
Qualcosa s’è mosso al Sinodo della Chiesa italiana
Tratto da: Adista Documenti n° 30 del 06/09/2025
Questo contributo si propone come testimonianza della partecipazione attiva ai lavori sinodali – in particolare della Chiesa italiana – dei preti operai, a partire dalla richiesta del presidente della CEI di incontrarci.
L’incontro
Nell’agosto 2022 alla Cittadella di Assisi ho incontrato il card. Matteo Zuppi. Era relatore alla settimana dedicata a Pier Paolo Pasolini. Una persona mi ha presentato a lui e, dopo qualche osservazione su Pasolini, mi ha detto: «Io incontrerei volentieri voi preti operai». Tre mesi dopo, in undici da cinque regioni, ci siamo recati nel salone dell’episcopio di Bologna.
Qualche giorno prima avevo inviato a Zuppi un breve documento nel quale dicevo che era dal 1985, dopo il Convegno della Chiesa italiana a Loreto su “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini” (al quale, su invito della CEI, due di noi avevano partecipato), che la Commissione dei vescovi per i problemi sociali e il lavoro aveva chiuso il rapporto con noi. Un’interruzione unilaterale, senza alcuna spiegazione. Era cominciata l’era Ruini.
Zuppi ci accoglie molto cordialmente, dando a noi la parola. Ciascuno parla liberamente. Alle 13,30 il cardinale interviene: «Adesso è ora di mangiare». Noi lo invitiamo al vicino ristorante dove abbiamo prenotato. «No, stiamo qui, facciamoci portare il cibo». E si alza sfoderando piatti monouso e bottiglie di vino. A pranzo continua la nostra conversazione. Alle 14,30 ci saluta, per un altro impegno, con queste parole: «La vostra storia non può rimanere nascosta e ignorata».
Da quell’incontro è nato il “Primo seminario nazionale dei Preti Operai”, organizzato dalla CEI, che si è svolto a Bologna il 19 giugno 2023 con un titolo che riconosceva la dimensione evangelica della nostra scelta di vita: “Preti Operai in Italia ‘lavoratori per la sua vigna’ (Mt 20, 1)”. Riporto qualche citazione che mette in luce la connessione tra la nostra vita e la dimensione sinodale della Chiesa.
Don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio per i Problemi sociali e il Lavoro: «Emerge prepotente il legame tra l’esperienza dei preti operai e il modello di Chiesa sinodale voluto da papa Francesco: una Chiesa decentrata e in ascolto, in discernimento e capace di profezia».
Card. Matteo Zuppi: «Ci avete insegnato che in nome del Vangelo andava abbattuto il muro che abbiamo costruito con la modernità. La vostra incarnazione nella vita ordinaria del mondo del lavoro ha richiamato la Chiesa alla conversione. […] Desidererei molto che ciascuno di voi si sentisse chiamato in causa per sollecitare una riflessione sul ministero del prete e sulla sua formazione alla luce del Concilio del magistero di papa Francesco e del tempo che viviamo. […] Come la vostra esperienza può arricchire la Chiesa e il ministero del prete oggi, in un’epoca di crisi vocazionale senza precedenti. […] Oggi? Collocati all’interno del Cammino sinodale vogliamo guardare al futuro: quale Chiesa intendiamo immaginare, quale modello di evangelizzazione intendiamo proporre alla Chiesa del nostro tempo […]».
Il nostro contributo al Sinodo
Come potete immaginare, l’assemblea di circa 80 preti operai era costituita per oltre il 90% da pensionati con una media di età molto alta. Quando Zuppi ci disse che non dobbiamo sentirci «combattenti e reduci», l’abbiamo preso sul serio. Leggendo i documenti sinodali abbiamo notato che la parola «lavoro» era inesistente. È nata la decisione di produrre una piccola pubblicazione in collaborazione con le ACLI di Milano e la CGIL della Toscana, in due parti: nella prima due nostri articoli che parlano del ministero presbiterale, mentre la seconda è dedicata al lavoro. I titoli dei due articoli offrono un’idea dei loro contenuti. Il primo: “Preti operai come declinazione-interpretazione permanente del ministero degli ultimi nella Chiesa”. Il secondo: “Note sul ministero ordinato a partire dalla nostra vita di preti al lavoro”. La copertina offre una nostra foto del 1992 che ritrae un nutrito gruppo di preti in uno dei nostri convegni. Sopra la foto figura: “Preti Operai”, e sotto: “Il nostro sguardo”.
