un superiore paranoico. La Congregazione però persegue chiaramente una politica a due velocità per quanto riguarda le realtà di clausura femminili e maschili. Laddove si lascia correre se si tratta di religiosi uomini, le suore sono rigorosamente punite, secondo i più antichi schemi machisti e clericali. Chiedetelo alla grande giornalista Lucetta Scaraffia, che questi oscurantisti della Curia sono riusciti a far dimettere dalla direzione della rivista Donna, Chiesa, Mondo. E non sarà certo il buon libro del priore della Grande Certosa Don Dysmas de Lassus su I rischi e le derive della vita religiosa (edizioni Cerf), con la prefazione del numero due della Congregazione per i Religiosi, mons. José Rodriguez Carballo, a correggere le pratiche di questa istituzione.
Leggi non scritte
Nella Chiesa le leggi più efficaci non sono scritte. Da qualche tempo da Roma sono state impartite istruzioni informali ai superiori/e delle congregazioni religiose per applicare, senza mezzi termini, le misure più rigorose del diritto canonico nei confronti di tutte le vittime create dalla vita religiosa. Come facciamo a saperlo, direte voi? Semplicemente dall’uno/a e dall’altro/a superiore/a turbato/a dalla risposta della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
Concretamente, ciò equivale ad inviare agli interessati un mandato formale. Molti l'hanno già ricevuto per posta raccomandata.
Si spiega che, vista la loro posizione irregolare secondo il diritto canonico, viene loro ordinato di ritornare in monastero o in convento entro una certa data, senza tener conto della loro situazione, in genere ignorata da anni, e che ha provocato la loro uscita, nella disperazione. La povera religiosa o il povero religioso, che è già stato distrutto da anni di prove e di rifiuto del dialogo, generalmente non resiste a quest'ultima mazzata. E dal momento che non può ottemperare a ciò che viene richiesto, viene radiato dalle liste e allontanato senza possibilità di appello e senza alcun aiuto. È chiaro che è più importante per un'abbazia avere l'ultimo modello di trattore-tagliaerba piuttosto che elargire la somma equivalente per aiutare un confratello nel bisogno. Per capire bene, quando parliamo del diritto canonico nel caso dei religiosi, è come se nessuna considerazione umana e cristiana debba esistere in cielo e sulla terra. Per credere di aver la coscienza pulita, poi, assicurano preghiere al confratello o alla consorella, perfettamente ipocrite e senza valore nel contesto della comunità... Ecco tutto.
Alcune persone penseranno che abbiamo molta immaginazione. Sfortunatamente non è così. Ecco l’esempio di una di queste lettere: «Sarà un anno il [...] che non lei è senza inquadramento canonico [...] pertanto mi vedo obbligato/a, secondo le regole della Chiesa concernenti i religiosi, a rivolgerle il precetto formale d'obbedienza (costituzioni dell'ordine o della congregazione n ° [...]) seguente: in virtù del suo voto di obbedienza le chiedo di tornare in monastero (o convento) di [...] entro un mese dalla ricezione di questa lettera (cfr. canoni 601, 655). In caso contrario lei si troverà in una situazione di disobbedienza formale a un precetto legittimo del suo superiore/a in materia grave, che la esporrebbe a sanzioni previste dal diritto, che possono arrivare fino all'avvio di una procedura di espulsione dall’ordine».
E qui facciamo una pausa per sottolineare qual è la via di uscita che sistemerà tutto e eviterà molti problemi: «Se lei giudica impossibile riprendere la vita normale nella nostra comunità». Tradotto in parole povere: «Non abbiamo nulla a che fare con i suoi problemi con i quali ci infastidisce già da molto tempo».
Ma continuiamo la citazione: «Lei può, entro un mese, inviarmi una richiesta di indulto per uscire dall'Ordine, al fine di beneficiare di uno stile di vita consacrata a Dio più conforme alle sue esigenze».
