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Alì Rashid: in ricordo di un testimone della pace

Alì Rashid: in ricordo di un testimone della pace

«Un anno fa esatto, il 14 maggio del 2025, ci lasciava Alì Rashid. Proprio nel giorno del 77esimo anniversario della Nakba, la catastrofe della cacciata dei palestinesi nel 1948 da parte delle milizie e dell’esercito israeliano dalla propria terra e dalle proprie case. Così per un anno intero non abbiamo avuto a disposizione la sua forza dialogante, il suo coraggio instancabile, la sua dolcezza, nonostante tutto». Così ce lo ricorda Tommaso Di Francesco sul manifesto del 24 maggio scorso.

Alì Rashid, membro di Al Fatah, è stato per tanti anni il rappresentante dei palestinesi in Italia. Io l’ho visto solo due volte in vita mia, eppure la sua figura mi è stata sempre cara. La prima volta l’ho incontrato molti anni fa (non saprei dire quanti con esattezza) quando era ancora vivo Arafat, leader indiscusso del popolo palestinese, allora in esilio.

Durante un’assemblea cui partecipai Alì Rashid, a nome di Al Fatah, dichiarava l’accordo con Israele che prevedeva la fine degli attacchi terroristici contro gli israeliani. Erano tempi in cui sembrava che la pace potesse finalmente mettere fine al conflitto che da troppo tempo dilaniava i due popoli. E ricordo anche le parole di Alì in quell’occasione, quando disse che purtroppo la realizzazione di tale accordo avrebbe avuto comunque degli strascichi ancora per qualche tempo. Era un sincero pacifista, Rashid, ma anche realista.

Purtroppo, come sappiamo, quelle speranze non si sono realizzate.

L’ho rivisto poi una seconda volta all’inizio del 2025, pochi mesi prima della sua morte, da tempo prevista in quanto malato di cuore.

Eravamo, il Coro Bella Ciao di Fiesole di cui sono referente culturale e io, nella Casa del Popolo di Vingone (Scandicci), dove il coro teneva un concerto ispirato al tema della pace. E ricordo quanto Rashid avesse apprezzato la canzone di Giacomo (il direttore artistico) “Sotto il cielo della Palestina”.

Ciao Alì. Spero di rivederti, in un’altra vita.


* Foto di Francesca Magurno su Unsplash

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