Mediterranea: i nostri attivisti spiati dai servizi segreti per 5 anni, vorremmo fare noi qualche domanda alla premier Meloni
ROMA-ADISTA. «Nella “due diligence” condotta tra governo e Paragon Solutions, e che poi ha portato alla conferma della rescissione unilaterale già attuata da Paragon per “violazione della policy che vieta l’uso contro attivisti e giornalisti”, rientrano anche i nostri casi (gli unici ufficialmente ammessi dalla relazione del Copasir)», denuncia la ong Mediterranesa Saving Humans. «Quali sono le motivazioni che hanno portato il sottosegretario Mantovano, a nome del governo e di Giorgia Meloni, a decidere di colpire con il software militare Graphite di Paragon, attivisti già sottoposti dal 2019 e ininterrottamente, a spionaggio dei servizi interni ed esteri attraverso altri mezzi? La legge che regola le attività di intercettazione preventiva, limita il suo uso a periodi brevi di tempo, prorogabili ma certo non per cinque anni consecutivi senza interruzioni. Cosa risponde Meloni su questo? Perché attivisti per i diritti umani, che svolgono in pubblico le loro iniziative attraverso una associazione riconosciuta e legalmente registrata, sono considerati “minaccia alla sicurezza nazionale”? La legge prevede la distruzione dopo un periodo di tempo di tutto il materiale raccolto con intercettazioni preventive dai servizi segreti. Là Meloni e il governo possono fornire prove di questo? I dossier dello spionaggio sugli attivisti e’ stato condiviso con servizi di intelligence di altri paesi? Risulta alla premier Meloni una condivisione “ nel quadro dei trattati di cooperazione giudiziaria” con uomini delle milizie libiche? I dati raccolti sono tuttora nella disponibilità dei server di Paragon solutions che forniva il software in cloud attraverso due contratti con l’Italia?
Siamo certi che come ha fatto in conferenza stampa, non risponderà. Ma è un promemoria, perché questi punti li abbiamo sottoposti anche alle Procure della Repubblica che stanno indagando. Prima o poi magari dovrà rispondere a loro».
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