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L'appello dei vescovi ucraini e polacchi

L'appello dei vescovi ucraini e polacchi "per evitare il pericolo di guerra"

Il pericolo di azioni belliche in Ucraina ha indotto i vescovi cattolici polacchi e ucraini a lanciare, oggi, un “Appello alla ricerca del dialogo e della comprensione per evitare il pericolo della guerra”.

Preoccupati per l’esito negativo dei negoziati fra Russia e Occidente, sottolineano che «l’occupazione del Donbas e della Crimea ha dimostrato che la Federazione Russa – violando la sovranità nazionale e l’integrità territoriale dell’Ucraina – manca di rispetto per le norme vigenti del diritto internazionale. La situazione attuale è una grande minaccia per i Paesi dell’Europa centro-orientale e per l’intero continente europeo, che può distruggere l’eredità di molte generazioni che hanno costruito un ordine pacifico e l’unità in Europa».

«I regimi totalitari del XX secolo – affermano – hanno portato nel mondo tragiche esperienze di guerre e terrore politico, ignorando l’autorità di Dio». «Anche oggi vogliamo sottolineare chiaramente che ogni guerra è una disgrazia e non può mai essere un modo appropriato per risolvere i problemi internazionali (…). La guerra è sempre una sconfitta per l’umanità. È un’espressione di barbarie e uno strumento piuttosto inefficace per risolvere le incomprensioni».

Di seguito il testo integrale dell’Appello.

 

Con preoccupazione apprendiamo la notizia che le recenti serie di colloqui tra Russia e Occidente non hanno portato ad un accordo. Nei loro discorsi, i leader di molti paesi sottolineano la crescente pressione da parte russa contro l’Ucraina, ai cui confini sono stati massicciamente radunati armi e militari. L’occupazione del Donbas e della Crimea ha dimostrato che la Federazione Russa, violando la sovranità nazionale e l’integrità territoriale dell’Ucraina, manca di rispetto per le norme vigenti del diritto internazionale. La situazione attuale è una grande minaccia per i paesi dell’Europa centro-orientale e per l’intero continente europeo, che può distruggere l’eredità di molte generazioni che hanno costruito un ordine pacifico e l’unità in Europa.

I regimi totalitari del XX secolo hanno portato nel mondo tragiche esperienze di guerre e terrore politico, ignorando l’autorità di Dio. In nome di false ideologie intere nazioni sono state condannate allo sterminio, il rispetto della dignità umana è stato distrutto e l’essenza dell’esercizio del potere politico è limitato alla sola violenza.

Anche oggi vogliamo sottolineare chiaramente che ogni guerra è una disgrazia e non può mai essere un modo appropriato per risolvere i problemi internazionali. Non lo è mai stato e non lo sarà mai perché essa crea nuovi, più gravi conflitti. Quando scoppia una guerra, essa diventa una „strage senza senso”, „un rischio da cui non si torna indietro” che distrugge il presente e minaccia il futuro delle persone: „Con la pace nulla si perde, con la guerra si può perdere tutto”. In definitiva, la guerra è sempre una sconfitta per l’umanità. È un’espressione di barbarie e uno strumento piuttosto inefficace per risolvere le incomprensioni. Papa Paolo VI, durante il suo discorso alla Sessione della Conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo nel 1978, definì la guerra „un mezzo irrazionale e inaccettabile per dirimere le controversie tra Stati”.

«Ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione» (Gaudium et spes, 80).

“Le azioni manifestamente contrarie al diritto delle genti e ai suoi principi universali, non diversamente dalle disposizioni che le impongono, sono crimini. Non basta la cieca obbedienza a giustificare coloro che vi si sottomettono. Così lo sterminio di un popolo, di una nazione o di una minoranza etnica deve essere condannato come peccato mortale. Si è moralmente in obbligo di far resistenza agli ordini che comandano un « genocidio» (CCC 2313).

La ricerca di metodi alternativi alla guerra per risolvere i conflitti internazionali è diventata oggi un’esigenza urgente, perché il potere terrificante degli strumenti di distruzione a disposizione anche delle medie e piccole potenze e i legami sempre più forti esistenti tra le nazioni del mondo intero oggi rendono difficile o addirittura praticamente impossibile limitare gli effetti del conflitto. Forti dell’esperienza delle generazioni precedenti, facciamo quindi appello ai governanti affinché si astengano dalla guerra. Invitiamo i leader a ritirare immediatamente gli ultimatum e a non approfittare di altri paesi come merce di scambio. Qualsiasi divergenza di interessi dovrebbe essere risolta non con l’uso delle armi ma attraverso gli accordi. La comunità internazionale dovrebbe unire i suoi sforzi in solidarietà e sostenere attivamente in tutti i modi possibili la società minacciata.

A nome nostro e delle nostre comunità, vi ricordiamo che «la promozione della pace nel mondo è parte integrante della missione attraverso la quale la Chiesa continua l’opera salvifica di Cristo sulla terra. Perché la Chiesa è «in Cristo» sacramento, cioè segno e strumento di pace nel mondo e per il mondo. Costruire la vera pace è espressione della fede cristiana nell’amore di Dio per ogni persona. Dalla fede liberatrice nell’amore di Dio deriva una nuova visione del mondo e un nuovo modo di accostarsi al prossimo, sia esso un individuo o un’intera nazione: è la fede, ispirata dalla pace che Cristo ha lasciato ai suoi discepoli ( Gv 14,27), che trasforma e rinnova la vita (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 516). I fondamenti delle relazioni interpersonali della cultura giudaico-cristiana sono i valori di fede, speranza e amore, nonché verità, bellezza e bontà, senza i quali non c’è e non ci sarà un futuro duraturo e pacifico. La situazione attuale esige dai cristiani di tradizione orientale e occidentale la piena responsabilità per il presente e il futuro del nostro continente e la disponibilità al sacrificio in difesa della comunità familiare, nazionale e statale.

Pertanto, invitiamo tutti a unirsi nella preghiera comune: «Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso, Signore della pace e della vita, Padre di tutti. Tu hai progetti di pace e non di afflizione, condanni le guerre e abbatti l’orgoglio dei violenti. Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani, a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe in una sola famiglia.

Ascolta il grido unanime dei tuoi figli, supplica accorata di tutta l’umanità: mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, […] che minaccia per le tue creature in cielo, in terra e in mare.

In comunione con Maria, la Madre di Gesù, ancora ti supplichiamo: parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli, ferma la logica della ritorsione e della vendetta, suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove, gesti generosi e onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.

Padre, concedi al nostro tempo giorni di pace. Mai più la guerra. Amen. (S. Papa Giovanni Paolo II.

Arcivescovo Maggiore Sviatoslav Szewczuk, Primate della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina

Arcivescovo Stanis?aw G?decki, Presidente della Conferenza Episcopale Polacca

Arcivescovo Mieczys?aw Mokrzycki, F.F. Presidente della Conferenza Episcopale Ucraina

Arcivescovo Eugeniusz Popowicz, Metropolita di Przemys?-Varsavia della Chiesa Greco-Cattolica in Polonia

Vescovo di Ni? ?uszczak, Amministratore Apostolico sede vacante dell’Eparchia Greco-Cattolica di Mukaczewska sui juris

 

Kiev – Varsavia – Leopoli – U?horod, 24 gennaio 2022

*Foto Flickr

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