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La Commissione europea indebolisce la legge sulla deforestazione. Con il favore dell’Italia

La Commissione europea indebolisce la legge sulla deforestazione. Con il favore dell’Italia

«Un paradosso incomprensibile svuotare ulteriormente la legge europea contro la deforestazione mentre continuiamo a perdere 100 alberi al minuto»: così denuncia il WWF oggi di fronte all’indebolimento dell’EUDR, il Regolamento europeo contro la deforestazione. Il quale resta in vigore e mantiene il suo impianto, ma è oggetto di ripetute semplificazioni, e dopo mesi di richieste di rinvio, flessibilità e alleggerimento da parte di diversi Stati membri, tra cui anche l’Italia. Ora la Commissione europea ha presentato una revisione che ne riduce l’ambito di applicazione, a poco tempo di distanza dalla sua effettiva applicazione ora posta al 30 dicembre 2026.

«​Tra le criticità più evidenti della proposta della Commissione – informa il WWF – c’è l’esclusione della pelle dal campo dei prodotti oggetto del Regolamento, rischiando di aprire la strada a deroghe anche per altri prodotti legati alla distruzione delle foreste. Una scelta che risponde alle pressioni di alcune filiere industriali europee, comprese quelle italiane, ma che finisce per penalizzare le imprese più virtuose, già impegnate per adeguarsi al regolamento. Si crea così una distorsione del mercato: chi ha investito nella sostenibilità viene svantaggiato, mentre chi chiede eccezioni ne trae beneficio».

La deforestazione e la produzione di pelle bovina sono strettamente collegate, principalmente perché la pelle è un sottoprodotto dell'industria della carne bovina, la quale rappresenta la causa numero uno della distruzione delle foreste (specialmente in Sud America, dove per soddisfare la domanda globale di carne e pelle, vaste aree di foresta tropicale come l'Amazzonia e il Gran Chaco vengono abbattute o bruciate per far spazio a nuovi pascoli).

I numeri mostrano chiaramente la posta in gioco, afferma Edoardo Nevola, responsabile Foreste del WWF Italia: «Per soddisfare i consumi europei vengono abbattuti circa 100 alberi al minuto, e ogni anno di ritardo nell’attuazione dell’EUDR comporta la perdita di quasi 50 milioni di alberi e l’emissione di 16,8 milioni di tonnellate di CO₂, pari alle emissioni annuali di oltre 3,5 milioni di automobili», ha dichiarato. «Continuare a indebolire il regolamento significa aumentare la deforestazione e aggravare la crisi climatica, proprio mentre servirebbero decisioni più ambiziose».

Il Governo italiano ha fatto il suo, più volte esprimendosi a favore di rinvii, semplificazioni e maggiore flessibilità per favorire alcune filiere produttive, contribuendo ad alimentare un clima di incertezza normativa. «Ritardi e modifiche parziali hanno già avuto un costo concreto per le imprese e per l’ambiente», spiega Bernardo Tarantino, responsabile Affari Istituzionali del WWF Italia. ​«Indebolire il Regolamento escludendo interi settori – afferma – significa comprometterne la credibilità, rendere più complessa la conformità e meno efficace l’applicazione. In questo contesto, le ripetute posticipazioni e semplificazioni degli ultimi mesi hanno già generato una forte confusione tra imprese e autorità, minando la certezza del quadro normativo. La posizione dell’Italia – che continua a spingere inesorabilmente per rinvii e maggiore flessibilità – contribuisce sia all’indebolimento della norma che ad alimentare questa incertezza, proprio mentre molte imprese si sono già attrezzate».

«È il momento di uscire da questa fase di deregolamentazione e continue revisioni e concentrarsi sull’attuazione del regolamento – ribadisce Tarantino – rafforzando cooperazione e capacità operative, per garantire risultati concreti per le foreste, le persone e le imprese responsabili. Presentare le norme ambientali come un costo è una semplificazione pericolosa: il prezzo reale lo pagheranno i cittadini, con più deforestazione, più rischi climatici, impatti sulla salute e costi economici sempre più alti, anche per famiglie e imprese».

Dalla parte dei produttori, si smentisce a spada tratta la connessione fra deforestazione e produzione delle pelli e ci si è attivati addirittura a livello globale. È del 30 marzo scorso un articolo del sito La Conceria, dove si legge che, per evitare che l’EUDR «scateni un cortocircuito normativo, la filiera globale ha scelto la via dell’azione congiunta: dagli Stati Uniti all’Australia, dall’Africa alla Nuova Zelanda, si muove in modo compatto. Sotto il coordinamento di International Council of Tanners (ICT) e con il supporto di International Meat Secretariat e di ICHSLTA, è stata inviata alla Commissione Europea una richiesta formale e congiunta per chiedere l’esclusione della pelle bovina dal regolamento anti-Deforestazione».

La lettera, datata 23 marzo 2026, è indirizzata alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. «Le associazioni firmatarie – afferma l’articolo – sottolineano come non esista alcuna evidenza scientifica che colleghi la pelle bovina alla deforestazione. Anzi studi indipendenti, tra cui quello della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa di Pisa, confermano che la pelle è un sottoprodotto inevitabile della zootecnia e non un driver economico in grado di influenzarne le attività. La richiesta diventa quindi piuttosto chiara: escludere la pelle bovina dal perimetro della regolamentazione. Un intervento che rappresenterebbe una semplificazione immediata e coerente con l’obiettivo di rendere l’EUDR più proporzionata e applicabile. La mobilitazione è trasversale e globale, perché gli impatti della norma non riguardano solo l’Europa, of course, ma anche i partner commerciali extra-UE».

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