Omicidio Attanasio in RDC: dopo 5 anni, le famiglie delle vittime chiedono verità e giustizia
5 anni fa, il 22 febbraio 2021, l’ambasciatore italiano in Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, insieme al carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e all’autista del World Food Programme (WFP) Mustapha Milambo, venivano uccisi in un agguato al convoglio della missione Onu che li trasportava a nord di Goma (capoluogo della Provincia orientale del Kivu Nord).
In occasione del quinto anniversario dalla scomparsa e delle commemorazioni promosse dal Comune di Limbiate (MB), dove tuttora vive la famiglia dell’ambasciatore, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al sindaco Antonio Domenico Romeo e alla famiglia di Attanasio. Dopo aver espresso «la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari delle vittime e all'intera comunità», Mattarella ha ricordato il «drammatico scenario di crisi che ancora funesta» la RDC, e la missione «esemplare» dell’ambasciatore: «La sua dedizione incarna i nobili ideali dell’Italia repubblicana che guarda al continente africano con spirito di cooperazione e sentimenti di umanità. Il valore dell'impegno quotidiano dei servitori della Repubblica Italiana che, con coraggio e senso del dovere, operano in territori segnati da instabilità e pericoli, si ripropone nella figura di Luca Attanasio e di quanti erano con lui». Il presidente chiude esprimendo l’assoluta certezza «che il sacrificio dell’Ambasciatore Attanasio e di chi lo accompagnava rimarrà patrimonio vivo della memoria collettiva di ciascuno».
Alle commemorazioni, insieme a sindaci locali, parlamentari, rappresentanti regionali, provinciali e militari, c’era anche il segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin, che ha presenziato alla cerimonia di fronte alla tomba monumentale di Attanasio – realizzata dall’amico artista Dario Brevi – e alla messa nella parrocchia di Limbiate che ha frequentato sin da giovanissimo l’ambasciatore. «Luca è stato un giovane strumento di pace, che ha fatto dell’amore la propria vocazione», ha detto Parolin al cimitero di Limbiate. «Raccogliamo la sua eredità per continuare a costruire un mondo dove la pace sia più desiderata della guerra, dove la gentilezza sia più necessaria della violenza, dove la solidarietà sia più efficace del guadagno e del profitto».
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