Nessun articolo nel carrello

L’identità palestinese

L’identità palestinese

Newsletter n. 49 da Prima Loro del 23 febbraio 2026‌  

Cari amici,

Sono tempi di cattive notizie che vengono da ogni parte del mondo, e adesso ne giunge una inaspettata: l’Autorità nazionale palestinese di Ramallah, presieduta da Abu Mazen, ha pubblicato la proposta di una bozza di Costituzione di un futuro Stato palestinese, se mai si farà, che adotterebbe l’Islam come religione di Stato e farebbe della Sharia, cioè della legge islamica, la fonte principale della legislazione. Non terrebbe conto cioè né del fatto che il popolo palestinese è formato di varie componenti, tra le quali quella cristiana ha un rilievo particolare oltre che essere stata anch’essa protagonista della lotta per dare dignità ed esistenza politica al popolo palestinese, né del fatto che la tradizione del movimento per la liberazione della Palestina, fin dai tempi dell’OLP di Arafat, è sempre stata una tradizione laica e pluralista, e come tale esempio e proposta di un modello politico e statale più avanzato di quello confessionale e teocratico sia dello Stato di Israele che degli Stati arabi e musulmani del Medio Oriente. E tutto il mondo, dal quale si è levata la protesta e l’ondata di solidarietà per il popolo palestinese vittima del genocidio, lo ha fatto anche perché nell’identità palestinese e nel suo legame con la culla delle tre religioni monoteiste professanti lo stesso Dio, ha visto il simbolo e l’anticipazione di una umanità unita nella varietà e nella ricchezza di culture e fedi diverse. La sua riduzione a un’unica radice finirebbe per legittimare proprio la natura monoetnica e religiosa dello Stato di Israele, che è causa della sua violenza, e chiuderebbe la possibilità che l’approdo finale del conflitto israelo-palestinese possa essere non la soluzione a due Stati, ormai anche territorialmente impossibile, ma un unico Stato di popoli riconciliati e accomunati in un ordinamento democratico e pluralista.

Si può anche rilevare una inopportunità del tempo scelto per tale iniziativa, perché essa introduce un dibattito che oggi è fuori della realtà e dirotterebbe l’attenzione dal problema vero che è la vita stessa del popolo palestinese, e lo polarizzerebbe su opzioni contrapposte proprio quando la sua unità, nella lotta per la sua sopravvivenza, è più che mai necessaria. È quello che osserva anche un gruppo ecumenico di cristiani, chiamato “Voce da Gerusalemme per la Giustizia”, che in una lettera ad Abu Mazen respinge l’idea di un referendum costituzionale «in un momento in cui le nostre terre vengono rubate e annesse e la nostra causa nazionale si trova ad affrontare tentativi di liquidazione esistenziale» con il rischio che la disputa costituzionale si risolva in un conflitto identitario a lungo termine. Il Gruppo, di cui fa parte anche l’ex Patriarca Michel Sabah, e i vescovi greco-ortodosso e luterano di Gerusalemme, osserva anche che «la fede, per sua stessa natura, è un atto personale, mentre lo Stato è un'entità giuridica con istituzioni e funzioni volte a servire tutti i suoi cittadini senza discriminazione sulla base di religione o credo. Lo Stato non crede e non può credere, ma è obbligato a proteggere la fede di tutti i suoi cittadini in modo equo. Ciò non contraddice i valori islamici, ma è coerente con essi, come la storia della Palestina, e di Gerusalemme in particolare, testimonia in secoli di convivenza religiosa sotto regimi islamici che riconoscevano il pluralismo e la sua protezione».

Tutto ciò rende più urgente che mai una soluzione della questione palestinese grazie anche alla solidarietà di tutta la comunità internazionale. Viene dunque il momento in cui questa solidarietà deve fare un salto di qualità: non può essere solo quella degli aiuti umanitari, delle manifestazioni di piazza, della Flotilla, deve diventare una solidarietà e cooperazione politica operante perché veramente la tragedia palestinese possa arrivare a una soluzione politica, e il popolo palestinese sia aiutato a trovare la sua strada per vivere in pace in ordinamenti giusti e condivisi, in armonia col popolo ebraico di Israele e gli altri popoli del Medio Oriente. Altro che “Board of Peace” di trumpiana follia!

Un altro popolo negato ed oppresso è quello dei migranti, scacciato da tutti, dall’America all’Europa, e negli ultimi giorni travolto più che mai dalla furia del Mediterraneo e dalla complicità omicida dei governi degli Stati rivieraschi. E qui si è accesa una luce, ed è l’accoglienza loro offerta dalla Spagna, espressa in questo esemplare articolo del premier https://www.primaloro.com/2026/02/23/una-lezione-della-spagna-a-tutto-loccidente/ che pubblichiamo nel sito. Pubblichiamo anche un desolato bilancio della cosiddetta tregua di Gaza https://www.primaloro.com/2026/02/23/a-gaza-il-genocidio-non-si-e-fermato/, steso da uno scrittore palestinese, Refaat Ibrahim.

*Immagine generata con IA

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.