Aggressione USA al Venezuela: la società civile italiana tira l'allarme
L’operazione militare statunitense in Venezuela, con la deposizione e la cattura del presidente Nicolás Maduro, ha sicuramente rinvigorito nel popolo venezuelano in tutto il mondo la speranza del superamento in senso democratico di un regime violento, corrotto, inefficiente ed economicamente disastroso. D’altra parte, allargando lo sguardo sulle numerose crisi internazionali, a partire da Ucraina e Medio Oriente, l’iniziativa di Donald Trump sembra voler definitivamente calare una pietra tombale su decenni di multilateralismo, edificato faticosamente mattone dopo mattone dopo la Seconda guerra mondiale, sancendo il primato degli interessi egoistici e della forza bruta sul diritto e sulla cooperazione.
In Italia, associazioni e reti pacifiste, laiche e cattoliche, pur fermamente critiche nei confronti del regime istaurato da Maduro, dicono “no” all’imposizione di un nuovo ordine mondiale dominato da predominio del più forte, arbitrarietà, violazione del diritto internazionale, logica della predazione violenta, riarmo e dissolvimento dei valori che hanno dato vita alle Nazioni Unite e all’Unione Europea.
Il governo Meloni ci mette in pericolo
È del 5 gennaio scorso l’appello firmato da Flavio Lotti (presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace) e Marco Mascia (presidente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università degli Studi di Padova) «per la difesa della legalità e del diritto internazionale». L’attacco militare voluto da Donald Trump al Venezuela certifica che il mondo è ormai governato dalla «orrificante legge del più forte». Quella americana rappresenterebbe, infatti, un’«ennesima sfacciata aggressione alla legalità, al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite», un «atto criminale ed eversivo, politicamente indifendibile e moralmente intollerabile», che va letto alla luce di un più ampio scenario internazionale ormai incrinato e avviato verso «l’abisso della Terza Guerra Mondiale».
I firmatari puntano il dito contro il governo italiano, colpevole di aver definito questa aggressione un «legittimo intervento di natura difensiva», contraddicendo peraltro l’articolo 11 della Costituzione. In questo modo, il governo Meloni «ci mette tutti in pericolo, perché trascina il nostro Paese in un mondo dominato dall’illegalità e dall’arbitrio». Colpevole è anche l’Unione Europea perché, «limitandosi a chiedere “moderazione”» all’alleato statunitense, non fa che alimentare «la politica suicida del doppio standard». In assenza di una condanna netta e ufficiale da parte italiana ed europea, dichiarano Lotti e Mascia, chiunque si sentirà “autorizzato” «ad attaccare o invadere un altro Paese per impadronirsi delle sue risorse o cambiarne il suo governo». Per intenderci, «significa affermare che l’invasione russa dell’Ucraina e il genocidio israeliano di Gaza sono legittimi. Significa accettare il primato dell’unilateralismo sul multilateralismo».
«Gaza, Gerusalemme, Cisgiordania, Ucraina, Libano, Siria, Iraq, Iran, Yemen, Qatar, Nigeria, Sudan, Somalia, Venezuela»: gli autori ribadiscono che «un mondo senza legge, dominato dalla violenza e dal militarismo, dalle guerre e dalla corsa al riarmo, dall’ingiustizia, dalla politica di potenza e dall’impunità è una polveriera destinata a scoppiare e travolgerci tutti. Siamo in grave pericolo! Oggi ad altri, domani a noi. E sarà il disastro per il genere umano».
Per una pace «disarmata e disarmante»
Il 3 gennaio, Pax Christi Italia ha rilanciato il comunicato di Pax Christi International di condanna dell’iniziativa USA, «un affronto alla pace mondiale e una minaccia diretta ai fondamenti della convivenza sovrana tra gli Stati». L’aggressione USA, secondo Pax Christi, «rappresenta un precedente molto pericoloso che rischia di giustificare e legittimare ulteriori violazioni di questo tipo da parte delle forze armate delle nazioni più potenti, precipitandoci in una situazione incontrollata di ingiustizia e violenza».
Nella nota, l’organizzazione globale pacifista «fa appello alla comunità cattolica internazionale affinché accolga i ricorrenti appelli di papa Leone XIV alla nonviolenza e a una pace “disarmata e disarmante” che ripristini l’ordine internazionale e ripristini il ruolo della Carta delle Nazioni Unite e della Proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace».
In chiusura, Pax Christi ribadisce la piena solidarietà con il popolo venezuelano, «nel rispetto dei suoi diritti umani, compreso il diritto a una vita dignitosa per la comunità ora in diaspora».
