Stop al commercio con gli insediamenti israeliani illegali: depositata alla Camera la Proposta di Legge
Una Proposta di Legge (PdL) dal titolo “Divieto di importazione e di pubblicità di beni e servizi provenienti da insediamenti israeliani nel territorio palestinese occupato” (Atto della Camera 2916) dal 1967, compresa Gerusalemme Est, è stata presentata il 4 maggio scorso alla Camera dai principali leader d’opposizione Angelo Bonelli (AVS), Giuseppe Conte (M5S), Elly Schlein (PD), Nicola Fratoianni (AVS), Chiara Braga (PD), Riccardo Ricciardi (M5S) e Luana Zanella (AVS).
I firmatari propongono l’introduzione di una normativa, si legge nel testo, «finalizzata, in linea con il diritto internazionale, all’adozione di misure volte ad impedire l’importazione di beni e la fornitura di servizi provenienti dagli insediamenti israeliani situati nel Territorio Palestinese Occupato (TPO), allo scopo di non favorire il consolidamento della presenza illegale israeliana nel suddetto territorio».
In una nota del 14 maggio Oxfam Italia informa che «l’iniziativa nasce dall’impegno di oltre 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”», lanciata per chiedere all’Ue, all’Italia e al Regno Unito di vietare il commercio con gli insediamenti illegali israeliani e basata su un rapporto che fotografa il drammatico impatto umanitario dell’occupazione israeliana alimentato dal commercio e dagli investimenti esteri nei Territori Occupati, e che è stato elaborato da 84 organizzazioni umanitarie, confessionali, per lo sviluppo e per i diritti umani, tra le quali le italiane ACLI, ACS-NGO, Amnesty International Italia, ANPI, AOI, ARCI, CISS, CNCA, COSPE, CRIC, Emmaus Italia, First Social Life, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Gruppo Abele, Libera, Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente, Oxfam Italia, Pax Christi, Rete HUMUS, Rete Italiana Pace e Disarmo, Un Ponte Per, Vento di Terra (v. Adista online, 15/09/2025).
Così commenta Paolo Pezzati (coordinatore della campagna e portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia): «Si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare, in Italia e negli stati dell’Unione europea, all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est). Scambi illegali secondo il diritto internazionale che costano miliardi di dollari all’economia palestinese ogni anno, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture. Paesi come Spagna e Slovenia hanno già adottato legislazioni analoghe, mentre sono vicini a fare altrettanto Olanda, Irlanda e Belgio. Segnali decisivi per una svolta a livello comunitario. È fondamentale che il Governo italiano accolga questa proposta a livello nazionale, allineandosi con quanto richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia. E contemporaneamente cambi posizione a favore della sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, fino a quando non saranno rispettati i diritti umani».
Così anche Alfio Nicotra, coordinatore dell’Esecutivo della Rete italiana Pace Disarmo: «La deriva messianica e razzista che spinge il Governo israeliano a superare ogni linea rossa al fine di realizzare l’espulsione dalle loro terre dei civili e ‘depalestinizzare’ la Palestina in modo da annetterla alla ‘grande Israele’, può essere fermata solo da una forte iniziativa della comunità internazionale. Chiediamo all’Italia di smettere di essere muta e complice verso le iniziative illegali del Governo israeliano nel Territorio palestinese occupato verso il massacro della popolazione civile palestinese e i progetti di deportazione in corso».
Questo il commento di Giovanni Lattanzi, presidente AOI: «Continuare a consentire scambi commerciali con tali realtà significa contribuire, anche indirettamente, a un sistema che alimenta espropri, sfollamenti e una progressiva erosione delle condizioni di vita della popolazione palestinese. Per questo chiediamo un impegno chiaro del Governo italiano affinché venga introdotto un divieto effettivo, in linea con quanto già avviato in altri Paesi europei. Non si tratta di una misura simbolica, ma di un atto di responsabilità politica e giuridica, necessario per non rendere l’Italia complice di una situazione di occupazione che da troppo tempo nega diritti fondamentali e prospettive di pace».
Secondo Italo Sandrini, vicepresidente ACLI, «Dobbiamo scardinare con forza la logica secondo cui le crisi internazionali si risolvono soltanto attraverso le armi. È esattamente il contrario: dove prevale la guerra si alimentano odio, occupazione, violenza e nuove ingiustizie. Per questo sostenere una proposta che interrompa ogni complicità economica con gli insediamenti illegali significa affermare un’altra idea di sicurezza, fondata sul diritto internazionale, sulla dignità delle persone e sulla pace».
Questo, infine l’appello di Anna Meli, presidente COSPE: «Una legge che vieti il commercio con gli insediamenti illegali è un atto dovuto di giustizia e di rispetto del diritto internazionale. Ci auguriamo ora che il Governo emani a breve un decreto che blocchi concretamente l’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani. Allo stesso tempo ribadiamo che questo non basta: laddove l’occupazione cancella diritti, terre e futuro, è fondamentale sostenere l’economia di resistenza delle comunità palestinesi attraverso progetti che promuovano agricoltura comunitaria, imprese sociali e cooperative».
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