I gruppi ispirati a don Milani votano No al referendum sulla magistratura
FIRENZE-ADISTA. La Fondazione don Milani, il Gruppo don Milani di Calenzano e l’Istituzione don Milani invitano ad esprimere il proprio No al referendum sulla riforma costituzionale sulla magistratura, «che apre la strada ad un sempre maggiore controllo della politica sul potere giudiziario attraverso una radicale modifica degli assetti dell’organo di autogoverno di quel potere, il Consiglio superiore della magistratura».
«Il motivo centrale del nostro No sta nel merito stesso della riforma», si legge nel documento sottoscritto dalle tre associazioni milaniane. «La proposta, nei fatti, consegna enorme potere e influenza sulla giustizia alle maggioranze politiche del momento, avvantaggiandole di volta in volta, come riconosciuto dallo stesso ministro della Giustizia, estensore della riforma.
Questo significa porre le basi per minare alla radice il principio della terzietà del giudice, che è sacro in uno Stato di diritto. Se la carriera, le assegnazioni e il futuro di un magistrato dipendono da chi detiene il potere politico, come può quel giudice essere – e apparire – veramente imparziale e terzo rispetto alle parti? Si rischia di creare due pesi e due misure: una giustizia per chi ha appoggi politici e una per il cittadino comune. Viene così svuotato di senso quanto stabilito della Costituzione, che garantisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura attraverso il suo autogoverno.
È il senso di responsabilità che ci ha insegnato don Lorenzo ad imporci questa presa di posizione.
Nella Lettera ai Giudici il priore ricorda che la parola "uguaglianza" scritta in Costituzione deve diventare vita concreta. Una giustizia asservita al potere politico tradisce proprio quel principio di uguaglianza di fronte alla legge. Nella stessa Lettera, don Milani non difendeva solo una causa, ma il ruolo stesso della magistratura come potere autonomo e terzo, unico baluardo a difesa dei diritti di chi non ha voce.
Per don Milani, la Costituzione era un testo sacro, uno strumento di riscatto per gli ultimi. Modificarla in questo senso significa tradirne lo spirito più profondo e tradire il principio della separazione dei poteri, l'unico argine contro l'arbitrio e il sopruso del potente sul povero.
I Care, definisce una dimensione etica antitetica al me ne frego fascista e alla sua violenza prevaricatrice. I Care significa capire le ragioni dell’altro, riconoscere la sua umanità, fondare sul dialogo la convivenza, sentire la responsabilità di difendere, di tutelare, di migliorare ciò che è condiviso e importante per tutti.
La parola era per don Milani la chiave fatata per l’emancipazione degli ultimi, e si deve stare in guardia dai tanti tentativi a cui si assiste oggi di stravolgere il senso di tante parole importanti e privarle del loro significato.
La parola "giustizia" diventa un suono vuoto se chi deve amministrarla non è libero. Un giudice che dipende dalla politica non potrà mai ascoltare veramente la parola del povero, dell'emarginato, del "piccolo" a cui don Milani ha dedicato tutta la sua esistenza.
Per tali ragioni, questo referendum non è una semplice questione tecnica, ma una scelta di valori e di sistema. Chiediamo a tutti – cittadini, educatori, giovani – di votare no. Per restare fedeli alla Costituzione e all'insegnamento di Barbiana, per continuare ad avere cura insieme della nostra Costituzione. Pensiamo che di fronte ad una legge ingiusta, che si aggiunge ad altre leggi ingiuste che seguono l’obiettivo di limitare i diritti e rottamare la democrazia, "l'obbedienza non è più una virtù". Sentiamo forte la responsabilità, oggi, di difendere l'indipendenza della giustizia pilastro irrinunciabile dello stato di diritto e con essa la tradizione democratica della nostra terra. Per continuare ad avere cura di quel fragile compromesso da coltivare e tutelare ogni giorno e che si chiama democrazia, sentiamo la responsabilità di votare No a questo referendum».
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