Logica di dominio e predazione
La Campagna “Rete Stop ReArm Europe” – con oltre 800 organizzazioni europee aderenti, animata in Italia da Arci, coalizione Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci!, Rete italiana Pace e Disarmo, Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia – ha diffuso il 3 gennaio scorso una nota nella quale esprime solidarietà al popolo venezuelano, condanna l’escalation bellica del governo Trump, definendola una «palese e inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli» e «un atto di puro imperialismo», e chiede a Ue e Italia di condannare l’aggressione.
La nota di Stop ReArm Europe condanna «la logica del dominio e della predazione delle risorse energetiche», «la legge della giungla che sostituisce in modo definitivo il diritto internazionale», «l’ennesimo arbitrio dei potenti, con la potenza militare che legittima a intervenire ovunque». E ribadisce che «tutto serve al mondo, tranne che un’altra guerra» e che «solo uscendo dalla logica della guerra e del riarmo si può immaginare un futuro vivibile per l’umanità, fondato su pace, autodeterminazione e democrazia per i popoli».
Dagli USA «aggressività imperialista»
Anche il MIR Italia (Movimento Internazionale della Riconciliazione), con una nota del 4 gennaio, condanna l’ingiustificata e «clamorosa violazione del diritto internazionale da parte del Presidente Trump» e l’«attacco alla sovranità di un Paese vanificando le norme elementari che regolano le relazioni fra gli Stati».
Nella nota, il presidente Ermete Ferraro «esprime preoccupazione per le conseguenze di questo atto di stampo imperialista e denuncia la pericolosità e contagiosità di atteggiamenti arroganti e guerrafondai, che potrebbero provocare ulteriori complicazioni nella già delicata situazione latino-americana».
In risposta alla crisi, il governo italiano ha dichiarato di volersi accertare della sicurezza dei nostri connazionali in Venezuela. Ma questo «non sostituisce una ferma condanna di quanto è avvenuto e l’indispensabile richiamo al rispetto del diritto internazionale, ancora una volta violato dall’arroganza imperialista di Donald Trump».
Ristabilire la forza del diritto internazionale
Anche la Focsiv (Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana) il 4 gennaio esprime «ferma condanna». Secondo la presidente Ivana Borsotto «la scelta dell’uso della forza non può essere accettata»: rivolgiamo «un appello alle istituzioni e alla comunità internazionale, affinché assumano una posizione chiara e un ruolo attivo nel cercare una risposta politica a questa pericolosa escalation, attivando tutti gli strumenti diplomatici e multilaterali possibili».
Non si tratta di difendere un regime autoritario, chiarisce, ma di rifiutare «con altrettanta fermezza la legge del più forte», rilanciando dialogo, cooperazione e rispetto del diritto.
In un video diffuso dall’agenzia DiRE, Borsotto afferma che l’iniziativa USA è la «rappresentazione concreta del cambiamento d’epoca di cui ci parlava papa Francesco», segnato dall’«impotenza del sistema multilaterale» che lascia «campo libero a una logica di blocchi e di militarizzazione dei conflitti». Dopo aver denunciato corruzione, povertà, repressione e migrazioni di massa provocate dal regime venezuelano, la presidente ribadisce «un principio che nessuno può mettere in discussione, e cioè che ogni popolo deve decidere autonomamente il proprio futuro e nessuno può farlo in sua vece». E conclude: «Non è la forza la misura della legittimazione di un’azione». Per questo è «molto preoccupante che i governi europei abbiano ritenuto questo atto come legittimo», perché «senza diritto internazionale, senza istituzioni multilaterali credibili, e senza il rifiuto categorico della guerra come strumento di governo del mondo qualunque condanna delle aggressioni rischia di diventare un puro atto retorico».
Una «deriva di illegalità e sopraffazione»
Duro anche il commento della Segreteria nazionale dell’ANPI, che il 3 gennaio ha parlato di «una intollerabile aggressione che viola ogni norma del diritto internazionale». Secondo l’ANPI l’aggressione statunitense va letta accanto a quella russa in Ucraina, a quella israeliana su Gaza, alle tensioni sull’Iran, agli altri tanti conflitti in corso, nell’ambito di un quadro geopolitico che «può far precipitare il mondo verso una deflagrazione generale». Anche l’ANPI chiede che le istituzioni italiane, europee e internazionali «denuncino e condannino immediatamente gli Stati Uniti e questo spregiudicato uso della forza da parte della sua presidenza, in preda a una sconcertante deriva di illegalità e di sopraffazione».
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