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2021, ultima chiamata per la svolta green: la responsabilità del governo Draghi

2021, ultima chiamata per la svolta green: la responsabilità del governo Draghi

Tratto da: Adista Notizie n° 8 del 27/02/2021

40555 ROMA-ADISTA. I primi passi del nuovo governo in materia ambientale stuzzicano l’interesse delle associazioni ecologiste che, sulle politiche di contrasto al cambiamento climatico e per la tutela del territorio, chiedono da tempo una svolta decisiva. Mai arrivata, fino ad oggi, indipendentemente dal colore dei governi che si sono succeduti negli anni.

L’istituzione di un nuovo Ministero della Transizione ecologica, che potenzia ed estende le competenze del Ministero dell’Ambiente e che dovrà amministrare i fondi europei post pandemia, sembra a molti un primo convinto passo nella giusta direzione. Confermato tra l’altro da alcuni passaggi del discorso di Draghi per la fiducia in Senato (17/2), che ha dichiarato di voler approfondire e integrare il programma di ripresa e resilienza del precedente governo su numerosi fronti (energia da fonti rinnovabili, inquinamento dell’aria e delle acque, mobilità elettrica, tutela del territorio, ecc.).

L’atteggiamento delle associazioni ambientaliste resta comunque attendista e di cauto ottimismo: non cantano vittoria ma nemmeno si lasciano andare allo scoramento perché, se è vero che Mario Draghi e altri colleghi di governo provengono dal mondo della grande finanza, tra i più colpevoli protagonisti del disastro ambientale in corso, è vero anche che ora la strada è segnata. Soprattutto perché, a voler recitare un noto slogan, «ce lo chiede l’Europa».

L’attesa della svolta

L’idea di un nuovo Ministero per la Transizione ecologica guidato da un tecnico “di peso” come Roberto Cingolani piace al WWF, che il 13 febbraio esprime «soddisfazione» e auspica «che gli interventi per la difesa della biodiversità e per la cura del territorio rimangano un asse portante dell’attività del neonato Ministero e diventino quindi i parametri guida della transizione». Il WWF chiede inoltre al nuovo governo di mantenere «un confronto aperto e vivo» tra istituzioni, comunità scientifica e società civile ambientalista, «per la definizione dei nuovi contenuti del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza» (Pnrr). Il quale andrà modificato in maniera «sostanziale», sottolinea il WWF, perché «ancora non risponde adeguatamente alle sfide green lanciate dall’Europa con lo strumento Next Generation Eu».

Il 17 febbraio, il WWF ha «apprezzato» la parte del discorso di Draghi in Senato quando afferma che «Per uscire dalla situazione attuale di emergenza c’è bisogno di una sfida poliedrica che affronti sia l’emergenza sanitaria che quella ambientale, che hanno favorito l’insorgere e il diffondersi del virus», e quando sottolinea «come sia necessario intervenire assicurando che ci sia una giusta transizione del nostro sistema produttivo verso un modello di economia decarbonizzata e sostenibile e che nel futuro dell’Italia non ci deve essere solo “una buona moneta ma un buon pianeta”».

«Il futuro del nostro Paese o sarà sostenibile, puntando decisamente e con coraggio sulla decarbonizzazione e l’arresto e l’inversione dell’emorragia di biodiversità terrestre e marina, o non sarà quello che meritano le future generazioni», afferma la presidente del WWF Donatella Bianchi a margine del discorso di Draghi in Senato. «Per il rilancio dell’Italia è necessario superare modelli economico-produttivi incapaci di perseguire l’innovazione e le sfide ambientali. Questo per noi è la sostanza del messaggio di Draghi che apprezziamo e condividiamo e che secondo noi deve essere la guida per la revisione del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR). Sembra iniziata una nuova era con un programma che nasce da una premessa di cambiamento, di rivoluzione nell’azione di governo. Un “Governo del Paese”, che mette al centro l’ambiente, il pianeta, il futuro sostenibile, con un approccio europeista”, dichiara la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi».

 

Riconversione ecologica dell’economia

Il neonato Ministero e il suo titolare sono al centro delle riflessioni e delle speranze anche di Legambiente, storica associazione italiana ambientalista e di tutela del territorio, che, come il WWF, invoca modifiche migliorative al Pnrr «per una vera lotta alla crisi climatica».

Secondo il presidente Stefano Ciafani, si legge il 12 febbraio sul periodico promosso da Legambiente, La Nuova Ecologia, «l’auspicio è che questo ministero con le nuove competenze sui temi energetici possa cambiare passo sulla decarbonizzazione dell’economia del Paese, seguendo la rotta green indicata dall’Europa».

