Legami tra coloni e governo israeliano. Mediterranea: «Servono sanzioni contro tutto l’esecutivo» Ecco le prove
ROMA-ADISTA. A un paio di settimane dalle sanzioni con cui l’Unione europea ha colpito l’organizzazione Regavim – fondata da Bezalel Smotrich – e Amana, e dopo che anche il governo italiano ha sostenuto la richiesta di sanzioni contro il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, Mediterranea Saving Humans chiede al governo italiano e al Parlamento europeo di compiere un passo successivo: sanzionare non soltanto singoli ministri e coloni, ma l’intero governo israeliano, responsabile di aver trasformato in leggi, politiche pubbliche e azione amministrativa le richieste del movimento dei coloni, rendendo sistematica la violazione dei diritti umani della popolazione palestinese nei territori occupati.
Le sanzioni approvate l'11 maggio dai ministri degli Esteri dell'Ue confermano un'analisi che Mediterranea Saving Humans ha verificato sul campo per 343 giorni: Regavim, Amana e le altre organizzazioni dei coloni sono parte di una rete coordinata che opera con il sostegno politico del governo Netanyahu. La presa d'atto europea è un primo passo. Ora servono i nomi che ancora mancano, a partire da chi quella rete l'ha fondata, Smotrich, e oggi siede al governo come ministro delle Finanze.
A fondamento della richiesta, Mediterranea Saving Humans pubblica oggi il Rapporto annuale 2025 del suo Osservatorio internazionale a Masafer Yatta, sulle colline a sud di Al Khalil/Hebron.
È la prima volta che un'organizzazione italiana identifica con nomi, ruoli e prove i responsabili di un disegno di pulizia etnica in atto in Cisgiordania e ne chiede conto in sedi politiche e giudiziarie internazionali.
Sanzioni per Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze del governo Netanyahu e fondatore di Regavim: l'organizzazione che opera in modo capillare per la demolizione delle abitazioni palestinesi e lo sgombero dei villaggi, e che proprio l'11 maggio è stata oggetto di sanzioni UE. La responsabilità politica e istituzionale di Smotrich rientra nell'articolo 7 dello Statuto di Roma, come pianificatore di un "attacco esteso o sistematico contro una popolazione civile".
Sanzioni per i coloni-soldato Binyamin Zarviv e Binyamin Budnhaimer, sedicenti responsabili della sicurezza delle colonie: figure prive di legittimità giuridica, riconosciute solo all'interno del sistema dell'Occupazione in quanto inquadrate nell’IDF — autori di molestie e aggressioni ricorrenti contro palestinesi e attivisti. Nell'aprile 2025, nel villaggio di Ar Rakeez, Budnhaimer ha sparato a Shaikh Saeed al Amor, che in seguito alle ferite ha subito l'amputazione di una gamba.
Sanzioni per Shimon Atiya, figura di spicco dei gruppi organizzati di coloni violenti, responsabile della fondazione di avamposti illegali e di aggressioni a colpi d'arma da fuoco contro civili disarmati.
L'attivazione della Corte Penale Internazionale contro Yinon Levy, sanzionato dall’Unione Europea già nel 2024, che il 28 luglio 2025 ha ucciso l'attivista palestinese Awda Hathaleen.
L'attivazione della Corte Penale Internazionale contro Isaschar Manne, anch'egli sanzionato, che ha distrutto le infrastrutture idriche di Umm al Kheir privando il villaggio dell'acqua corrente e, nell'agosto 2025, ha fondato un nuovo avamposto illegale presso Hiwara.
Infine sanzioni per Mount Hebron Fund, che presentandosi formalmente come ente di beneficenza, compie un’azione di advocacy e raccoglie fondi per il progetto coloniale israeliano all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. Oltre a ciò, ha sostenuto economicamente la creazione di avamposti agricoli di proprietà di Levy e Manne, e ha raccolto direttamente e indirettamente fondi per Levy dopo che il colono è stato oggetto di sanzioni internazionali e, tramite Mount Hebron Council, espande quotidianamente le colonie e gli avamposti illegali ai danni dei villaggi palestinesi . Al momento, Mount Hebron Fund è sanzionata dal Canada, ma non dagli Stati Uniti (che hanno revocato le sanzioni imposte dal presidente Biden all’inizio dell’Amministrazione Trump) né dall’Unione Europea.
