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Per il diritto a un'informazione libera: Lettera alla Commissione parlamentare vigilanza dei servizi radiotelevisivi

Per il diritto a un'informazione libera: Lettera alla Commissione parlamentare vigilanza dei servizi radiotelevisivi

Maurizio Bolognetti (giornalista, segretario di Radicali Lucani, al 5° giorno di sciopero della sete per la libertà di stampa)

e p.c.

Ai membri della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e ad ogni parlamentare italiano che intenda ancora ricordarsi che siede in Parlamento perché c'è ancora la Costituzione e non perché lo ha collocato lì una segreteria di partito o una lobby di notabilato e di benpensanti.

Il fatto che l'informazione in Italia sia sotto il controllo dei poteri, cinici e indifferenti, appare evidente quanto noto. Che essa però escluda ogni forma di pensiero critico, e addirittura neghi anche l'esistenza di persone e problemi gravissimi pensavamo di averlo letto in 1984 di George Orwell, un romanzo erroneamente catalogato nella letteratura di fantascienza. Ma ora è ben certo che la realtà sopravanza di molto l’immaginazione, chi non si adegua all’informazione a servizio dei padroni del vapore deve essere vaporizzato, cioè cancellato, cancellata perfino ogni traccia della sua esistenza come nel Ministero della Verità era condannato a fare ogni giorno Winston Smith. Infatti, oggi la protervia di certo giornalismo da allevamento di batteria, come quello di non poche sedi regionali RAI, è imperante e il disimpegno della quasi totalità dei parlamentari per il funzionamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi impensabile. Eppure vi è un presidente, 2 vicepresidenti, 2 segretari che dovrebbero godere di una integrazione economica per far parte di una commissione che di fatto da più di 500 giorni non si riunisce. È incredibile che chi ha mostrato tanta solerzia e vacua baldanza per ridurre il numero dei parlamentari, agitando l’ingannevole bandiera di un risparmio decisivo per la Nazione, oggi taccia di fronte a questa come ad altre inadempienze del Parlamento. Di grazia volete spigare ai cittadini perché una Commissione parlamentare non lavora?

Contro questa inerzia ti batti da anni tu, caro Maurizio, che metti a rischio la tua vita per ottenere attenzione, non su di te ma sui problemi gravissimi e urgenti che sollevi: diritto all’informazione e alla conoscenza.

Allora ti chiedo ancora una volta, in nome della stima mia e di altri amici, di sospendere ogni genere di sciopero e astensione da acqua e cibo. Gli interlocutori non hanno mostrato e non mostrano alcun interesse per la vita umana; hanno votato e votano a cuor leggero leggi che favoriscono il trattenimento di migranti in strutture para-carcerarie, la deportazione in Libia o in Albania, la carcerazione in prigioni inadeguate alla dignità umana per sovraffollamento, igiene, possibilità di esercitare diritti, non si occupano del lavoro schiavistico, del caporalato, degli oltre 1000 morti sul lavoro ogni anno, del fatto che un uomo possa morire di freddo a -13 gradi per fare la guardia di notte ad un cantiere per uno spettacolo sportivo o una donna possa morire di fatica in una campagna nella raccolta dell’uva a +50 gradi per 27 euro. Questi tuoi interlocutori non meritano sacrifici personali che per loro, sazi, sono incomprensibili. Uno sciopero della sete o della fame necessita e presuppone un confronto, anche dialettico, ma tra pari, tra pari almeno moralmente. Ma qui l'abisso è infinito. Diciamo che sono parlamentari distratti, distratti dai sondaggi, dalla cura del proprio futuro, da un orizzonte tanto ristretto da fargli sfuggire il primato della libertà e della conoscenza.

Allora non resta che tornare a idratarsi e alimentarsi per stabilire insieme strategie pacifiche e nonviolente per costringerli a ricordarsi del mandato ricevuto, degli obblighi che hanno assunto dinnanzi al popolo e, se non fosse esagerato ricordarlo, nei confronti della propria coscienza. Verrò presto a trovarti per decidere come agire. Il diritto sociale all’informazione oggi in Italia è di fatto negato. Occorrerebbe tornare a quanto la Costituzione, finora invano, ci suggerisce. Anzi direi meglio: ci impone.

11 gennaio 2026

Sergio Tanzarella, già deputato della XII Legislatura e ordinario di Storia della Chiesa presso la Pontificia Teologica dell’Italia Meridionale

sergiotanzarella@storiadelcristianesimo.it

* Foto di Markus Winkler su Unsplash

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