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Fuori dal Board of Peace!

Fuori dal Board of Peace! "Preti contro il genocidio" scrive alla Banca Mondiale

Una lettera al presidente della Banca Mondiale, il banchiere indiano Ajay Banga, per chiedere all’istituzione internazionale di sospendere ogni partecipazione con il “Board of Peace” di Donald Trump è la nuova iniziativa dei “Preti contro il genocidio”. Dopo le lettere inviate prima ai vescovi Usa (per invocare una presa di posizione evangelica in occasione della prima riunione del Board a Washington il 19 febbraio scorso) e poi al governo italiano (per scongiurarne, invano, la partecipazione), la rete internazionale – che conta circa 2.200 preti, 23 vescovi e 2 cardinali, provenienti da 58 Paesi del mondo – torna a scrivere oggi un testo dal titolo: “Obiezione morale alla partecipazione della Banca Mondiale al cosiddetto ‘Board of Peace’”.

“Preti contro il genocidio” ricorda che oggi «due milioni di palestinesi a Gaza invocano protezione»; che l’organismo privato di Trump, come ha detto il patriarca di Gerusalemme card. Pierbattista Pizzaballa, rappresenta un'iniziativa «colonialista» «che sembra mirata principalmente a proteggere gli interessi delle grandi potenze, senza un reale riconoscimento del popolo palestinese e dei suoi diritti»; che il Board of Peace, secondo la società civile internazionale, «replica modelli di dominazione piuttosto che favorire la giustizia, la riconciliazione o la protezione»; che l’organismo del presidente USA è incompatibile con i principi fondativi delle istituzioni di Bretton Woods, nate nel Dopoguerra, e in particolare con la Banca Mondiale, «fondata per promuovere la ricostruzione e lo sviluppo, ridurre la povertà, sostenere la stabilità economica, far progredire la crescita inclusiva e garantire che lo sviluppo porti benefici a tutti i popoli». In tal senso, la lettera chiede alla Banca Mondiale di non «dare credibilità a un simile organismo», per evitare di «normalizzare pratiche che minano le fondamenta della pace, le norme dei diritti umani, gli impegni etici dello sviluppo e la missione stessa affidata al sistema di Bretton Woods».

Di seguito il testo integrale della lettera, in una nostra traduzione. (g. p.)


Destinatario: Sig. Ajay Banga, Presidente Gruppo Banca Mondiale Washington, D.C.

Oggetto: Obiezione morale alla partecipazione della Banca Mondiale al cosiddetto "Board of Peace"

Caro Presidente,

Le scriviamo come Priests Against Genocide (“Preti contro il genocidio”), una rete internazionale di 2.200 sacerdoti provenienti da 58 Paesi, a cui si sono uniti 23 vescovi, arcivescovi e due cardinali. La nostra vocazione ci obbliga a proteggere la dignità umana, ad accompagnare chi soffre e a parlare con franchezza quando le strutture di potere mettono a rischio delle vite umane. Oggi, mentre due milioni di palestinesi a Gaza ancora invocano protezione, ci sentiamo chiamati ad alzare la nostra voce. Abbiamo già rivolto un appello alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti e al governo italiano in merito al suo coinvolgimento nel cosiddetto "Board of Peace", la cui riunione si è tenuta a Washington il 19 febbraio 2026. Ci rivolgiamo ora direttamente a Lei perché il silenzio di fronte all'ingiustizia tradirebbe la nostra missione pastorale.

Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, ha già espresso profonda preoccupazione, descrivendo il "Board of Peace" come «una iniziativa che sembra mirata principalmente a proteggere gli interessi delle grandi potenze, senza un reale riconoscimento del popolo palestinese e dei suoi diritti». Ha inoltre definito il Board of Peace un progetto colonialista, imposto dall'esterno e lontano dalla realtà vissuta da coloro che ne sono più colpiti. Le sue preoccupazioni fanno eco a quanto hanno già osservato comunità, attori della società civile e operatori umanitari: il "Board of Peace" replica modelli di dominazione invece di favorire la giustizia, la riconciliazione o la protezione.

Ciò solleva profonde questioni sulla compatibilità del "Board of Peace" con la missione delle istituzioni di Bretton Woods. La Banca Mondiale è stata fondata per promuovere la ricostruzione e lo sviluppo, ridurre la povertà, sostenere la stabilità economica, far progredire la crescita inclusiva e garantire che lo sviluppo porti benefici a tutti i popoli. Questi principi presuppongono trasparenza, responsabilità e protagonismo delle comunità interessate. Eppure, il "Board of Peace" si pone in contraddizione con tali impegni.

Nonostante il nome, è associato ad azioni e orientamenti politici che – direttamente o indirettamente – consentiranno o legittimeranno la violenza contro i palestinesi. La sua governance manca di trasparenza, i suoi processi decisionali escludono i soggetti più colpiti e i suoi interventi pianificati non riescono a sostenere la giustizia, la responsabilità o la protezione della vita.

Per un'istituzione globale della statura della Banca Mondiale dare credibilità a un simile organismo rischia di normalizzare pratiche che minano alle fondamenta la pace, le norme dei diritti umani, gli impegni etici allo sviluppo e la missione stessa affidata alle istituzioni di Bretton Woods. Anche una partecipazione mossa da buone intenzioni finisce inavvertitamente per rafforzare una struttura che esclude i palestinesi e perpetua una logica coloniale.

Come clero, sentiamo il dovere di parlare, perché il silenzio equivarrebbe a complicità. Come cittadini del mondo, dobbiamo chiedere conto alle istituzioni quando si allontanano dalla loro missione. Come partner nel perseguimento di un mondo più giusto, facciamo appello alla chiarezza morale.

Esortiamo pertanto rispettosamente la Banca Mondiale a:

- Sospendere la partecipazione al cosiddetto "Board of Peace".

- Riaffermare pubblicamente il proprio impegno nella protezione delle popolazioni a rischio, specialmente dove lo sviluppo e il conflitto si intersecano.

- Interloquire direttamente con la società civile, i leader religiosi e le comunità colpite per garantire che i partenariati riflettano i più alti standard etici e sostengano la sacralità della vita umana.

La Banca Mondiale ha a lungo valorizzato l'inclusione sociale, la trasparenza e il protagonismo delle popolazioni interessate. Questo momento richiede esattamente questo tipo di leadership: coraggiosa, di principio, disposta a sfilarsi da strutture che minano i valori che sosteniamo collettivamente. Come Papa Leone XIV ha ricordato alla comunità internazionale, il diritto umanitario, la cooperazione multilaterale e le Nazioni Unite devono rimanere pilastri essenziali di una pacifica coesistenza globale.

Con rispetto e incrollabile impegno per l'uguaglianza, la giustizia e la pace.

Priests Against Genocide

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