Aldo Antonelli, il "prete freelance" che predicava il pensiero critico
Basta cercare il nome di Aldo Antonelli sul motore di ricerca del sito di Adista per avere un’idea della costanza, del rigore, della profonda coscienza civile ed ecclesiale che animava l’impegno da lui profuso durante tutta la sua vita. Il primo documento che compare sul nostro sito è del 1976. Don Aldo, allora giovane prete ad Avezzano, aveva sottoscritto insieme a tanti preti e religiosi di tutta Italia una lettera in sostegno a quel gruppo di personalità del mondo ecclesiale (tra essi Mario Gozzini, Raniero La Valle, Piero Pratesi, Paolo Brezzi, Massimo Toschi) che avevano deciso di presentarsi come indipendenti nelle liste del Partito Comunista Italiano, rompendo in maniera plastica e clamorosa il “dogma” dell’unità dei cattolici nella Democrazia Cristiana. Da allora don Aldo, che nel 1974 aveva fatto campagna elettorale a sostegno del divorzio, ha continuato a spendere il suo nome e la sua voce in ogni iniziativa che riguardasse i temi della pace e della giustizia sociale; e a condannare con coraggio (è sempre stato prete, quindi sottoposto all’autorità del vescovo diocesano e del Vaticano) ogni forma di connivenza della Chiesa Italiana con il potere politico ed economico e ogni arretramento teologico e pastorale nei confronti del dettato conciliare.
Scorrendo le pagine del nostro archivio troviamo sue riflessioni, o la sua firma in calce a documenti e appelli collettivi, su questioni diversissime: si è battuto contro la logica della guerra che schiaccia il diritto internazionale (Iraq, Afghanistan, Palestina, solo per citare alcuni degli scenari sui quali ha preso posizione); ha denunciato il sistema di finanziamento alle Chiese dell’8 per mille; si è espresso contro l’esenzione degli immobili ecclesiastici dal pagamento dell’Ici; ha criticato la mancanza di “laicità” nel modo con cui i media italiani raccontavano la Chiesa istituzionale, i papi, il Vaticano; si è frontalmente e ripetutamente opposto alla linea del card. Camillo Ruini, che aveva voluto allineare l’episcopato italiano alle politiche di centro-destra; si è impegnato a favore della fecondazione assistita, del riconoscimento del ruolo di donne e laici nella Chiesa; si è speso per i diritti dei gay e delle minoranze; fu uno dei 41 tra preti e religiosi che nel 2009 firmarono il clamoroso Appello «per la libertà sul fine-vita», che decise anche di presentare e difendere personalmente, in un affollato incontro a Roma, organizzato da Adista e MicroMega; fu anche tra le voci più critiche nella Chiesa rispetto alla condotta personale e politica dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma fu anche un oppositore della riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi; contestò le politiche del governo giallo-verde guidato da Giuseppe Conte; fu un critico instancabile di ogni attacco, da destra e da sinistra, alla Costituzione e ai diritti sociali e del lavoro.
Un tempo si sarebbe detto “prete di frontiera”; ma don Aldo – 83 anni, da tempo gravemente malato, morto a Roma il 2 marzo scorso – è stato soprattutto un credente perché pensante, un prete sempre autonomo, in nome della sovranità della coscienza, nelle sue valutazioni ecclesiali, nelle sue scelte pubbliche e in campo politico, profondamente radicato nella vita e nelle istanze della sua comunità parrocchiale, senza mai rinunciare al diritto dovere di intervenire nel dibattito pubblico nazionale; e a contribuire a formare una opinione pubblica cattolica adulta e consapevole. Anche in questo senso, per anni, è stato il referente per l’Abruzzo di Libera, cercando di dare un contributo anche sui temi della legalità e della lotta alle mafie.
Nato nel 1942 a Villa San Sebastiano (Aq), aveva probabilmente respirato sin dalla nascita l’aria dell’anticonformismo e della disobbedienza, oltre che la vocazione al dialogo. Proprio a Villa San Sebastiano, infatti, nel 1931 era accaduto all’interno della comunità cattolica del paese un fatto a suo modo storico. Per protestare contro l’allontanamento, da parte del vescovo di Avezzano Pio Marcello Bagnoli, del parroco Bernardino Mastroianni un gruppo di villesi passò armi e bagagli alla Chiesa evangelica metodista. Il vescovo pensava che sarebbe bastato l’intervento del prefetto, da lui sollecitato, di proibire ai pastori evangelici di accedere al paese, per far rientrare la protesta. Ma non fu così. E Villa san Sebastiano resta tutt’oggi la più numerosa delle tre comunità evangeliche esistenti in Abruzzo. Dove cattolici e protestanti convivono hanno costruito un originale laboratorio di confronto ecumenico.
Don Aldo è stato ordinato prete nel 1968. Come presbitero aveva trascorso alcuni anni come viceparroco in Cattedrale ad Avezzano, e poi come parroco a Poggio Filippo, legando però il suo ministero in modo particolare alla comunità di Antrosano, frazione di Avezzano, dove è stato parroco per quasi trent’anni della parrocchia di Santa Croce, fino alle sue dimissioni, nel 2014. Per chi lo conosceva è stato un punto di riferimento culturale e spirituale. Amava definirsi “prete freelance”, con una espressione che rendeva bene il suo essere integralmente prete, ma anche radicalmente fuori dai rigidi schemi della gerarchia.
Aveva pazientemente raccolto e catalgato, negli anni, un grande archivio di ritagli di riviste e giornale, di interventi e riflessioni. Amava molto, infatti, prendere spunto da tutto ciò che l’arte, la filosofia, la politica, la teologia poteva ispirare. Da questa sua certosina attività era nato nel 2020 un libro, il Dizionario alternativo (edito da Gabrielli), in cui, attraverso la lettura delle voci del dizionario emerge in controluce il percorso umano, ecclesiale, politico e culturale di don Aldo, che si incrocia con le riflessioni di figure come quelle di p. Balducci, Marx, Panikkar, Levinas, Gramsci, Bonhoeffer, Congar, Zagrebelsky, Illich, Bauman, Terzani, Mazzolari e tante altre, che componevano una pluralità di voci e di punti di vista, di letture e sfumature all’interno di una prospettiva unitaria, che ha innervato tutta la vita e l’impegno di don Aldo: quella dell’approfondimento critico, funzionale alla presa di coscienza e all’assunzione di responsabilità in ordine al riscatto degli ultimi e della realizzazione di un sistema di relazioni improntato alla giustizia sociale. (valerio gigante)
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