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Fiori e preghiere per commemorare i corpi recuperati sulle coste della Sicilia e della Calabria

Fiori e preghiere per commemorare i corpi recuperati sulle coste della Sicilia e della Calabria

È a bordo della “Safira” - una barca a vela che in passato ha affiancato Mediterranea Saving Humans quando “Mare Ionio” non poteva uscire - che si è svolta, ieri 22 febbraio, la commemorazione per i 15 corpi recuperati sulle coste della Sicilia e della Calabria a partire dal 6 febbraio.

Sono stati sopraffatti dal mare durante il ciclone Harry, come i tanti e tanti altri i cui corpi non sono “restituiti”: si ipotizza, secondo le testimonianze raccolte da Refugees in Libya, che siano un migliaio i migranti scomparsi nel Mediterraneo nei giorni del ciclone, partiti dalle coste tunisine su 29 carrette del mare, quei barchini di ferro definiti “bare galleggianti”. Due soli avrebbero toccato terra. Il 5 febbraio 33 migranti sono stati soccorsi dall’equipaggio di Humanity 1 della ong tedesca SOS Humanity, poi bloccata nel porto di Trapani per 60 giorni e multata di 10 mila euro per aver rifiutato il coordinamento con la guardia costiera libica.

All’iniziativa della commemorazione hanno partecipato don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea, e Luca Casarini, tra i fondatori di Mediterranea Saving Humans. Dalla “Safira” sono stati lanciati fiori in mare e sono state pronunciate preghiere. Sono stati letti anche i messaggi del vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli e di mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo.

«Questi sono corpi umani. Come i nostri»; «abbiamo negato loro il diritto a una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà»: «è l’umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo»: queste alcune delle parole dell’arcivescovo di Palermo, che ha denunciato che assistiamo a «una tragedia determinata da precise scelte politiche, di ieri e di oggi, dimentiche dei diritti inalienabili dell'essere umano, in violazione delle leggi internazionali e delle convenzioni sul soccorso», sottolinenado come la commemorazione cui si era reso presente con il suo messattio fosse «una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi».

 

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