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Assalto armato libico alla Sea-Whatch in acque internazionali. La prima risposta dall'Italia:

Assalto armato libico alla Sea-Whatch in acque internazionali. La prima risposta dall'Italia: "non è di nostra competenza"

Almeno 15 colpi sono stati sparati, ieri, da una motovedetta libica contro la tedesca Sea-Watch 5 che aveva appena salvato 90 persone, perché rifiutava di ricondurre a Tripoli i naufraghi. Il grave atto è stato perpetrato in acque internazionali a circa 27 miglia dalla costa libica.

«Poco fa la nave di una milizia libica ha aperto il fuoco sparando 15 colpi contro la nostra Sea-Watch 5. Il nostro equipaggio aveva appena terminato il soccorso di 90 persone. Ora le milizie libiche ci stanno seguendo e minacciando», ha denunciato la nave umanitaria dando l’allarme. Nella fase concitata della fuga dalla motovedetta, una di quelle regalate ai libici dal governo italiano, sono state interpellate le autorità italiane, che come prima risposta hanno detto che la situazione non era di loro competenza.

«Siamo davanti a un altro atto di pirateria nel Mediterraneo da parte di attori attivamente supportati e finanziati dal governo italiano e dall'Unione europea», ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch: «Questa purtroppo è la normalità per le persone in fuga. Non è il primo episodio e avviene subito dopo l'intercettazione e la cattura violenta dei membri della Flotilla da parte di Israele. Un Mediterraneo che si sta trasformando in un parco giochi per criminali coperto dalla complicità e totale impunità garantita dal nostro governo e dall'UE».

Commenta Angelo Bonelli di AVS e co-portavoce di Europa Verde in una nota: «Una motovedetta libica, donata dal governo italiano, apre il fuoco contro la Sea-Watch 5 dopo il soccorso di 90 persone in acque internazionali e il governo italiano fa Ponzio Pilato e si lava le mani dicendo che non è di sua competenza. È una vergogna».

«Le responsabilità del governo italiano sono gravissime – prosegue – perché quanto accaduto è il frutto diretto del Memorandum Italia-Libia, con cui da anni l’Italia e l’Europa delegano ai libici i respingimenti nel Mediterraneo, finanziando e sostenendo soggetti accusati di violenze, torture e sequestri».

«L’Italia indichi immediatamente un porto sicuro – sollecita Bonelli – per le 90 persone migranti soccorse dalla Sea-Watch 5: tutte avevano diritto alla protezione e al salvataggio, non a essere inseguite e minacciate da uomini armati in acque internazionali».

Sollecitazione non accolta, visto che, nelle ore successive, l'Italia ha assegnato per lo sbarco dei naufraghi il porto di Brindisi, a quattro giorni di navigazione.

Fra le altre reazioni politiche, quella di Nicola Fratoianni (Avs) che definisce l’evento «un crimine inaudito», rispetto al quale «ci aspetteremmo una presa di posizione netta dal governo, ma sappiamo già che non accadrà. I cacciatori di trafficanti a parole preferiscono criminalizzare il soccorso in mare piuttosto che fare qualcosa contro i trafficanti veri».

Di «azione criminale» parla anche Riccardo Magi, segretario di +Europa, sottolineando che «l'Italia si rende complice rafforzando i protocolli che perseguitano le ong».

Dal Pd, Matteo Orfini le intese con le milizie libiche: «Il governo non può ancora una volta – osserva – fingere di non vedere. Quegli accordi vanno stracciati e serve una nuova mare nostrum europea. Tutta la nostra solidarietà va a Sea-Watch».

*Foto ritagliata di Fabian Melber / Sea-Watch.org tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza

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