L'Est Congo senza pace e lo stupro come arma di guerra
Un Paese senza pace, attanagliato da una guerra senza fine, dove si verificano ogni giorno abusi inenarrabili: Vatican News, con un approfondimento di Federico Piana del 29 marzo, torna a raccontare gli orrori della guerra nelle province orientali della Repubblica Democratica del Congo (RDC) Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri, teatro del conflitto tra i gruppi ribelli del Movimento 23 Marzo e l’esercito di Kinshasa. E lo fa a partire dall’esperienza sul campo premio Nobel per la Pace 2018 Denis Mukwege, il ginecologo noto come “il medico che ripara le donne” vittime di violenza sessuale, secondo il quale «lo stupro usato come arma di guerra non distrugge solo una persona ma spezza le famiglie, destabilizza intere comunità e lascia ferite che possono durare per generazioni».
Spiega la Fondazione Panzi – fondata da Mukwege insieme all’Ospedale Panzi di Bukavu (capoluogo del Sud Kivu) per la riabilitazione fisica e sociale delle donne – che «i dati recenti sono estremamente preoccupanti. Nel 2025 l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha segnalato circa 131.000 casi di violenza sessuale nel nord e sud Kivu. Nell’Ituri, nello stesso anno, sono stati registrati circa 33.000 casi ma va notato che queste cifre rappresentano senza dubbio solo una parte della realtà poiché molte sopravvissute non hanno accesso alle cure o non osano denunciare i fatti».
Le aggressioni ai villaggi, le esecuzioni sommarie, lo stupro di massa, il rapimento di bambini, ecc., sarebbero tutti abusi messi in campo scientificamente dalle forze di occupazione per annichilire le popolazioni, spingerle ad abbandonare le loro case, controllare i territori e le grandi risorse del sottosuolo.
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