Il governo Meloni frena le rinnovabili e rilancia il nucleare: alla fine, chi pagherà?
Al “Premier Time” di ieri in Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato «che entro l'estate sarà approvata la legge delega e saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia». Il governo intende accelerare sul nucleare civile come risposta alla crisi energetica innescata dalla guerra scatenata dagli “amici” Donald Trump e Benjamin Netanyahu all’Iran e alla conseguente contesa sullo Stretto di Hormuz. In Italia le centrali nucleari si sono fermate dopo il referendum del 1987, e la volontà degli italiani e delle italiane è stata ribadita nel 2011 con un altro referendum. Due tornate referendarie arrivate dopo i disastri atomici di Chernobyl in Ucraina (26 aprile 1986) e Fukushima in Giappone (11 marzo 2011). Oggi il governo rilancia il nucleare propagandando come “sostenibile” e “sicura” la tecnologia dei piccoli reattori (SMR-Small Modular Reactor) dislocati sul territorio.
In aula si sono fatte sentire le ferme critiche piovute sulla premier in merito a questa decisione del governo.
Per esempio, il pentastellato Stefano Patuanelli ha sottolineato che gli SMR «producono 30 volte di più di scorie» rispetto alle centrali tradizionali e il costo dell’energia dei reattori viaggia «tra i 120 e i 140 euro a megawatt ora, cioè 4 o 5 volte più delle rinnovabili».
In una nota di Europa Verde diramata a margine del Premier Time, il deputato di AVS Angelo Bonelli ha parlato senza mezzi termini di «truffa» e di «schiaffo» alla volontà popolare espressa nei due referendum: «La truffa del DL nucleare di Giorgia Meloni copre il fallimento della sua politica energetica, che ha regalato oltre 70 miliardi di euro di profitti alle società energetiche del gas, come ENI. Questa legge delega rappresenta uno schiaffo in faccia agli italiani e alla loro volontà democratica, espressa chiaramente in due referendum in cui il Paese ha detto no al nucleare in modo inequivocabile. Meloni cancella con un decreto decenni di storia democratica».
Secondo i verdi italiani il futuro, come dimostrano esempi vicini e lontani, è nelle rinnovabili, che aumentano ovunque nel mondo: e però «la Presidente del Consiglio rispolvera il nucleare che, secondo i piani dell’UE al 2050, aumenterà di soli 11 GW (essenzialmente quello francese) passando dagli attuali 98 GW a 109 GW nel 2050, con un costo di 241 miliardi di euro. Nel frattempo, tra il 2022 e il 2024, nell’UE sono stati installati 205 GW di impianti di energia rinnovabile e, sempre secondo le stime europee, tra il 2021 e il 2023 le rinnovabili hanno fatto risparmiare 100 miliardi di euro».
Nel corso del suo mandato, il governo guidato da Meloni «ha bloccato le rinnovabili e ora getta fumo negli occhi agli italiani con il nucleare, che è un’energia costosa» (160-170 €/Mwh) e, inoltre, «non ha ancora risolto il problema della gestione delle scorie», ha aggiunto Bonelli riferendosi al fatto che ancora oggi il governo non ha individuato un “deposito nazionale” per lo stoccaggio delle scorie nucleari accumulate dopo la chiusura delle centrali imposta dal Referendum del 1987. Un nodo questo che apre a un altro problema, molto pratico, di cui la presidente del Consiglio non parla: dove saranno istallate le nuove centrali nucleari? «Lo dica chiaramente agli italiani, considerato che questo governo e questa destra non sono stati capaci di decidere nemmeno il sito per il deposito delle scorie radioattive, bloccato nei territori proprio dalla destra».
«Ma vorrei fare anche un’altra domanda alla Meloni», conclude il co-portavoce di Europa Verde: «Quanto costerà il nucleare e chi pagherà? Sicuramente lo Stato. Tra vent’anni, quando forse sarà stata realizzata qualche centrale nucleare, quella tecnologia sarà già stata definitivamente archiviata dai progressi dell’innovazione tecnologica e della scienza dei materiali nella produzione di energia. Perché il futuro ormai è segnato: è nelle rinnovabili e nell’elettrificazione del Paese».Così Angelo Bonelli.
* Foto tratta da Unsplash, immagine originale e licenza
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