“Corpi Civili di Pace”: appello al governo per un nuovo paradigma di sicurezza
Il 16 marzo scorso si è tenuta a Roma una conferenza stampa promossa da Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile (Cnesc), Rete italiana Pace Disarmo (RiPD) e Sbilanciamoci! Per rilanciare la campagna “Un’altra difesa è possibile” (difesacivilenonviolenta.org), nata nell’aprile 2014 per l’attuazione del costituzionale ripudio della guerra e per l’affermazione in Italia di una Difesa civile, non armata e nonviolenta. L’evento è stato organizzato in occasione del deposito presso la Corte di Cassazione, il giorno stesso, del testo di legge di iniziativa popolare dal titolo “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta” (v. Adista Notizie n. 12/26).
A distanza di pochi giorni, il 23 marzo scorso, il Cnesc ha dato vita a Roma a una nuova iniziativa – “Corpi Civili di Pace: La pace si fa così. Azioni concrete di costruzione della pace nel mondo” – insieme alle realtà aderenti alla Conferenza che sono impegnate nella sperimentazione dei Corpi Civili di Pace (CCP): Caritas Italiana, Cipsi, Focsiv, CESC Project e Comunità Papa Giovanni XXIII.
I CCP sono un’iniziativa sperimentale del governo italiano, avviata con la Legge di Stabilità 2014, che consente a gruppi di giovani italiani di impegnarsi in iniziative di pace, disarmate e nonviolente, in aree del pianeta in guerra o post-guerra, a rischio di conflitto o che versano in uno stato di emergenza ambientale. In questa iniziativa il Cnesc, con i suoi enti associati, assolve a una funzione cruciale, formulando i progetti di concerto con le sue reti internazionali, selezionando i giovani in partenza, garantendo la sicurezza e il monitoraggio delle attività sul campo. In quanto progetto sperimentale, i CCP vengono organizzati ogni anno in base ai finanziamenti stanziati dal Dipartimento per le Politiche Giovanili. Per questo il Cnesc chiede da anni che i CCP escano dalla fase sperimentale per godere appieno di una più ampia continuità progettuale.
Nella nota diramata il 25 marzo, il Cnesc sottolinea che «in un’epoca caratterizzata da conflitti armati e dalla normalizzazione della guerra, l’esperienza dei CCP rappresenta una necessità storica impellente e un’alternativa nonviolenta concreta», perché consente a numerosi giovani di rendersi attori del cambiamento, offrendo una via d’uscita disarmata ai conflitti, costruendo pace e convivenza durature.
Secondo Laura Milani, presidente CNESC, «Serve una chiara volontà politica per far sì che la sperimentazione appena conclusa diventi una tappa significativa verso l’istituzionalizzazione dei CCP, all’interno di un Dipartimento che possa riconoscerne e valorizzarne le specificità, come previsto dalla Campagna. È necessario che anche le Istituzioni riconoscano finalmente il ruolo centrale dei civili nella gestione nonviolenta dei conflitti e delle crisi, investendo in un nuovo paradigma di sicurezza e superando i limiti sperimentati in questo primo ciclo, nell’ottica di favorire interventi proprio nelle aree di conflitto».
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