Vicofaro 2016-2016: dieci anni con i senzavolto, i senzavoce, i senzaniente
PISTOIA-ADISTA. Dieci anni fa, nel maggio 2016, don Massimo Biancalani, in coerenza con la pastorale evangelica e con il monito di papa Francesco di fare delle chiese ospedali da campo, decise di accogliere nei locali delle chiese di cui era parroco – Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini – due gruppi di migranti africani affidatigli dalla Prefettura. Ma l'anno successivo, colpito dai numerosi casi di migranti che dormivano in strada, aprì le porte delle chiese a tutti i rifugiati molti anche fragili, che avevano bisogno di ospitalità e che erano rifiutati dalle stesse cooperative. Un numero consistente occupò il matroneo della chiesa di Vicofaro con scandalo dei cattolici benpensanti. Ben presto si determinarono sia la crescita notevole dei migranti accolti sia l'attacco dei gruppi razzisti, da Casa Pound a Forza Nuova alla stessa Amministrazione comunale.
Sono stati organizzati e condotti nel tempo, grazie ai volontari e ai sostenitori, numerosi servizi: dall'assistenza medica e psichiatrica all'insegnamento della lingua italiana – con il conseguimento della certificazione L2 da parte di decine di migranti – all'espletamento delle pratiche per i documenti, all'avviamento al lavoro, oltre a fornire cibo e alloggio. Tutto questo è avvenuto spesso in condizioni estreme di difficoltà e di criticità senza alcuna risorsa fornita dalle istituzioni, ma con il solo sostegno di privati e di associazioni.
L'esperienza è stata realizzata sempre con la cura e l'attenzione per il migrante considerato non un invisibile, ma una persona con un volto, un nome, una storia, un progetto di vita, rifiutando il limbo di ineludibile speranza in cui era spesso costretto a vivere da una normativa inadeguata e disumana sia nelle leggi italiane che europee, che nel tempo hanno di fatto cancellato il diritto di asilo.
Il Centro di accoglienza di Vicofaro, che ha visto operare senza distinzioni cristiani e laici, ha rappresentato una vera e propria cartina di tornasole per la città di Pistoia, in cui ha prevalso un'elusiva modernità, per la quale si è guardato dall'altra parte grazie a una sottocultura che abbassa i livelli critici dell'opinione pubblica appastata con l'infame propaganda della remigrazione. Le Destre – giunte a guidare l'amministrazione comunale – e i cosiddetti progressisti che si sono lavati la coscienza parlando di lager e di un'accoglienza confusionaria, inefficiente e addirittura, fuori controllo: l’antirazzismo ridotto a retorica ipocrita e nauseabonda! Meglio stendere un velo pietoso su tanti sacerdoti, che hanno considerato lettera morta le parole di papa Francesco...
Giovani sradicati dal loro paese e dalle loro famiglie, hanno trovato a Vicofaro e a Ramini il calore e l'affetto di una comunità in un fecondo scambio di umanità oltre a costanti stimoli educativi.
Intorno un silenzio assordante e un'indifferenza feroce da parte di una città chiusa in una modernità elusiva, in cui non c'è spazio per l'attenzione e la cura di chi vive nel bisogno.
La scelta di lavorare a fianco dei giovani africani è stata impostata sulla pedagogia della responsabilità, domandandosi quali istituzioni, quali culture etiche permettano alla società di resistere all'odio verso l’ultimo, considerato invece il capro espiatorio in uno dei passaggi più complessi, che la società abbia attraversato dall'Ultima guerra mondiale. Il migranticidio in atto nel Mediterraneo e in numerose parti del pianeta non ha suscitato la ricerca di soluzioni condivise per un fenomeno epocale come l'emigrazione, ma l'esternalizzazione delle frontiere e la criminalizzazione di chi accoglie, mentre i disperati sono respinti nel nulla mediatico.
Eppure a Vicofaro si è svolta verso la cittadinanza anche una forma di educazione all'accoglienza del diverso: basta ricordare solo gli incontri con Pietro Bartolo, il generoso medico di Lampedusa; con Vito Fiorino, il pescatore che nel tragico naufragio del 2-3 ottobre 2013 salvò decine di migranti; Domenico Lucano, il sindaco di Riace che ha fatto di un villaggio abbandonato un santuario di accoglienza; Yolande Mukagasana, l'infaticabile testimone del genocidio del 1994 in Rwanda; tutte iniziative di notevole impatto emotivo e educativo, come la nostra. Un segno tra umanità e disumanità con le realizzazioni pittoriche del pittore autodidatta Ebrima Danso accolto a Vicofaro.
L'esperienza di Vicofaro, nonostante fosse sempre aperta al dialogo, è stata interrotta violentemente nell’estate dello scorso anno dall'operazione militare che i poteri – vescovo, sindaco, Ministero degli Interni – in pieno accordo hanno condotto tra la fine di giugno e il primo luglio nei confronti dei migranti ospitati nelle strutture della chiesa: poliziotti provenienti da varie parti d'Italia in assetto antisommossa li hanno portati via, dopo che tutte le porte erano state chiuse con pannelli per ordine della diocesi (v. Adista Notizie n. 27/25). L'America di Trump che deporta i migranti non è lontana! Questa ferita rimarrà per sempre nella coscienza non solo dei cristiani, ma soprattutto dei veri antirazzisti e democratici.
Solidali con don Massimo Biancalani, che ha resistito anche a costo di rischiare la salute per l’impegno generoso e immane cui non è voluto mai venire meno, affermiamo che Vicofaro continua e resiste non solo a Ramini, dove sono attualmente accolti una cinquantina di migranti, ma nella coscienza di chi sta con i senzavoce, con i senzapotere, con i senzaniente, per un presidio solidale e critico all'interno di una società che si apra a orizzonti di senso e di vera umanità.
* Centro Don Lorenzo Milani di Pistoia
Nella foto un'opera di Ebrima Danso
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