Preti sposati: le chiusure del cardinale di Torino e le aperture dell'arcivescovo di Anversa
Tanto il celibato ecclesiastico è disciplina discutibile - e difficilmente sostenibile nel momento in cui le diocesi soffrono per il deciso calo di sacerdoti - da dettare provvedimenti episcopali di segno opposto: se l’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole, risponde con un “no” alla collaborazione dei sacerdoti sposati per salvare le parrocchie in crisi, dal Belgio arriva la notizia che mons. Johan Jozef Bonny, vescovo di Anversa, ha dichiarato in una lettera pastorale (“Attuazione del processo sinodale nella diocesi di Anversa”, in pubblicazione nel n. 13/2026 di Adista Documenti) che farà il possibile per ordinare preti uomini sposati entro il 2028. Secondo l’arcivescovo presule belga, la questione non è "se", ma "quando", definendo il celibato obbligatorio una norma non più sostenibile di fronte al calo delle vocazioni e alle sfide moderne.
A Torino è successo che il card. Repole, per evitare la chiusura di varie parrocchie per scarsità di sacerdoti, prevede di affidarne la responsabilità pastorale a team di laici e religiosi, incluse persone sposati, lavoratori e pensionati. Alla notizia, i preti sposati del Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati (fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone) hanno reagito manifestando la loro disponibilità: «Offriamo la nostra collaborazione a gestire le chiese chiuse – gli hanno scritto –. Siamo pronti a ritornare a celebrare la S. Messa, collaborare pastoralmente all'animazione delle parrocchie del territorio della diocesi di Torino. Basterebbe solo un decreto del Papa che riammettesse al ministero pastorale attivo i sacerdoti sposati che lo desiderano inviandoli nelle diocesi, come quella di Torino, in crisi». Grazie no, ha risposto Repole.
Saputo della lettera pastorale di mons. Bonny, don Giuseppe Serrone ha reagito commentando che «è un paradosso inaccettabile. A Torino si preferisce affidare le parrocchie ai laici pur di non far celebrare la Messa a sacerdoti ordinati ma sposati. In Belgio, invece, un vescovo ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e proporre nuove ordinazioni di uomini sposati». E chiede «perché il Popolo di Dio a Torino deve essere punito da una burocrazia che il resto d'Europa sta già superando»?
Il Movimento dei Preti Sposati chiede ora un confronto pubblico con la diocesi di Torino: perché ciò che è possibile ad Anversa (o per gli ex-anglicani a Roma, che hanno mantenuto il loro matrimonio nel convertirsi al cattolicesimo) resta un tabù per i sacerdoti cattolici italiani?
E anche a mons. Bonny don Serrone ha trovato cosa dire. In una lettera inviata in data di oggi all’arcivescovo di Anversa ha scritto: «Non serve aspettare il 2028. La Chiesa ha già le risorse umane necessarie, basterebbe la volontà politica di riammettere chi è stato ingiustamente allontanato».
*Foto ritagliata tratta da it.wikipedia.org, immagine originale e licenza
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