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Si indaga sulla morte di un ragazzo nel Cpr di Bari:

Si indaga sulla morte di un ragazzo nel Cpr di Bari: "nessuna causa naturale". Un servizio di Fanpage

“Muore a 25 anni nel Cpr di Bari, un altro trattenuto: ‘L’hanno riempito di psicofarmaci, nessuna causa naturale’”: è il titolo di un servizio comparso ieri su Fanpage.it, riguardante la morte nel Cpr di Bari, l’11 febbraio scorso, del 25enne Simo Said. «Era a terra con della schiuma in bocca», ha riferito a Fanpage.it un “trattenuto” che era con lui, smentendo la versione delle autorità che hanno parlato di «morte naturale». «Continuava a chiedere medicine e continuavano a dargliele. Lì dentro non importa nulla a nessuno, anzi, per loro è solo meglio se prendi gli psicofarmaci: almeno stai zitto e calmo». La schiuma alla bocca potrebbe essere un sintomo di avvelenamento.

Sui gravi fatti ora indaga la Procura, che ha già disposto l'autopsia sul corpo del 25enne, mentre le parlamentari del Partito Democratico Rachele Scarpa e Cecilia Strada hanno chiesto che sia fatta "chiarezza" sulla vicenda, definendo la morte di Said come «l'ennesimo decesso» prodotto dal sistema dei Cpr italiani.

Il “tratttenuto” che ha soccorso purtroppo inutilmente Said ha raccontato a Fanpage.it l’indecenza in cui si vive nel Centro permanenza per il rimpatrio: «Non è un Centro, ma una stalla. C'è spazzatura ovunque, i bagni sono sporchi. Ci trattano come animali»; «Ci riempiono di medicinali, li mettono anche nel cibo, lo fanno per tenerci tranquilli»; «Per questo – ha continuato – ogni volta che mangio mi sento debole ed è colpa delle medicine»; «I bagni sono sporchi, pieni di spazzatura», «non ci sono finestre, gli insetti sono dappertutto, c'è vomito nei bagni e c'è sangue».

«Qualche giorno dopo tali fatti - afferma ancora Fanpage -, è stato approvato un nuovo disegno di legge che rischia di aggravare ulteriormente la situazione all'interno dei Cpr. Il testo, infatti, introduce misure estremamente restrittive in materia di trattenimento dei migranti. Tra queste c'è anche la rimodulazione delle regole interne ai Cpr, con disposizioni che negano l'uso dei telefoni da parte dei trattenuti e limitano l'accesso di osservatori esterni, rendendo praticamente impossibile documentare abusi e violazioni».

L’articolo integrale è a questo link.

*Foto ritagliata di g_u tratta da Flickr

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