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A Gaza un "genocidio in slow motion": appello di preti e medici ai cattolici nel Congresso USA

“Medici contro il genocidio” e “Preti contro il genocidio” – rete nata a settembre 2025 (v. Adista Notizie n. 32/25) dall’iniziativa di 400 preti di fronte allo sterminio israeliano dei palestinesi nella Striscia di Gaza, che raccoglie oggi oltre 2.200 sacerdoti, compresi una ventina di vescovi e due cardinali – hanno firmato una lettera inviata ai circa 150 parlamentari cattolici eletti nel Congresso USA, per chiedere loro di intervenire con urgenza per garantire protezione al popolo palestinese di Gaza e della West Bank. In particolare, date le condizioni di vita inumane cui è sottoposta la popolazione palestinese, la lettera chiede ai membri cattolici del Congresso l’interruzione del blocco imposto a Gaza, la sospensione dei trasferimenti di armi a Israele e il rispetto del diritto internazionale umanitario.

Le due organizzazioni promuovono, dunque, «una convergenza tra etica medica e dottrina sociale della Chiesa» per contrastare quello che ritengono a tutti gli effetti un «genocidio in slow motion» (dopo il cosiddetto “cessate il fuoco”, che ha interrotto i bombardamenti aerei, il genocidio è proseguito, sebbene “a rallentatore”). La lettera invoca esplicitamente l'appello di Papa Leone XIV, che ha esortato i cittadini a contattare i propri rappresentanti al Congresso per cercare giustizia come via per la pace. I firmatari scrivono in questo spirito, inquadrando il loro appello come un obbligo morale e civico radicato negli insegnamenti della Chiesa cattolica.

La lettera prende spunto dall’appello lanciato ad aprile scorso da papa Leone XIV ai cittadini e alle cittadine desiderosi di pace per chiedere ai membri del Congresso di fermare gli attacchi alle infrastrutture iraniane (v. anche L’Osservatore Romano): «Come operatori sanitari, siamo preparati ad agire prima che la morte diventi inevitabile. Il genocidio è un crimine prevenibile, non una tragedia inevitabile. Il nostro obbligo è proteggere la vita ovunque sia minacciata. Le nostre tasse devono salvare vite, non distruggerle. La medicina è sinonimo di vita, umanità e dignità umana. Non saremo complici né taceremo». Spiega il dottor Nidal Jboor (cofondatore di Medici contro il genocidio) che «il Vangelo e la visione di giustizia sociale della Chiesa cattolica ci spingono a essere solidali con il popolo di Gaza e della Cisgiordania. Siamo onorati e profondamente grati di poterlo fare con Medici contro il genocidio».

Le 7 richieste

La lettera delle due organizzazioni contro il genocidio denuncia una situazione disastrosa e in continuo deterioramento, nel silenzio complice di media e governi concentrati sulla crisi iraniana: aiuti umanitari bloccati, sistemi idrici e igienico-sanitari al collasso, scuole e ospedali distrutti, famiglie confinate in campi sovraffollati dove le malattie dilagano. L’appello punta su sette iniziative non più procrastinabili: interrompere il blocco di Gaza e ripristinare l’accesso umanitario coordinato dall’ONU; stop all’invio di armi e mezzi militari a Israele; ripristinare la libertà di movimento nella Striscia di Gaza per consentire ai civili di tornare alle proprie case; liberare i medici e i circa 10mila palestinesi detenuti senza processo in condizioni disumane; ristabilire il diritto internazionale, fermare l’occupazione e proteggere i civili in Cisgiordania; avviare indagini indipendenti sulle violazioni dei diritti; cercare una soluzione giusta e duratura che diritti e autodeterminazione del popolo palestinese.

Il cosiddetto “cessate il fuoco” non ha mai garantito giustizia, non ha mai indagato riconoscimento delle responsabilità e dei crimini commessi, non ha intrapreso percorsi di riparazione. Pertanto le due organizzazioni invitano i legislatori cattolici, in ragione alla loro fede e dei loro doveri costituzionali, ad impegnarsi concretamente per cambiare rotta a Gaza e in Cisgiordania.

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