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Ci ha lasciati mons. Raffaele Nogaro

Ci ha lasciati mons. Raffaele Nogaro

CASERTA-ADISTA. Il giorno dell’epifania don Raffaele Nogaro (vescovo di Sessa Aurunca dal 1982 e di Caserta dal 1990) ci ha lasciato. Centinaia di persone avranno molto da raccontare di lui, del suo sorriso, delle sue invettive contro i camorristi, i politici collusi con le mafie, i protagonisti di vari soprusi. Più d’uno ha scritto dei libri su di lui, sulla sua «radicale mitezza»: un aggettivo e un sostantivo che possono suonare ossimorici solo a chi sconosce l’essenza della “nonviolenza”. In novantadue anni ha molto predicato, scritto e soprattutto agito: un uomo così difficilmente lasciava indifferenti. Molti lo abbiamo amato, non pochi (forse altrettanti?) l’hanno criticato, attaccato, offeso. Alcuni casi sono stati di pubblico dominio come le pressioni di Francesco Cossiga affinché il Vaticano togliesse la voce a un vescovo che senza giri di parole accusava tanti democristiani di tradire il Vangelo e la Costituzione. Altri casi sono rimasti nella memoria privata dei protagonisti. 

Come quanto accadde nell’anno (il 1994 o il 1995) in cui come “Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone” ricambiammo i suoi inviti in Campania chiedendogli di tenere, a Palermo, la prolusione a del nostro anno sociale: un’occasione, nella nostra mente, di sottolineare i legami fra don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana. Naturalmente, sbarcando all’aeroporto, accompagnammo Nogaro dal cardinale Pappalardo con il quale s’intrattenne brevemente al palazzo arcivescovile. Dal colloquio uscì impallidito e solo a tavola riuscì a confidarsi quasi tra le lacrime: “Mi ha detto di non essere gradito in questa diocesi e di evitare di ritornarvi”.

Molti nemici, molto onore? Forse. Dipende. Ma in ogni caso fa male. Specie a chi è sensibile, delicato. A chi – come recita il titolo di uno dei suoi ultimissimi libri – è convinto che «L’amore supera la verità» perché in Dio coincidono, ma in noi mortali solo il primo è inequivoco.

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