La seconda parte si apre con un appello rivolto all’intero Sinodo italiano: Memento-Ricordati del lavoro che secondo i Vangeli Gesù stesso ha vissuto, Lui «figlio del carpentiere (Mt 13,55) anzi Lui stesso carpentiere (Mc 6,3)». Una densa citazione aggiunge profondità e attualità: «La verità di quelle risonanze affettive del vissuto concreto dell’uomo di Nazareth, e con esse l’identità divina del Figlio, si decide nella posizione che Gesù liberamente assume che si annuncia nelle esperienze del suo vivere – la regola del tempo messianico vale, dunque, anche e in primo luogo per Gesù stesso. Posizione che non si determina a margine della dimensione effettiva del sentire di Gesù, ma che è esattamente l’operosità sensibile del suo corpo, fino agli estremi della finitudine, quale affezione filiale del logos filiale di Dio… La Scrittura… configura una contemporaneità messianica fra la singolare esperienza di Dio vissuta da Gesù e la quotidianità del vivere umano» (M. Neri, Fuori di sé. La Chiesa nello spazio pubblico, E.D.B. Bologna 2020, 64-65).
Questi contenuti ho potuto riassumerli nei due minuti concessi a ogni intervento dinanzi ai mille delegati nella prima Assemblea sinodale del novembre scorso. Tre giorni prima del suo inizio sono stato raggiunto da una telefonata che mi annunciava che Zuppi mi invitava a essere presente come membro dell’Assemblea, nella quale ho potuto intervenire: ho manifestato lo stupore per l’assenza della parola “lavoro” nei documenti sinodali, mentre esso incide pesantemente sulla vita. Ho ricordato il numero elevatissimo dei morti sul lavoro, il lavoro povero con milioni di famiglie in perenne povertà, l’ingiustizia di genere cui è sottoposto il lavoro femminile, gli oltre 100mila giovani che annualmente lasciano l’Italia alla ricerca di un lavoro dignitoso, lo sfruttamento fuori controllo degli immigrati. Domina una concezione dell’impresa fondata sulla massimizzazione dei profitti a ogni costo.
In preparazione alla seconda Assemblea sinodale, tenutasi dal 31 marzo al 2 aprile, noi Preti Operai abbiamo inviato un nuovo documento alla segreteria del Sinodo con il titolo «Contatto diretto», per indicare che occorre entrare, a livello territoriale, in un contatto reale, fisico con lavoratori e lavoratrici.
Tra le 50 Proposizioni presentate come sintesi finale dei quattro anni di Sinodo, dichiarate insufficienti dalla quasi totalità dell’assemblea, una era completamente dedicata al lavoro: veniva indicata la piaga della mancanza e dello sfruttamento del lavoro. Un passo avanti era stato fatto.
Urgenze
Chiudo indicando due urgenze, che ho notificato alla segreteria del Sinodo come mio intervento nell’ambito della seconda Assemblea, e che riguardano la Chiesa universale:
1) Ecumenismo. Dinanzi alla situazione planetaria a rischio, le Chiese cristiane devono alzare la voce insieme. Questo richiede un reciproco riconoscimento. La Chiesa di Cristo è una e unica. Le Chiese sono molteplici, come le ecclesiologie. Il punto di incontro avviene nel riconoscere che anche nelle altre Chiese (Chiese e non “comunità ecclesiali”) è presente l'azione di Dio, il suo Spirito, l'orientamento al Regno annunciato da Gesù. I sacramenti non sono proprietà delle Chiese. L'eucarestia, la santa cena, praticate secondo il comando di Gesù – «fate questo in memoria di me» – perché non farle diventare momento di ospitalità e di riconoscimento dei cristiani e cristiane di altre confessioni? Potrebbero nascere parole comuni da diffondere e la manifestazione di diversità riconciliate come testimonianza in questo mondo lacerato. È necessario che l'intera pastorale, come pure la catechesi, vengano riformulate secondo la prospettiva ecumenica.
2) Le donne: giustizia di genere nella Chiesa. La presenza delle donne nella Chiesa ha un lungo passato di subordinazione, silenzio, sfruttamento del loro lavoro, di spiritualità della sottomissione. Oggi la chiamiamo “ingiustizia di genere”. È una piaga della Chiesa, presente anche a livello politico-sociale. Per uscirne si impone un cambiamento profondo che deve riguardare i rapporti reali di giustizia, il linguaggio anche liturgico, la teologia, le responsabilità nell'ambito della Chiesa e il diritto di parola. Intanto bisogna riconoscere il problema come reale. Una gerarchia di soli maschi, di diritto divino, come dice il Codice di Diritto Canonico (CIC), dove il clericalismo è di casa, potrà davvero riconoscere la stortura da sanare, o si prenderanno le vie del paternalismo, che di fatto lascia inalterati rapporti ben lontani da una “giustizia di genere”? Molti cattolici e cattoliche si domandano il perché dell’ostilità verso il diaconato femminile ordinato. In prospettiva le ricchezze spirituali presenti nel mondo femminile, da investire anche a livello di ministero ordinato, rappresentano il potenziale rigenerativo di cui la Chiesa, oggi e domani, ha assolutamente bisogno.
Roberto Fiorini è prete operaio, già infermiere, già segretario nazionale dei Preti Operai (1983-1989); direttore della rivista PretiOperai.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
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