Negli USA rabbini a lezioni di opposizione all'autoritarismo. La manifestazione davanti all'ICE
«La gente dice che i rabbini non dovrebbero occuparsi di politica. La Torah è piena di politica. L'ebraismo non è mai stato apolitico. È sempre stato spirituale, pastorale e politico». Lo ha affermato la rabbina Shoshana Perry durante l’incontro di tre giorni (9-11/2) tenutosi a Washington e organizzato da T'ruah, l'organizzazione progressista ebraica per i diritti umani.
I convenuti, oltre 140 fra rabbini e cantori, provenienti da tutti gli Stati Uniti, come riferisce il Washington Post (12/2), hanno dunque ascoltato lezioni sul ruolo storico del clero nell'opposizione all'autoritarismo del presidente Trump e del suo “braccio armato”, l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), hanno studiato strumenti organizzativi concreti come boicottaggi e scioperi, e come costruire relazioni con le autorità locali, hanno imparato a difendere i valori democratici e a resistere alle azioni autoritarie.
«Le nostre voci morali collettive sono più importanti che mai – ha detto il rabbino Jill Jacobs, amministratore delegato di T'ruah in apertura dell’evento –. Quando la leadership politica ci aggredisce giorno dopo giorno con menzogne, politiche crudeli e un degrado della dignità umana, le voci morali religiose sono quelle che possono alzarsi e insistere su ciò che è vero e ciò che è giusto».
All’evento era presente anche Michaela Brown, rabbina di Minneapolis, per condividere gli insegnamenti tratti dalla sua esperienza, «affinché anche voi possiate affrontare i momenti che inevitabilmente si presenteranno a tempo debito» (l'impressione, negli USA, è che l'ICE appesantirà i suoi interventi). Fra le sue raccomandazioni, come le riassume il quotidiano, «assicuratevi che voi e i vostri fedeli conosciate i vostri vicini. Siate consapevoli delle competenze che possedete e di quelle che non possedete. Se non avete esperienza nelle tecniche di de-escalation, evitate di farvi coinvolgere in proteste esplosive. Impegnatevi ad ampliare la vostra cerchia di alleati, che si tratti di altri ebrei con cui avete precedentemente rotto per via di Israele, ad esempio, o di cristiani con cui potreste non essere d'accordo sull'aborto o sui diritti delle persone transgender».
Le tre giornate si sono concluse con la manifestazione di centinaia di rabbini, cantori e altri dimostranti ebrei davanti alla sede centrale dell'ICE degli Stati Uniti per esprimere la loro opposizione al ruolo dell'agenzia nell'attuale sforzo di deportazione di massa del presidente Trump.
I partecipanti portavano cartelli con riferimenti alle Scritture – «Avrete un unico stendardo per stranieri e cittadini» e «Ama il tuo prossimo» – e altri modellati in modo da assomigliare agli shofar (corno tradizionale utilizzato in varie cerimonie ebraiche e nei culti) e recavano slogan come «Questo shofar scioglie il ghiaccio».
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