Trump aggredisce, l'Europa tentenna, la Cina tesse reti commerciali e politiche
Informa il 5 maggio Info Cooperazione – la community italiana della cooperazione internazionale e della sostenibilità – che la Cina ha deciso di estendere la sua politica “dazi zero” a praticamente tutti gli Stati africani (resta fuori il piccolissimo Eswatini, ex Swaziland, per le sue strette relazioni con Taiwan) proprio come mossa strategica per tessere proficue relazioni commerciali (e quindi sottrarre influenze geopolitiche ai concorrenti) con il continente nero, proprio mentre Usa ed Europa restano ingarbugliati nei dazi, imposti e minacciati, di Donald Trump. «Prodotti che prima affrontavano dazi compresi tra l'8% e il 30%, come il cacao della Costa d'Avorio e del Ghana, il caffè e gli avocado del Kenya, gli agrumi e il vino del Sudafrica, possono ora entrare liberamente nel più grande mercato di consumatori del pianeta», spiega Info Cooperazione. E se «il commercio Cina-Africa aveva già toccato il record di 348 miliardi di dollari nel 2025, con questa misura Pechino consolida la propria posizione come primo partner commerciale del continente con un vantaggio strutturale che sarà difficile da colmare nel breve periodo».
Sulla crescita delle relazioni commerciali con l’Africa la Cina ha tutto da guadagnare: «Pechino compra, sì, ma soprattutto vende», sottolinea la testata spiegando il nodo strategico dell’iniziativa cinese. «È una relazione che crea legami economici profondi, consolida debiti e genera dipendenze politiche che si traducono in voti alle Nazioni Unite, concessioni minerarie, reti 5G e accordi militari».
Il giudizio di Info Cooperazione è netto: sebbene non parli degli interessi russi in Africa, giocati maggiormente sul piano militare e della sicurezza, sono tre i soggetti globali che si “contendono” il mercato con tre approcci diversi, di cui uno solo sembra destinato al successo: «La coincidenza temporale tra i dazi zero cinesi e l'aumento delle tariffe americane sulle auto europee non è casuale. È la rappresentazione grafica di uno scontro narrativo globale in cui tre attori si posizionano in modo radicalmente diverso. Gli Stati Uniti di Trump usano i dazi come arma punitiva e strumento di protezione industriale, colpendo alleati e avversari con la stessa logica. La Cina usa il commercio come linguaggio di costruzione di influenza e consenso. L'Europa, stretta tra la pressione americana e l'attivismo cinese, fatica a trovare una voce coerente e una strategia che parli alle opinioni pubbliche africane con la stessa efficacia degli interlocutori concorrenti. Per l'Italia e per la Germania, i due grandi Paesi manifatturieri europei, il colpo è doppio: pressione crescente sulle esportazioni verso gli Stati Uniti e rischio di marginalizzazione nei mercati africani in rapida crescita».
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