La carità dei superiori rasenta l'eroismo: «E trasmetterò questa richiesta alla Santa Sede (secondo il canone 691)».
La conclusione menziona la preghiera (che diventa criminale) con la quale si compie l’esecuzione (ma così piamente) dell’interessato/a.
Queste sono le pratiche benedette dal cardinale Braz de Aviz, con la sua spiritualità dell'Unità. I metodi della Congregazione per i religiosi sono uno scandalo ecclesiale mondiale. È silenzioso e si verifica un po' ogni giorno, qua e là, accompagnando una donna, un uomo, che è stato ridotto a nulla - e che solo raramente può difendersi - alla disperazione la più completa. Non sto parlando di eretici forsennati che vogliono rovesciare la Santissima Trinità e i tre voti di religione (povertà, castità, obbedienza), ma di persone, molto generose, che un giorno si sono consacrate a Dio in un ordine o in una congregazione e che si ritrovano espulse senza poter dire nulla e senza poter fare nulla. Il metodo brevettato da Braz de Aviz, dai suoi collaboratori e collaboratrici (hanno nominato delle donne per non essere accusati di anti-femminismo) è così armonioso che dovrebbe ispirare i Cinesi: «Fratello mio, sorella mia, ti strangolerò così soavemente con il santo rosario che indossi alla cintura, che mi ringrazierai per essere stato così misericordioso».
I vescovi diocesani, nei casi in cui sono loro stessi i superiori ecclesiastici di conventi, ovviamente danno una mano al metodo: è così pio!
Cosa fare? Primo: denunciare. Speriamo che i religiosi e le religiose che si riconoscono in questa denuncia pubblica contattino le associazioni che difendono i fedeli contro le derive della Chiesa come AVREF o il CCMM.
Sarebbe auspicabile che si costituisse un comitato di supporto, composto da canonisti e teologi, in modo che le vittime dell'arbitrio dei superiori/e religiosi/e redigano dei dossier, sia civili che canonici, per rivendicare i propri diritti. Il S.A.M. (Servizio di accoglienza e mediazione), struttura che agisce per conto dei vescovi e dei superiori/e religiosi/e, ha in mano effettivamente il libretto degli assegni per elargire la minima quantità di denaro che permette di comprare, in futuro, il silenzio della vittima innocente.
La loro prassi è, per alcune migliaia di euro faticosamente concessi, di far firmare un documento in cui ci si impegna a non avviare ulteriori procedure in futuro. E siccome la parola si sta liberando, è giunto il tempo di denunciare gli abusi subiti attraverso i media.
Contrariamente a quanto pensano troppi cattolici, i media non sono i nemici della Chiesa, ma aiutano, come lo ha riconosciuto Papa Francesco, a ripulire la casa. Il cardinale Braz de Aviz, che è stato alla testa di questo sistema per quasi dieci anni, deve ora rispondere di questi abusi molto gravi commessi contro religiosi e religiose di cui le loro comunità avrebbero dovuto prendersi cura, invece di usare il diritto canonico, contro il Vangelo, per metterli alla porta.
La ricerca dell'Unità è una bella cosa, a condizione che sia fatta contemporaneamente a quella della Verità e della Giustizia. Molto spesso i top manager di un'organizzazione sono anche i migliori commedianti della compagnia. Possa il cardinale di Rio non cavarsela con delle arie di Santa qui, Santa là. Gesù, in ogni caso, non danzerà quando gli chiederà: «Joao, dovevi vegliare sui fratelli e le sorelle che si erano donati a me. Che cosa ci fanno qui, rifugiati attorno a me, con la corda dei loro voti attorno al collo? Le loro preghiere, per la loro disperazione e l’ingiustizia che avevano subito, sono arrivate prima di quelle dei santi davanti al Volto del Padre. Spiegami, Joao, come sono finiti esclusi in nome dell'Unità». E nessun nome della rosa né alcun pappagallo dell’Amazzonia potrà rispondere.
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