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Il bando di Israele su 37 Ong che operano a Gaza: la petizione #NoListeNoBersagli

Il bando di Israele su 37 Ong che operano a Gaza: la petizione #NoListeNoBersagli

È stata lanciata su Change.org, nei giorni scorsi, la petizione “No liste, no bersagli. Stiamo con le Ong, stiamo con Gaza”, promossa da numerose associazioni per i diritti umani e dal personale sanitario aderente a #DigiunoGaza, rete nazionale indipendente «di operatrici ed operatori della sanità che non vogliono rimanere in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese portato avanti dal governo di Israele».

La petizione esprime solidarietà alle 37 Organizzazioni non governative (tra le quali ActionAid, Oxfam, Medici Senza Frontiere, Caritas International, Caritas Jerusalem, lista completa) che sono state bandite dalla Striscia di Gaza perché non si sono piegate al diktat di consegnare la lista del proprio personale operante a Gaza alle autorità israeliane, al fine di proteggerlo dalle uccisioni e dalle ritorsioni che si sono verificate in massa in questi anni di guerra. Il no delle Ong è dettato da un «imperativo etico e legale»: la «richiesta di delazione mira a costringere le ONG a partecipare alla politica coloniale di sorveglianza e controllo dei gazawi, un sistema utilizzabile per arrestare, torturare o uccidere operatori sanitari, come dimostrato dai dati degli ultimi due anni». A gaza, dal fatidico 7 ottobre 2023, 1.700 operatori della sanità (tra di loro, 15 di MSF) sono stati uccisi, 656 sono emigrati e 360 sono stati incarcerati illegalmente. L’appello spiega che gli attacchi a strutture e personale sanitario è una prassi anche nei Territori Occupati in Cisgiordania e Gerusalemme Est: «Tra il 7 ottobre 2023 e settembre 2025 sono stati registrati 778 episodi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con 12 operatori sanitari uccisi e 161 arrestati».

Ecco spiegato perché le Ong non intendono consegnare i nomi e le generalità dei loro operatori, per non trasformarli in «potenziali bersagli, esporli ad un ulteriore rischio di arresto o uccisione». «Allo stesso tempo-- si legge ancora – impedire alle ONG l'ingresso a Gaza significa privare centinaia di migliaia di gazawi da cure essenziali e violare nuovamente il diritto internazionale. L'accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo legale sancito dal diritto internazionale umanitario».

I promotori e i firmatari della petizione #NoListeNoBersagli chiedono dunque al governo italiano di abbandonare il silenzio complice, di «esprimere un forte sostegno e solidarietà alle ONG che proteggono il loro personale rifiutando di consegnare liste che potrebbero trasformarsi in elenchi di bersagli»; «esigere che Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il proseguimento delle attività delle ONG sul territorio»; «garantire l'ingresso degli aiuti umanitari come stabilito dagli accordi».

Vai alla petizione su Change.org

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