2 giugno: sfilano i cappellani militari, esplode la polemica
Tratto da: Adista Notizie n° 21 del 06/06/2026
42644 ROMA-ADISTA. «Veste talare con stellette, fascia, basco nero con fregio dell’Ordinariato militare e guanti neri». È la “divisa” che, secondo le prescrizioni del vicario generale della diocesi castrense mons. Sergio Siddi inviate in una comunicazione interna riservata, indosseranno i cappellani militari, presenti con un proprio plotoncino alla parata del 2 giugno lungo via dei Fori imperiali.
Arrivati a Roma da una ventina di strutture di tutta Italia – dall’Accademia dell’esercito di Modena all’aeroporto militare di Cameri, dal Comando del IX stormo di Grazzanise all’Accademia navale di Livorno –, dopo alcuni giorni di prove della sfilata all’aeroporto militare di Guidonia, il 2 giugno i preti-soldato verranno ai Fori imperiali per marciare insieme ai loro commilitoni laici. Da un lato fila tutto: essendo inseriti nella struttura militare con i gradi e gli stipendi degli ufficiali – il vescovo che guida l’Ordinariato è generale di corpo d’armata – i cappellani hanno pienamente titolo a sfilare. Ma negli anni precedenti i preti-soldato non erano mai stati visti alla parata. Segnale evidente di una militarizzazione che sempre più coinvolge la società.
C’è poi uno scontro tutto interno all’episcopato. A novembre l’Assemblea generale della Cei ha approvato la nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” in cui per i cappellani si avanza l’ipotesi di «prospettare diverse forme di presenza, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare», ovvero la loro smilitarizzazione (v. Adista Notizie n. 45/25), come da decenni chiedono Pax Christi e le Comunità cristiane di Base. Una nota contestata dal vescovo castrense, mons. Gian Franco Saba, che da par suo rilancia in vari modi la presenza pubblica dei cappellani militari. Con il pieno sostegno del Ministero della Difesa che si fa carico di tutte le spese: ora la parata, pochi mesi fa le celebrazioni dei cento anni dell’Ordinariato (v. Adista Notizie n. 8/26).
Quello delle spese è un altro capitolo. La diocesi castrense costa allo Stato oltre dieci milioni di euro l’anno fra stipendi, pensioni, logistica e addirittura ostie, paramenti e oggetti liturgici da usare nelle caserme (Adista Notizie n. 4/26).
Il Sindacato dei militari «esprime formale e netta opposizione alla partecipazione dei cappellani militari alla parata del 2 giugno 2026, festa della Repubblica italiana. La presenza di sacerdoti in uniforme, con gradi equiparati a quelli di ufficiali e generali, tra i ranghi delle Forze armate in parata rappresenta un anacronismo istituzionale, una contraddizione etica insostenibile e un onere economico ingiustificabile per i contribuenti italiani», si legge in una nota. «Non si tratta di una questione di antipatia verso la fede o verso le funzioni spirituali di assistenza alle persone in servizio. Si tratta di denunciare un sistema di privilegio corporativo che sopravvive per inerzia normativa, in piena contraddizione con il magistero della stessa Chiesa che quei sacerdoti rappresentano».
Il sindacato si rivolge direttamente a papa Leone XIV e alla Cei «affinché le parole del magistero non restino inascoltate nemmeno all'interno delle istituzioni che la Chiesa stessa ha contribuito a costruire. Se il pontefice chiede che le armi vengano deposte e che la pace sia cercata con il dialogo e non con la forza; se papa Francesco ha definito “mercanti di morte” chi sostiene le logiche di guerra e ha ricordato che “la vera pace è solo disarmata”; se la Cei chiede ai cappellani forme di presenza “meno legate alla struttura militare”, allora è tempo che la Chiesa si faccia parte attiva nel promuovere concretamente la smilitarizzazione del proprio clero anche sul piano giuridico e istituzionale».
Sono cinque in particolare le richieste del Sindacato dei militari a Parlamento e governo della Repubblica. La riforma organica del Decreto legislativo 66/2010 nelle parti relative all'Ordinariato militare, con eliminazione dell'equiparazione ai gradi militari e dei relativi privilegi economici e logistici. La separazione dei ruoli, ridefinendo la presenza dei cappellani nelle Forze armate come un servizio di assistenza spirituale volontario e non inquadrato, analogo a quello svolto da altri professionisti dell'accompagnamento psicologico e sociale, senza divisa, senza grado, senza stellette. L’esclusione dalle parate, perché tale presenza trasmette un messaggio di benedizione e legittimazione religiosa della guerra incompatibile con il magistero contemporaneo della Chiesa. La rendicontazione pubblica annuale di tutti i costi a carico del Ministero della difesa per il mantenimento dei cappellani militari. L’apertura di un tavolo istituzionale con il Ministero della difesa, il Parlamento e la Cei per definire entro il 2027 un nuovo modello di assistenza spirituale alle Forze armate, sobrio, laicamente compatibile e finanziariamente trasparente.
*Immagine presa da https://itoldya420.getarchive.net/, immagine originale e licenza
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