Perù, ballottaggio a giugno: la destra di Keiko Fujimori contro la sinistra di Roberto Sánchez
Ci ha messo un mese la Commissione elettorale nazionale del Perù (JNE) a terminare lo scrutinio del primo turno delle presidenziali (12 aprile): è stato necessario conteggiare al millesimo i voti del secondo arrivato, perché Roberto Sánchez (di Juntos por el Perú, di sinistra) era al 12,01% e Rafael López Aliaga (Renovación Popular, di ultra-destra) all’11,9% (v. qui, Adista Notizie n. 16/26). Su comunicazione della JNE, è stabilito che al secondo turno, il 7 giugno, sarà Sánchez, con il 12,039% delle preferenze ricevute a contendere la carica di presidente a colei che al primo ha preso più voti, Keiko Fujimori (17,92%). López Aliaga è rimasto all’11,90.
Instabilità politica, in un Paese molto frammentato nella sua rappresentanza, crescente sfiducia nelle istituzioni, aumento della criminalità organizzata, di estorsioni e della violenza urbana sono il pesante bagaglio sulle spalle del nuovo presidente.
Roberto Sánchez è stato ministro durante la presidenza di Pedro Castillo e spera di conquistare l’elettorato a lui ancora fedele. Castillo il 7 dicembre 2022, è stato destituito dal Congresso (v. Adista Notizie n. 44/22) per aver tentato di sciogliere il Congresso e condannato nel novembre dell’anno scorso a 11 anni di carcere per il reato di ribellione (v. Adista Notizie n. 9/26).
Sánchez ha spiegato che il fronte politico del suo partito è già definito e, nel breve termine, i team responsabili delle aree chiave saranno rivelati – incluso il suo team economico – e ha proposto che i team economici di entrambi i gruppi discutano direttamente le loro proposte in un dibattito specifico, rafforzando così la trasparenza e il contrasto programmatico davanti all'opinione pubblica.
BBCmundo (17/5) sottolinea che Sánchez inizia la sua campagna per il ballottaggio invischiato in problemi legali: «L'accusa ha richiesto una condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione per aver presumibilmente fornito false informazioni all'autorità elettorale in merito ai contributi ricevuti per la sua campagna elettorale tra il 2018 e il 2020».
Per quanto riguarda Keiko, figlia del dittatore Alberto Fujimori (condannato a 25 anni di carcere per gli eccidi di Barrios Alto e La Cantuta e rilasciato il 6 dicembre 2023 a seguito di una risoluzione della Corte Costituzionale, «è diventata – scrive BBCmundo – una delle poche presenze durature nella politica peruviana, che negli ultimi anni ha divorato i leader al ritmo frenetico con cui si sono susseguiti gli scandali di corruzione».
Anche lei era coinvolta in un caso personale: riciclaggio di denaro in relazione al cosiddetto scandalo Odebrecht. Come il padre, ha trascorso un periodo in carcere fino a quando la Corte Costituzionale ha infine archiviato il caso, consentendole in questo modo di ricandidarsi. «Per sedurre gli elettori stanchi della corruzione e dell'insicurezza, Fujimori – aggiunge l’articolo citato –non ha esitato a richiamare l'eredità di suo padre, morto nel 2024 dopo aver trascorso circa 16 anni in prigione in seguito alla condanna per crimini contro l'umanità».
*Foto ritagliata del Congreso de la República del Perù, tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza
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