ZeroArmi: online il report su banche e industria militare
Il 24 febbraio scorso è stata pubblicato il rapporto “ZeroArmi 2025”, giunto alla sua seconda edizione, più ricca e ampliata rispetto alla precedente. ZeroArmi è l’unico strumento di valutazione che oggi può offrire una risposta conoscitiva a cittadini e cittadine che si domandano quotidianamente quanto il mondo bancario e finanziario sia coinvolto nell’industria delle armi, soprattutto in un periodo così profondamente segnato da una retorica militarista e dal riarmo a livello globale. ZeroArmi è un progetto di Fondazione Finanza Etica e Rete Italiana Pace Disarmo, «nato per rispondere a una persistente carenza di informazioni pubbliche su un comparto ad alto impatto sociale e politico» e per «rendere più leggibili e comparabili le relazioni tra sistema bancario e industria militare, contribuendo a rafforzare la trasparenza finanziaria e la consapevolezza delle persone risparmiatrici».
Il rapporto 2025 passa al vaglio i 24 più importanti gruppi bancari italiani per flusso di cassa 2023/2024, indagati intorno ai «tre principali ambiti di interazione finanziaria con l’industria degli armamenti» (partecipazioni azionarie, finanziamenti a imprese o programmi militari, servizi finanziari legati a vendita ed export di armi). Dei 24 gruppi si vaglia anche la «disponibilità alla trasparenza e al confronto, considerata fin dall’avvio del progetto un fattore centrale per comprendere il grado effettivo di coinvolgimento degli istituti in un settore caratterizzato da forte opacità informativa». Infine, altro parametro d’analisi sono le «policy adottate dai gruppi bancari sul settore degli armamenti, con particolare attenzione alla chiarezza dei criteri di esclusione, al perimetro di applicazione e ai meccanismi di implementazione».
Questa metodologia d’indagine porta il report a stilare una graduatoria a punti dei 24 gruppi bancari italiani: più è alto il punteggio di sintesi attribuito, più alto è il livello di coinvolgimento oppure più basso è il livello di trasparenza elle pratiche.
«I risultati – si legge nell’abstract del rapporto – delineano un panorama fortemente differenziato: solo un istituto esclude in modo totale e strutturale il comparto militare, mentre una parte delle banche presenta livelli di coinvolgimento minimo. La quota più ampia degli istituti si colloca tuttavia su livelli intermedi, indicativi di un coinvolgimento non centrale ma nemmeno marginale, con alcuni casi di esposizione significativa e un numero più ristretto di banche caratterizzate da un coinvolgimento elevato, prevalentemente gruppi di grandi dimensioni e con ruolo sistemico. In questo contesto, la trasparenza emerge come un elemento decisivo per una corretta lettura dei risultati e per consentire scelte consapevoli da parte di cittadini e risparmiatori».
Per fare nomi e cognomi, il report attribuisce 65.6 punti a Deutsche Bank Italia, 63.8 a Santander Consumer Bank, 52.4 a Unicredit, 49.3 a Intesa San Paolo, 47.3 a CREDEM, 46.5 a Monte dei Paschi di Siena, e poi la classifica scende fino all’ultima posizione occupata, come previsto, da Banca Etica con 0 punti.
I quadro è quello di un settore che non opera in maniera omogenea: alcuni istituti aderiscono semplicemente alla normativa vigente, altri applicano regolamenti interni fondati su più solidi principi etici. Il «divario tra semplice conformità alla legge e investimento responsabile» è notevole e presenta ampi margini di miglioramento.
Oltre a fornire un importante strumento di conoscenza, fondamentale diritto dei risparmiatori per decidere quanto e dove investire i propri risparmi, ZeroArmi consegna agli operatori del settore una lista di “Raccomandazioni” e «individua alcune linee di miglioramento prioritarie per rafforzare la trasparenza e la responsabilità del sistema bancario italiano nel rapporto con il settore degli armamenti». 1) Rafforzare la trasparenza come pratica strutturale; 2) Adottare policy dedicate, chiare e verificabili; 3) Ridurre le aree grigie di coinvolgimento; 4) Rendere stabile il dialogo e l’engagement; 5) Rafforzare il diritto all’informazione delle persone risparmiatrici.
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