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Palestina. Da anni, un genocidio a bassa intensità

Palestina. Da anni, un genocidio a bassa intensità

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 2 del 17/01/2026

«Violenza e sistematica sopraffazione, parole d’ordine ingiustizia strutturale e impunità: l’occupazione non è solo qualcosa che accade. È un sistema che modella ogni aspetto della quotidianità». È il quadro drammatico descritto dal pastore valdese delle Valli Michel Charbonnier, delegato della Tavola valdese al Convegno di Kairos Palestine, il coordinamento ecumenico di Chiese cristiane locali, svoltosi a Betlemme per la discussione e diffusione del nuovo documento KAIROS II, “Momento di verità: la fede al tempo del genocidio”. La sua testimonianza e quella di Pier Francesco Pandolfi de Rinaldis, giovane attivista di ARI (Associazione Rurale Italiana) e di Pace per Gerusalemme (Trento), sono state presentate nell’incontro online “Cisgiordania: tra uccisioni, devastazioni e nuovi insediamenti. Quale pace?” (4/12, organizzato da Dalla parte di Abele – un gruppo per la pace in Medio Oriente, nato nel 2024 nel mondo evangelico italiano – insieme alla GLAM - FCEI –, al CIPAX e a Ambasciatori e Ambasciatrici di Pace dell’UCEBI).

“Vieni e vedi” è l’appello di Kairos Palestine, che organizza visite e incontri per una conoscenza diretta, in modo che al rientro si sia testimoni. E per Charbonnier, per la prima volta in Palestina, l’impatto è stato fortissimo. Ha visto le politiche di annessione nell’area di Betlemme, Jenin largamente sgomberata, i villaggi della valle del Giordano soggetti a demolizioni improvvise, famiglie colpite dalla violenza. Le sue parole sono molto dure: «Emerge bene il sistema dell’occupazione, che nega i diritti fondamentali, anche all’acqua e alla mobilità (check-point, cancelli, divieti notturni, permessi negati), e confisca terreni. Attacchi sempre più ripetuti e pervasivi dei coloni, sempre armati e comunque impuniti, se non sostenuti dal governo», «una strategia chiara e intenzionale di spossessamento lento ma inesorabile, che funziona come una pressa, che tende a schiacciare sempre più, a comprimere lo spazio vitale fino a renderlo invivibile per la popolazione palestinese».

Alla moderatrice Gianna Urizio, che ha chiesto se il titolo del documento non sia troppo duro, il pastore ha risposto: «Da quel poco che ho visto è molto chiaro che c’è un genocidio che non è quello iniziato il 7 ottobre, ma un genocidio a bassa intensità», che si attua attraverso tanti elementi legati tra loro: «annessione territoriale, annessione infrastrutturale – le bypass-roads, che collegano solo gli insediamenti dei coloni –, le limitazioni alla mobilità. E poi la pressione demografica», con la «violenza dei coloni come strumento parallelo e complementare, e l’erosione economica – campi requisiti, ulivi devastati… Un genocidio a bassa intensità che il 7 ottobre ha avuto il via libera per premere sull’acceleratore, come sparare all’impazzata in un video gioco. E anche una strategia di genocidio e apartheid insieme», che i pullman dei pellegrinaggi tradizionali non vedono.

Il documento di Kairos Palestine – ha detto – «nasce dal cuore di un popolo ferito», è «una testimonianza, una denuncia, in un tempo che viene definito senza esitazione di genocidio. Leggere questo testo non deve essere solo un esercizio politico ma anche un atto ecclesiale, spirituale. Il kairòs è un tempo in cui la fede è chiamata a parlare, è quando la storia interpella la coscienza. Quindi il documento interroga anche noi sul nostro modo di discernere, prendere posizione, coltivare una spiritualità che affronti la realtà senza sottrarsi alla responsabilità. Va letto come un documento che nasce dal trauma, come un grido (…), è una teologia dal basso, una testimonianza». E la sua forma è «segnata dal dolore». Il pastore ha lanciato un messaggio forte alle Chiese tutte: il testo «chiede di essere non approvato – è il loro documento – ma ascoltato», ascoltare «persone che stanno lanciando un grido di dolore, di sofferenza, di aiuto». È un «documento radicale, una denuncia profetica, un grido d’accusa» alle Chiese occidentali: «l’accusa del silenzio, del doppio standard morale, di complicità con il potere e della promozione di teologie distorte come il sionismo cristiano». «Bisogna diffondere la testimonianza di questi fratelli e sorelle cristiane che parlano da lì, dal cuore della sofferenza», e che denunciano un isolamento sostanziale: «Non c’è nessun partner a livello internazionale per la pace». L’appello è quindi a costruire una rete ecumenica nazionale forte su questi temi e lavorare anche sul piano teologico e del linguaggio, in primis per decostruire il sionismo cristiano.

