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Guerra in Iran e conseguenze globali: governi in affanno e senza visione

Guerra in Iran e conseguenze globali: governi in affanno e senza visione

L’editoriale di maggio del direttore di Aggiornamenti Sociali, Giuseppe Riggio, è dedicato al tema “L’effetto farfalla della guerra in Iran”. Al nodo critico cioè delle gravi ripercussioni politiche, economiche, sociali e ambientali scatenate in tutto il mondo dalla guerra di Donald Trump e Benjamin Netanyahu contro l’Iran degli ayatollah, «un tornado che però non si è limitato a colpire una regione, ma il mondo intero».

Come è ormai noto, ricostruisce Riggio, la guerra – in particolare Il blocco dello Stretto di Hormuz – ha provocato la più grave interruzione petrolifera della storia e i danni alle infrastrutture hanno ridotto l'offerta globale di greggio e Gas Naturale Liquido (GNL). Questo ha causato danni e aggravi di costi su trasporti ed energia, agricoltura, cosmetica e la sanità.

Secondo Riggio, così come per la pandemia de Covid-19, questa crisi innescata dalla guerra di Trump e Netanyahu porta alla luce la fragilità di un sistema economico globale vulnerabile agli shock improvvisi, ancora estremamente dipendente dalle risorse del pianeta che non sono illimitate.

Non solo: come già sottolineato in tempo di Covid e guerra in Ucraina, questa crisi ci ha anche messo di fronte ad una scomoda verità: le società, per quanto ricche e iper-tecnologiche, non sono in grado di contemplare il rischio improvviso nella loro programmazione ordinaria. Ancora una volta la risposta politica alle emergenze è priva di visione sistemica sul presente e sul futuro, resta confinata a estemporanee “soluzioni tampone” come il noto taglio delle accise. Al contrario, la classe dirigente dovrebbe essere capace di riconoscere le probabilità che gli eventi accadano, valutarne l'impatto e mettere in campo piani a lungo termine. Questa era l’idea che era alla base del Green Deal europeo nel 2019, con il quale il vecchio continente ha parzialmente ridotto le dipendenze strategiche.

Una cultura della gestione dei rischi, con una visione a lungo temine, si fonda su un patto di fiducia tra istituzioni e cittadini e si regge su due pilastri fondamentali, spiega Riggio: da un lato, la comunicazione trasparente, in grado di trasformare la percezione superficiale in consapevolezza reale; dall’altro, il coraggio politico di attuare misure anche impopolari ma necessarie per la resilienza. «La credibilità delle istituzioni e la coesione del corpo sociale di domani – conclude l’editoriale – dipenderanno in buona misura dalla capacità della classe dirigente di oggi nel riuscire, al meglio delle sue possibilità, a governare gli eventi in corso e a proteggere i valori fondamentali: la vita, la pace, la dignità, la giustizia e l’accesso alle risorse essenziali».

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