Commissariamento di Glovo: il plauso e gli auspici del CDC
Secondo il pm Paolo Storari della Procura di Milano, che ha condotto un’inchiesta nel filone delle indagini contro il caporalato nell’alta moda, il noto brand di delivery Glovo avrebbe architettato in Italia un sistema di sfruttamento del lavoro ai limiti della schiavitù approfittando della condizione di bisogno dei rider, per lo più immigrati.
Sull’«importanza dell’iniziativa della Procura di Milano contro il caporalato» ha preso posizione anche Alfiero Grandi (vicepresidente Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e componente del direttivo del Comitato della “Società civile per il No” al referendum costituzionale): «È un’iniziativa meritoria e da appoggiare pienamente che conferma il ruolo indispensabile della magistratura nella tutela delle condizioni di lavoro da azioni di inaudito sfruttamento e di caporalato da parte di chi ha un strapotere contrattuale nel mercato del lavoro e ne approfitta per imporre a chi ha bisogno di lavorare alle sue condizioni, fregandosene della Costituzione e delle leggi».
Sono due gli aspetti fondamentali portati alla luce da questa inchiesta: Innanzitutto, accende i riflettori sul «ruolo dell’algoritmo costruito appositamente per governare la distribuzione del lavoro, che attua il massimo sfruttamento dei lavoratori e rende di fatto subordinato un lavoro che è autonomo solo a parole». In secondo luogo, la Procura di Milano «ha dimostrato grande sensibilità sociale, garantendo la continuazione dell’attività dell’azienda attraverso un commissario nominato dal giudice che ha il compito di correggere i comportamenti contrari alle leggi, e continuando inoltre ad approfondire l’indagine aperta su richiesta dei lavoratori e della Cgil da cui deriveranno informazioni e conseguenze per tutto il mercato del lavoro».
L’auspicio del vicepresidente del CDC è che ora «la ministra del Lavoro plauda all’intervento della Procura e mobiliti le strutture di controllo per sostenere pienamente le indagini e che tutto il governo appoggi questa azione della magistratura, mettendo in campo iniziative che già avrebbero dovuto essere prese, comprese leggi di maggiore tutela dei lavoratori, a partire dalla retribuzione minima e dalla piena attuazione dell’articolo 36 della Costituzione a tutela dei lavoratori che in questa ed altre aziende sono sottoposti a vessazioni inaccettabili».
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