La seconda testimonianza ha avuto al centro la terra e la raccolta delle olive in Cisgiordania: «La tristezza è tanta – ha detto Pier Francesco Pandolfi, di ritorno da un mese di volontariato presso diverse comunità rurali – perché, appena finita la raccolta delle olive, è scattata la vendetta del governo israeliano, in particolare nei confronti di una delle organizzazioni contadine affiliata alla Via Campesina che aveva ospitato quasi 150 volontari. Già lo scorso 31 luglio le forze militari avevano distrutto l’unità produttiva della Banca dei semi palestinese, presidio di conservazione delle sementi tradizionali e della biodiversità. A inizio dicembre sono stati attaccati, devastati e poi sigillati gli uffici dell’organizzazione sia a Hebron che a Ramallah, dove mi trovavo dieci giorni fa, e sono stati sottratti soldi, computer e documenti. Questo nel cuore dell’Area A, ripreso in diretta con orgoglio dalla TV». Un attacco da cui sarà difficilissimo riprendersi, «dato che gli spazi di libertà per i palestinesi si stanno restringendo di settimana in settimana». È una risposta violenta a un segno positivo: la ripresa, dopo due anni di chiusura, dei viaggi di solidarietà, con l’arrivo di più di un migliaio di volontari. «Ma la risposta violenta – ha detto – è segno anche della psicosi profonda che sta vivendo Israele, della deumanizzazione di loro stessi, perché il carnefice è ovviamente sempre meno umano della vittima che vuole deumanizzare». È sempre più difficile entrare, anche per i turisti. Ha raccontato di essere stato trattenuto ore alla frontiera, con domande, controlli, intimidazioni – «attento, in Israele è vietato fare volontariato. Puoi avere conseguenze» – e di aver assistito a maltrattamenti a una donna anziana e un uomo disabili, e a un prete cattolico. Di contro, il calore della straordinaria accoglienza palestinese, la perseveranza, sumud con la parola araba: “loro ci insegnano che continuano a stare lì…». Immagini suggestive hanno mostrato in un contesto di bellissimi paesaggi, con olivi secolari, il calore della dimensione comunitaria della raccolta, con nuclei di famiglie che si aiutano fra loro, resistendo all’oppressione: «Molte famiglie possono andare nei campi solo una volta l’anno! Alcune non andavano da tre anni!». Un voluto indebolimento della produzione. In Area C ma anche in Area B l’Autorità palestinese è costretta per l’accesso ai campi a chiedere permessi a un Ufficio israeliano di coordinamento per la raccolta. L’esercito di fatto decide quando si può entrare e pone dei limiti, anche di età – solo sopra i 40 anni. La presenza di attivisti internazionali negli anni scorsi era un deterrente, ma ora i coloni non fanno quasi più distinzione: alzano le mani, minacciano, sparano indiscriminatamente». E 30 volontari sono stati arrestati sul campo e deportati. Poi bruciano gli alberi di olivi, che a volte, resilienti come i palestinesi, riprendono a vivere. Negli ultimi due anni ne sono stati distrutti o sradicati 17mila.

«In Palestina – ha concluso – coltivare significa resistere alla pulizia etnica, all’occupazione illegale e alle violenze continue da parte di Israele», ma «c’è bisogno di un appoggio politico e umano che, come già detto da Charbonnier, deve essere più organizzato”.

È questo forte appello il senso ultimo dell’incontro. Speriamo che le nostre chiese e comunità siano pronte a raccoglierlo.

Cristina Mattiello è presidente del Centro Interconfessionale per la Pace - CIPAX

*Foto da Unsplash, immagine originale e licenza 

 

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