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Etiopia: nel Tigray dopo la guerra è ancora crisi umanitaria

Etiopia: nel Tigray dopo la guerra è ancora crisi umanitaria

A oltre 4 anni dall’inizio del conflitto (4 novembre 2020) che ha visti contrapposti il governo etiope guidato da Abiy Ahmed e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF), regione settentrionale al confine con l’Eritrea, Oxfan torna ad accendere i riflettori sulle disperate condizioni di vita della popolazione tigrina, vessata prima dalla guerra – conclusasi formalmente con il cessate il fuoco permanente siglato il 2 novembre 2023 (v. Adista online, 3/11/2022) ma poi di fatto “spostata” in altre regioni – e poi da una carestia che colpisce oltre 3,5 milioni di persone e uccide soprattutto anziani e bambini, dall’aumento fuori controllo del prezzo dei generi alimentari, da fame e malnutrizione, dalla siccità, dal calo – in ultima battuta – degli aiuti internazionali. Al netto dell’esodo di massa di popolazioni costrette alla fuga per via della guerra, lancia l’allarme Oxfam, nell’Etiopia settentrionale ci sono 9,4 milioni di persone «in condizioni di fame estrema, circa 1 persona su 3». E nelle prossime settimane la situazione «rischia di precipitare ulteriormente».

Oxfam informa sul drammatico combinato di guerra e crisi climatica per le popolazioni locali: «La siccità, la carenza di sementi e l’invasione di locuste, tra la fine del 2023 e l’inizio di quest’anno, hanno causato la perdita della metà dei raccolti». «132 mila ettari di coltivazioni sono state letteralmente arse dalla mancanza di precipitazioni e decine di migliaia di capi di bestiame sono morti». «Il calo della produzione alimentare ha inoltre fatto schizzare alle stelle i prezzi dei generi alimentari, ai livelli più alti degli ultimi 5 anni. La conseguenza è che milioni di persone non possono più permettersi l’acquisto dei beni alimentari di base e la gran parte degli agricoltori non ha più nulla».

Secondo Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, «la situazione nel Tigray sta precipitando» e «senza un aumento immediato e massiccio degli aiuti internazionali, molte altre persone rischiano di morire nei prossimi mesi». Pezzati ricorda che la crisi etiope è una delle più gravi al mondo e che «il calo dei finanziamenti per la risposta umanitaria, compresa la sospensione dell’invio di aiuti alimentari per 6 mesi l’anno scorso, da parte di USAID e World Food Program, ha aggravato ulteriormente la situazione». «Sebbene gli aiuti abbiano ripreso adesso ad arrivare la situazione resta disperata, soprattutto perché in Etiopia in questo momento ci sono quasi 1 milione di rifugiati e circa 4 milioni di sfollati interni allo stremo. Senza un cambio di passo nella risposta all’emergenza, tantissimi potrebbero essere investiti da una vera e propria carestia».

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