Obbligo di lotta al cambiamento climatico: la svolta dell'Onu
La risoluzione approvata ieri dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dà attuazione al parere della Corte internazionale di giustizia secondo cui i paesi hanno l'obbligo giuridico di affrontare il cambiamento climatico
Nella tarda serata di ieri, 20 maggio, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con 141 voti a favore e 8 contrari una risoluzione che sostiene e dà attuazione al parere della Corte internazionale di giustizia secondo cui i paesi hanno l'obbligo giuridico di affrontare il cambiamento climatico. La risoluzione rappresenta la volontà di attribuire al parere della Corte un peso politico e istituzionale all’interno del sistema multilaterale. A opporsi, un ristretto gruppo di Paesi tra cui gli Stati Uniti.
Per il WWF, il voto segna una svolta storica per l’azione climatica, riconoscendo il dovere di prevenire danni ambientali significativi come condiviso, tangibile e radicato nella legge.
Adottando una risoluzione, che conferma la storica opinione consultiva sul cambiamento climatico della Corte internazionale di giustizia, l’Assemblea Generale ha gettato solide basi per le azioni legali sul clima e rafforzato una chiara linea guida politica per i governi, riconoscendo anche a livello politico obblighi che la Corte ha descritto come esistenti sulla base del diritto internazionale. Un passo importante per trasformare principi giuridici in azioni concrete a favore delle persone, della natura e delle generazioni future.
Il testo esorta esplicitamente gli Stati a seguire le migliori conoscenze scientifiche disponibili, anche triplicando la capacità delle energie rinnovabili e raddoppiando il tasso medio annuo globale di miglioramento dell'efficienza energetica entro il 2030, abbandonando i combustibili fossili nei sistemi energetici in modo giusto, ordinato ed equo, al fine di raggiungere l'azzeramento delle emissioni nette entro il 2050 in linea con i dati scientifici, ed eliminando il prima possibile i sussidi inefficienti ai combustibili fossili che non affrontano la questione della povertà energetica né garantiscono transizioni giuste.
Il WWF sottolinea che la risoluzione rappresenta una svolta nella leadership globale sul clima. In un periodo storico in cui la cooperazione geopolitica è tesa, la sua approvazione a larga maggioranza invia un messaggio forte: i governi restano impegnati ad affrontare la crisi climatica, a conservare la natura e a salvaguardare la vita delle persone.
Ciò evidenzia ulteriormente l’aspettativa di un’azione per il clima più forte e guidata dal diritto. Ora ci si aspetta che i paesi allineino le loro decisioni nazionali, le politiche e l’impegno internazionale alle conclusioni della Corte.
Secondo il WWF, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto di schierarsi dalla parte del diritto, della giustizia e della sopravvivenza e soprattutto dell’azione concreta. La risoluzione conferisce forza politica al parere della Corte Internazionale di Giustizia e aumenta la pressione su tutti gli Stati affinché agiscano in linea con i propri obblighi: ridurre le emissioni, proteggere le persone e la natura e accelerare una transizione giusta verso l’abbandono dei combustibili fossili. La scienza è chiara da tempo. La risoluzione approvata ieri sera ribadisce che anche il diritto è chiaro.
Il parere della Corte di Giustizia, del resto, è in linea con quanto deciso da varie corti e tribunali nel mondo, tra cui il Tribunale distrettuale dell’Aia nei Paesi Bassi, un tribunale federale in Brasile e la Corte europea dei diritti dell’uomo. Con l’intensificarsi degli impatti della crisi climatica, allineare le decisioni nazionali, le politiche e la cooperazione internazionale alle conclusioni della Corte diventa, sempre più, fondamentale.
La risoluzione conclude uno straordinario percorso giuridico iniziato da studenti di giurisprudenza delle isole del Pacifico che hanno denunciato una grave ingiustizia: nazioni come Vanuatu e Tuvalu contribuiscono per meno dello 0,01% alle emissioni globali, ma devono affrontare minacce esistenziali dovute all’innalzamento del livello del mare.
Il WWF sottolinea che il voto rende omaggio alla straordinaria leadership dei giovani e delle comunità del Pacifico, che hanno trasformato l’esperienza diretta della crisi climatica in un appello globale alla giustizia. L’adozione di questa risoluzione da parte degli Stati membri dell’ONU invia un segnale chiaro: il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, ma un obbligo in materia di diritti umani, e gli Stati devono essere ritenuti responsabili dei danni che causano.
Roma, 21 maggio 2026
*Immagine generata con IA
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