«Quello che chiediamo oggi all'Italia e all'Europa, all'indomani del pacchetto di sanzioni Ue, è azionabile: sanzionare l’intero esecutivo israeliano e nominalmente uomini con un ruolo accertato e documentato in un disegno di pulizia etnica. L'Ue ha colpito le organizzazioni; serve ora colpire chi le ha costruite e oggi le copre politicamente. Quando un ministro fonda l'organizzazione che demolisce case palestinesi, quando un colono spara a un disarmato e gli fa amputare una gamba, quando un altro uccide un attivista in pieno giorno il problema non è la denuncia, è l'impunità. Rompiamo l'impunità», sottolinea Damiano Censi, coordinatore del progetto Mediterranea With Palestine.
A sostegno di queste richieste, il Rapporto annuale 2025 documenta il sistema dentro il quale i nomi indicati operano. In 343 giorni di monitoraggio sul campo, in un'area di soli 36 chilometri quadrati abitata da circa 3.000 persone, l'Osservatorio ha registrato 2.999 violazioni: in media nove al giorno, con picchi superiori a quaranta nelle ventiquattro ore. 1.548 invasioni di proprietà privata, 150 aggressioni fisiche (34 con armi da fuoco, 116 con bastoni o altri oggetti contundenti), 206 detenzioni arbitrarie di palestinesi, 62 case demolite e altre 6 danneggiate, 166 attacchi a coltivazioni, cisterne, pozzi e stalle, 59 operazioni di ampliamento o costruzione di avamposti illegali, 14 attacchi al bestiame. Soltanto in 21 giorni dell'intero anno non è stata registrata alcuna violazione. L'intervento delle forze di polizia israeliane, che per il diritto internazionale dovrebbero garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti umani della popolazione occupata non è parte della soluzione, ma del problema: nel 37,5% dei casi agisce direttamente contro la popolazione palestinese, nel 27,8% non interviene affatto, solo nel 13,9% interrompe la violenza dei coloni senza peraltro prendere ulteriori provvedimenti.
Il quadro è quello di un disegno coordinato di colonialismo di insediamento, in cui coloni e organizzazioni – Amana, Mount Hebron Fund, Regavim – costruiscono materialmente, finanziariamente e ideologicamente l'Occupazione con il sostegno politico del governo Netanyahu. Le sanzioni Ue dell'11 maggio hanno colpito Regavim, Amana, HaShomer Yosh e Nachala, ma hanno lasciato fuori la responsabilità politica diretta — quella che il rapporto attribuisce, oltre a Smotrich e Netanyahu, anche al ministro Itamar Ben-Gvir per la pianificazione, promozione e consolidamento di "un attacco esteso o sistematico contro una popolazione civile. I tre casi emblematici analizzati nel rapporto – At Tuwani, Umm al Kheir, Umm Fagarah – mostrano un passaggio strategico dall'erosione di lungo periodo a un'accelerazione di breve-medio termine, orientata allo sfollamento delle comunità palestinesi. Le evidenze raccolte da Mediterranea integrano gli elementi del crimine contro l'umanità di deportazione o trasferimento forzato della popolazione e di pulizia etnica ai sensi dell'articolo 7 dello Statuto di Roma, in coerenza con il Parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024, che ha dichiarato illegale l'occupazione israeliana dei Territori Palestinesi Occupati riconoscendone la natura di annessione e segregazione sistematica. La parte giuridica del rapporto è stata curata da Luigi Daniele, esperto di diritto internazionale, docente all’Università del Molise e tra i più assidui studiosi dell’occupazione coloniale dei territori palestinesi occupati.
«Le sanzioni richieste oggi non sono un punto di arrivo, ma il completamento di un primo passo che l'Ue ha già fatto. Mediterranea Saving Humans chiede al governo italiano e al Parlamento europeo di passare dalla denuncia alla misura piena: sanzionare i responsabili nominalmente indicati, attivare la Corte Penale Internazionale, sospendere ogni forma di complicità commerciale, finanziaria e diplomatica con il sistema che produce continue violazioni dei diritti umani in Masafer Yatta. La responsabilità è nostra».
Il Rapporto annuale 2025 “Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica” è disponibile integralmente su mediterranearescue.org.
Foto di Raimund Andree da Pixabay
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
