Crisi climatica e transizione energetica: la latitanza del governo e l'appello alle Regioni
Un accorato appello alle Regioni italiane a compiere scelte coraggiose su crisi climatica e transizione energetica è stato lanciato lo scorso 13 maggio dal WWF Italia nella convinzione che le Regioni, in assenza di iniziative da parte del governo centrale, possano «diventare motore della lotta contro la crisi climatica e la crisi energetica».
Quella che stiamo attraversando, spiega il WWF nella sua nota, è «una fase decisiva per il futuro ambientale, energetico ed economico del Paese», e per questa ragione il presidente del WWF Italia, Luciano Di Tizio, ha deciso di scrivere una lettera ai presidenti delle Regioni italiane, invitandoli a promuovere un «confronto costruttivo» sulla transizione energetica, e in particolare su temi come l’accelerazione delle rinnovabili, le aree idonee, la partecipazione delle comunità locali, un adeguamento della normativa regionale all’altezza della sfida climatica.
Spiega la nota del WWF che, per le Regioni, «la transizione ecologica non riguarda più soltanto la lotta al cambiamento climatico, ma anche la sicurezza energetica, la competitività dei territori, la capacità di attrarre investimenti e la protezione di cittadini, imprese e comunità dagli impatti sempre più gravi della crisi climatica. L’adattamento e la mitigazione non possano più essere rinviati».
L’appello del presidente WWF prende le mosse dalla consapevolezza dei grandi ritardi del Paese nello sviluppo delle energie rinnovabili, a causa di politiche poco lungimiranti, populiste e di retroguardia che necessariamente pagheranno i territori e le comunità locali. Alla luce della grave inazione del governo, in definitiva, le Regioni «hanno oggi una responsabilità centrale».
Cosa fare? Secondo la nota i punti da affrontare sono diversi: 1) «Individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili»; 2) «Adottare una normativa basata su criteri trasparenti e solidi dal punto di vista tecnico-scientifico, coerente con gli indirizzi europei e capace di valorizzare prioritariamente le aree già antropizzate e gli interventi di ammodernamento degli impianti esistenti»; 3) «Promuovere processi partecipativi reali, coinvolgendo attivamente le comunità locali e migliorando la distribuzione dei benefici sui territori»; 4) «Dotarsi di leggi regionali sul clima», con l’obiettivo di «rendere vincolanti, più organiche e coerenti le politiche pubbliche di mitigazione e adattamento».
Anche in merito a questo ultimo punto, il WWF denuncia il ritardo con cui il governo italiano, rispetto a quelli di altri Paesi UE, sta affrontando le indicazioni chiare della Legge europea sul clima, che impone la neutralità climatica entro il 2050 e la riduzione delle emissioni climalteranti del 55% entro il 2030. L’Italia, spiega il WWF, «non si è ancora dotata di una legge quadro nazionale sul clima», in assenza della quale «le Regioni possono svolgere un ruolo determinante», diventando «laboratori di innovazione climatica» (come dimostrano i casi innovativi di alcuni Länder tedeschi e alcune comunità autonome spagnole).
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
