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Oltre 60 le veglie di preghiera e i culti per il superamento dell’omotransbifobia in Italia e all’estero

Oltre 60 le veglie di preghiera e i culti per il superamento dell’omotransbifobia in Italia e all’estero

ROMA-ADISTA. Sono oltre sessanta le veglie e i culti per il superamento dell’omotransbifobia promossi tra maggio e giugno 2026 in Italia e all’estero, in occasione del 17 maggio, giornata internazionale contro l'omotransbifobia.

Un cammino nato a Firenze nel 2007, dopo il suicidio di un giovane ragazzo vittima di bullismo omofobico, e cresciuto negli anni grazie all’impegno di comunità cattoliche ed evangeliche, ai gruppi di cristiani LGBTQ+, di genitori, operatori pastorali e associazioni cristiane.

Il versetto scelto per il 2026 è tratto dal profeta Isaia: «Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome» (Isaia 43,1). Una parola che accompagna il senso profondo di queste iniziative: ricordare che ogni persona è chiamata per nome da Dio, riconosciuta nella propria dignità e accolta nella propria storia.

Le veglie e i culti per il superamento dell’omotransbifobia non nascono però da un’idea astratta. Nascono anche dalla memoria concreta di tante vite ferite. Lo ricorda Massimo Battaglio nell’ebook gratuito Cronache di ordinaria omofobia, edito da La Tenda di Gionata, che scrive: durante le veglie «Vorrei parlare al Signore di alcuni numeri che Lui conosce già, ma che molti di noi e molte nostre organizzazioni ignorano. Vorrei parlargli delle 2.104 vittime di omofobia, 1.521 uomini, di cui 38 transgender; e 583 donne di cui ben 235 transgender, che ho annotato nei 14 anni in cui ho svolto la ricerca Cronache di Ordinaria Omofobia, cioè dal 7 ottobre 2012 al 7 aprile 2026».

Sono numeri che aiutano a capire perché pregare sia ancora necessario. Dietro ogni dato ci sono persone, famiglie, storie, ferite spesso rimaste nascoste. E c’è anche la fatica di riconoscere e denunciare la violenza subita a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere.

Le veglie si svolgeranno in numerose città italiane e anche in Belgio, Irlanda, Perù, Polonia, Spagna, Svezia e Svizzera. In Italia coinvolgeranno diocesi cattoliche e chiese evangeliche valdesi, metodiste, battiste, luterane, riformate ed episcopali, in un cammino sempre più ecumenico e comunitario.

Particolarmente significativa è la presenza di diversi vescovi, che presiederanno alcune veglie diocesane. Tra cui figurano mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma; mons. Nicolò Anselmi, vescovo di Rimini; mons. Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze; mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi; mons. Gero Marino, vescovo di Savona-Noli; mons. Andrea Andreozzi, vescovo di Fano Fossombrone Cagli Pergola; mons. Sandro Salvucci, arcivescovo di Pesaro e arcivescovo di Urbino Urbania Sant’Angelo in Vado; mons. Domenico Pompili, vescovo di Verona; mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto; mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro; e mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

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