Mediterranea saving humans incontra papa Leone XIV
NAPOLI-ADISTA. Oggi una delegazione di Mediterranea Saving Humans è stata invitata a partecipare all’incontro a Napoli con papa Leone XIV, e la presidente, Laura Marmorale ha potuto incontrare il pontefice direttamente.
«Per Mediterranea questo incontro rappresenta un passaggio importante: la possibilità di continuare quel percorso di cooperazione con la Chiesa cattolica, costruito grazie a papa Francesco, e dedicato alla pratica concreta del soccorso in mare, della cura e della protezione delle persone in movimento - ha detto Marmorale -. Portare direttamente all’attenzione del papa ciò che accade ogni giorno nel Mediterraneo centrale - dove migliaia di persone continuano a essere lasciate morire a causa delle politiche di chiusura, respingimento ed esternalizzazione delle frontiere portate avanti dall’Unione europea e dai governi nazionali - è il nostro primo obiettivo».
Secondo i dati dell’Oim, i primi quattro mesi del 2026 sono stati i più letali degli ultimi anni sulla rotta del Mediterraneo centrale, confermando ancora una volta che il confine europeo continua ad essere una frontiera di morte.
«Abbiamo trovato in papa Leone un ascolto autentico e una sensibilità che si è già tradotta in scelte concrete - ha aggiunto -. La decisione di recarsi a Lampedusa nel prossimo luglio rappresenta infatti un segnale importante: riportare al centro dell’attenzione del mondo il confine più mortale d’Europa e le responsabilità politiche per la morte e le sofferenze inferte a donne, uomini e bambini che tentano di attraversarlo. Abbiamo sentito una vicinanza profonda sul piano umano, sociale e spirituale, per questa nostra esperienza di vita e di lotta contro le logiche di morte. Mediterranea sarà sempre dalla parte degli ultimi, dei più fragili, di coloro che subiscono la violenza di ‘un manipolo di tiranni’ come li ha definiti proprio papa Leone. Cosa significa oggi praticare il soccorso nel Mediterraneo centrale, assistendo alla sistematica negazione del diritto alla vita e vedendo persone riportate nei lager libici nel silenzio europeo, è scritto in ciò che siamo. E noi siamo ciò che facciamo. Non siamo ben visti dal potere costituito, e per questo l’incontro di oggi è un segnale ancora più importante. Non solo per noi, ma per tutte e tutti coloro che ogni giorno difendono umanità, diritti e pace. La vicinanza emersa oggi riguarda anche la necessità di fermare la guerra globale che attraversa il nostro tempo: dalle guerre combattute per legittimare colonialismo e genocidio, a quelle combattute contro le persone migranti, contro i civili, contro chi fugge. Non esistono vite sacrificabili. Non esistono morti accettabili ai confini dell’Europa. Mediterranea Saving Humans continuerà a essere in mare e nei territori, insieme a chi rifiuta l’idea che il Mediterraneo possa continuare ad essere un enorme cimitero. Continueremo a testimoniare, denunciare e soccorrere vite, perché ogni persona che sfugge alla morte, è un atto rivoluzionario, di umanità e di giustizia, di speranza per il mondo intero».
Foto Mediterranea Saving Humans
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