Nessun articolo nel carrello

All’armi siam europei

All’armi siam europei

Newsletter n. 48 da Prima Loro del 16 febbraio 2026‌    

Cari amici,

il vertice informale di venti leaders europei nel castello fiammingo di Alden Biesen (ahimé non lontano da Maastricht) e il vertice formale del Consiglio dei 27 a Monaco del 12 e 13 febbraio scorso non potevano finire nel modo peggiore. Sarebbe da dire: “Achtung, Europa!”: ti vogliono serva, armata, divisa ma dotata di un Nemico, ma anche ricca, e non sanno come fare.

Nel primo dei due vertici è riemerso lo scontro franco-tedesco su come accollarsi il debito europeo, e si è registrata la sconsolata constatazione di Draghi (come “esperto”) che attribuisce gran parte dell’attuale crisi economica europea all’alto costo dell’energia, che peraltro l’Europa stessa si è procurata tagliando i ponti (e i tubi) col gas russo, mentre nel secondo si è prospettato un futuro di un’Europa che rinnega se stessa.

Il punto di partenza si può considerare il «durissimo» (così definito) discorso del tedesco Merz, che ha certificato la fine dell’ordine mondiale del dopoguerra, fondato su regole (che però non è mai esistito, ha commentato la russa Zacharova da Mosca). Ciò vuol dire mettere l’Europa in fase costituente, perché ovviamente se finisce un ordine bisogna farne un altro, per l’Europa e per il mondo. Questo è divenuto pertanto l’oggetto del vertice. E prima di tutto si è tratto un sospiro di sollievo quando il segretario di Stato americano Rubio ha detto che gli Stati Uniti non vogliono affatto mollare l’Europa, che le relazioni transatlantiche continueranno, che gli Stati Uniti «vogliono assumersi il compito della ricostruzione della nostra civiltà», pronti a realizzarlo da soli, anche se «la nostra preferenza è farlo insieme a voi». Il sollievo è che l’Europa potrà così continuare a godere della propria sudditanza, anche se la sua qualità è peggiorata, perché, come ha detto Merz, «la cultura MAGA (cioè il trumpismo) non è la nostra».

In secondo luogo si è posto il problema di una nuova unità europea. Oggi infatti non esiste, perché l’idea che essa si realizzasse per via della competizione economica, della moneta unica, della proibizione degli aiuti di Stato, delle privatizzazioni a tutto spiano (Maastricht!) non ha funzionato, il sistema produttivo si è inceppato, la crescita si è fermata e i popoli si sono impoveriti. Dove trovare ora l’unità perduta? Ed ecco che quella che dovrebbe essere l’Alta Rappresentante dell’Europa, viene a dire che questa unità dei popoli europei si fa contrapponendoli a un Nemico, e questo nemico è la Russia. Il meccanismo dell’unità mediante il nemico è ben noto alla cultura europea, glielo hanno spiegato sia Carl Schmitt (la politica come distinzione tra amico e nemico), sia René Girard (il nemico come risorsa sacrificale), ma farne il cardine dell'Europa che si vorrebbe, è aberrante. E non solo vuol dire che la Russia non fa parte dell’Europa, dato che ne viene esclusa, ma che l’Europa si fonda su ben altro che sui propri valori, perché se includesse i suoi valori, quelli umani, cristiani e storici della Russia non potrebbero essere buttati fuori. Certo, ci può essere un conflitto interno all’Europa, come di continuo ce ne sono stati e come accade oggi con la guerra d’Ucraina, ma farne una sorta di obbligo di natura è suicida. Si può capire che l’ex prima ministra estone, Katja Kallas, ce l’abbia con la Russia perché in Estonia, che faceva parte dell’URSS, scatta ancora un riflesso antisovietico, ma questo non ha nulla a che fare con l’animo dell’Europa tutta intera. E mentre la Russia potrebbe dare una mano all’Europa per colmare il divario che soffre rispetto alle altre Grandi Potenze, la sua Rappresentante esulta sostenendo che la Russia «non è una superpotenza» ma «un Paese allo sbando» con «un'economia a pezzi», «scollegata dai mercati energetici europei» e incapace di conquiste, in quanto in quattro anni di guerra con l'Ucraina, ha appena superato le linee del 2014, e non può pretendere ora di ottenere dai negoziati quel che non si è guadagnata sul campo di battaglia, esortandola così a scatenare ancora di più la sua forza militare contro la povera Ucraina.

Né basta la Russia come nemico se nello stesso tempo il Parlamento Europeo provvedeva a chiudere la fortezza europea colpendo il diritto d'asilo e prendendo i migranti per nemici.

E una volta assicuratasi di avere un Nemico, con quale strumento l’Europa dovrebbe perseguire la sua unità? Poveri Altero Spinelli, Schumann, Delors, De Gasperi, ecco il primo ministro inglese, Starmer, pentito della Brexit, che sostiene come si debba «potenziare la nostra forza dura», rafforzare il potenziale militare, l’industria militare, gli eserciti, l’Alleanza Atlantica, anzi una NATO europea, gloriandosi del fatto che a lungo «il Regno Unito è stata l’unica potenza nucleare in Europa», mentre si impegna ora a una maggiore cooperazione nucleare con la Francia. Naturalmente la Conferenza, che appunto era una Conferenza sulla «sicurezza», è andata su questa scia.

Così abbiamo la nostra carta d’identità europeista: all’armi, siam europei.

Nel sito pubblichiamo una nota redazionale in cui si dà conto della situazione a Gaza e del perché Hamas non disarma.

Con i più cordiali saluti,

da “Prima Loro” (Raniero La Valle)

*Immgaine generata con IA

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.