Secondo Ciafani, «per accelerare la transizione ecologica serve finanziare solo le opere che vanno nella direzione della ripartenza green e fare urgentemente alcune riforme trasversali » su economia circolare, semplifica- zione e amministrazione pubblica, fonti rinnovabili, riconversione industriale, rigenerazione urbana, eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, Sistema nazionale di protezione ambientale, ecc. Su questi inderogabili sfide dovrà misurarsi e sarà valutata, nei prossimi mesi, la nuova compagine di governo. Solo il tempo dimostrerà, conclude il presidente di Legambiente, «se l’auspicata riconversione ecologica dell’economia che chiediamo da decenni sta per diventare finalmente realtà».

«L’ultima volta buona»

Che tipo di “transizione ecologica” ha in mente Draghi? La novità dell’istituzione di un ministero ad hoc – afferma Greenpeace il 15 febbraio rilanciando la petizione “Ripartire da Salute, Lavoro e Ambiente” – «sembrava una buona notizia, ma la partenza non è altrettanto buona. Ricorda l’organizzazione ambientalista che il ministro Cingolani «solo un anno fa dichiarava in un'intervista per la rivista del colosso energetico italiano Eni che il solare costa troppo e che il gas è il male minore per il nostro Paese. Se quello che il nuovo governo ha in mente per transizione ecologica è solo una pennellata di verde al Recovery Plan, non resteremo in silenzio».

In particolare, Greenpeace sottolinea le responsabilità e le complicità del mondo della finanza (da cui provengono Draghi e altri esponenti di governo) nella crisi climatica alla quale oggi, in ritardo e a fatica, si tenta di porre rimedio. «La vera svolta green è ancora molto lontana», prosegue l’organizzazione: «Le lobby dell’energia fossile e dell’agricoltura industriale faranno pressioni anche sul nuovo governo per continuare ad investire in gas, petrolio, carbone, allevamenti intensivi, armi». Attività che «ci hanno consegnato il Pianeta malato» nel quale viviamo e nel quale lottiamo contro «una pandemia e una crisi climatica sempre più devastanti».

È tempo, ora o mai più, di costruire un Paese a impatto zero, capace di dare priorità a lavoro, salute, clima e pace, affonda Greenpeace, e «questa non è “la volta buona” per avviare la transizione economica verso un Paese più green: questa è l’ultima volta buona. Che strada sceglierà davvero Draghi?».

Le sfide sul piatto del governo

«Immaginiamo di stare su un pianeta sfruttato, dove le risorse si stanno esaurendo, dove la natura è minacciata, dove tutti gli essere viventi sono in pericolo. Ma salvarlo, e salvarci, è possibile. È lo scopo del gioco. C’è solo una regola da ricordare: non è un gioco». Oxfam Italia – insieme a Fondazione Acra, Centro Cooperazione Internazionale, CISP, COPE, Marche Solidali, We World e con il contributo dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – lancia il 16 febbraio la campagna nazionale #2021ultimachiamata su economia circolare, produzione e turismo locale, produzione trasparente, riduzione dei consumi, mobilità sostenibile e investimento ambientale.

L’Italia ha oggi «l’opportunità e le risorse per agire con convinzione e coerenza», spiega Elisa Bacciotti (responsabile delle campagne di Oxfam Italia) il giorno del lancio. Il 2021 è un anno cruciale per il pianeta ma anche per l’Italia: il nostro Paese, spiega Oxfam, è «impegnato a definire il programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria, secondo la legge approvata a ottobre 2019, a fronte del decennio più caldo mai registrato, con un’anomalia della temperatura superficiale media di +1,56°C (2019)». Secondo l’Alleanza nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (AsviS), si legge ancora, «guardando alle tonnellate di CO2 prodotte a livello pro-capite, il nostro Paese dovrebbe triplicare l’attuale tasso di decarbonizzazione per essere in linea con gli obiettivi al 2050».

Ci sono poi le grandi sfide e le grandi opportunità poste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), «che assegna importanti risorse alla mobilità sostenibile (circa 30 miliardi) e alla transizione ecologica (più di 70 miliardi)», risorse gestite dal neonato Ministero della Transizione ecologica.

Infine, ancora nel 2021, l’Italia «dovrà inoltre adottare una rinnovata strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, corredata da piani locali coerenti e monitorati. Un punto sul quale la campagna #2021Ultimachiamata insiste particolarmente, dato che a marzo dello scorso anno, solo 5 Regioni su 20 avevano definito gli indicatori di verifica delle loro strategie». 

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