Adista perché
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 4 del 31/01/2026
«Ma Adista è importantissima!»: ecco la reazione di una cara amica, conosciuta trent’anni fa grazie al comune interesse contro le ingiustizie Nord-Sud, per la pace, per l’ecologia politica, i diritti, i doveri... Le avevo detto, semplicemente: «Vorrei riassumere il ruolo di Adista nel futuro prossimo».
L’associazione Officina Adista, che promuove la testata, si autodefinisce sul sito «un piccolo cantiere per la costruzione di alternative». E siccome papa Leone XIV contrappone all’industria della guerra l’artigianato della pace, eccone qui un laboratorio. Sotto forma di organo di informazione. Nato nel lontano 1967.
Nella sede di via Acciaioli a Roma, il collettivo redazionale di Adista (acronimo di Agenzia Di Informazioni STAmpa), alveare di api operose, scova documenti ed esplora nuove linee. Elabora riflessioni e riporta dibattiti. Mette insieme informazione e ricerca. Spazia senza confini: dall’universo teologico e cosmologico (con tanti sguardi altri sulle cose ultime e sul rapporto fra scienza, teologia e mistica) alle relazioni internazionali (guerre e pace – e tutto il resto); dalle realtà cristiane di base (e del dissenso) alle nuove teologie (ed eco-teologie); dalla giustizia ambientale (con le sue mille declinazioni) alla solidarietà (contro ogni nazionalismo e privilegio).
Molti scritti di questa miniera – verde, beninteso! – che si chiama Adista sono consultabili sul sito gratuitamente. Ma gli abbonamenti cartacei e/o digitali sono necessari per la sopravvivenza del progetto. Ogni settimana Adista pubblica due fascicoli: uno di notizie (Adista Notizie, di colore blu) e un secondo di documenta zione (Adista Documenti, di colore verde) che si alterna a uno di approfondimento e di riflessioni (Adista Segni nuovi, di colore arancione). Il servizio online di informazione è quotidiano. Importanti inoltre i numeri monografici, fortunatamente talvolta sostenuti dall’Otto per mille della Chiesa valdese e di quella luterana.
Adista, organo di in-form-azione: il suo ruolo e senso è, anche, offrire strumenti per un agire possibile ma difficile, in tempi sempre più complicati. Una lettura critica della realtà è il primo, indispensabile passo. E la documentazione che questa piccola cooperativa riesce a offrire mi pare un’opportunità da cogliere.
Ecco un esempio piuttosto recente. Il numero 39, dell’8 novembre 2025, dedica ben 6 pagine a un testo, ricco di note, redatto dalla Rete Insieme per la pace in Congo (Ipc). Con il titolo «Dove sta andando il Congo?», vengono inquadrati e riassunti fatti, cause, attori, complici, vittime, conseguenze di una guerra di trent’anni, sostanzialmente condotta per l’accaparramento delle risorse minerarie. Il conflitto sta martoriando intere popolazioni e anche aree di biosfera importantissime. Questa realtà deve arrivare, in forma leggibile ma completa, anche fra le mani e sotto gli occhi di istituzioni e media. Per un’assunzione di responsabilità.
Fra i tanti documenti-strumenti per l’azione ricordo anche «Ma quale pace? 5 passi di strategia nonviolenta per uscire dalla guerra in Ucraina», a cura del Movimento nonviolento, sempre dell’anno 2025. O la dichiarazione integrale del Vertice dei popoli alla fine della Cop30 sul clima. Altrettanti riferimenti e leve per agire, coinvolgere, interpellare.
Adista è un riferimento anche per l’affidabilità delle notizie che offre. L’impostazione è certo quella della denuncia, e in parallelo del solution journalism, o giornalismo delle soluzioni (per la serie: «Saggezze del mondo mostratevi, unitevi, copiatevi!»). Il suo parente stretto è il – mai abbastanza praticato – giornalismo di pace. Che si coltiva anche cercando di smentire la propaganda bellica, quella che viaggia vestita di menzogne, necessarie a «giustificare» interventi militari. In guerra, la verità subisce un collasso. E pochi sono gli organi di informazione affidabili.
Ma oggi Adista, cooperativa senza padroni se non i suoi lettori e abbonati, sta vivendo una dolorosa crisi economica. Come e più di altri nel campo dell'editoria, perché è una piccola cooperativa libera, nelle sole mani dei suoi lavoratori e dei suoi lettori e abbonati.
E dunque che fare? Azzardo piccole proposte, rivolte alla comunità di chi legge e di chi collabora. Intanto, sottoscrivere, rinnovare, regalare l’abbonamento online o cartaceo. Magari destinare all’«associazione Officina Adista» il 5 per mille nella dichiarazione dei redditi. Un’altra opportunità: acquistare tramite Adista i libri che ci interessano e che vengono promossi sulle copertine dei fascicoli.
E poi: siccome gli approfondimenti offerti possono permettere a istituzioni, politici, studiosi, attivisti, studenti di far meglio il proprio lavoro, facciamo in modo che questi soggetti arrivino a leggerli. Tentare non nuoce. Ed è anche economico. I singoli fascicoli cartacei costano solo 2 euro, più costi di spedizione: rendiamoli un regalo mirato, utile a chi li riceve e al tempo stesso a questa officina artigiana della pace! Scriviamo a: abbonamenti@adista.it e ci diranno come fare. Ricordiamoci che «Adista è importantissima».
Marinella Correggia è autrice e giornalista, ecopacifista, volontaria per la giustizia internazionale, collaboratrice de “il manifesto”
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
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